Giovani ed enti locali. Grande partecipazione al webinar promosso da Avviso Pubblico, Fisu e Regione Veneto

Più di un centinaio tra assessori, consiglieri, esponenti di enti e di associazioni del terzo settore, in rappresentanza di diverse zone d’Italia, hanno partecipato lunedì 7 aprile dalle ore 11 fino alle 13 al webinar “Giovani, disagio e criminalità: quali politiche degli enti locali”, organizzato da Avviso Pubblico nell’ambito del progetto AP- profondimenti in collaborazione con il FISU e con la Regione del Veneto.

Sin dall’introduzione, il professor Roberto Cornelli, docente di criminologia dell’Università di Milano, coordinatore dell’intero webinar, ha ribadito l’intento dell’incontro: “aprire un confronto sul tema del rapporto tra questione giovanile e politiche degli enti locali, scevro da pregiudizi e da allarmismi, teso ad affrontare la complessità del tema in maniera consapevole ed efficace.

Da qui la necessità di raccogliere più spunti possibili tratti da analisi e studi, ma soprattutto dalle diverse progettualità attive o in costruzione in vari contesti, a partire da quelle coinvolte nel webinar odierno.

Improntati alla massima concretezza di vedute e di prospettiva anche i saluti iniziali. Alessandra Camporota, vicepresidente del FISU, Assessora alla Sicurezza e Polizia Locale del Comune di Modena ha riportato quanto tratto dalla sua precedente esperienza come Prefetto e dall’attuale come amministratrice, confermando la centralità della questione da seguire in un percorso che veda coinvolti tutti i diversi soggetti interessati a partire dai giovani.

Il metodo sarà determinante per disegnare il futuro delle nostre comunità, evitando modalità di attenzione proprie di un talk show nel quale le problematiche vengono strumentalizzate e trattate con superficialità, limitandosi ad una visione securitaria. Si deve invece puntare ad un confronto tra le diverse esperienze agite in vari ambiti dall’Università ai singoli contesti territoriali per saldare nuove e proficue alleanze.”

Di un approccio diverso alla questione giovanile in una rete nella quale gli enti locali abbiano una posizione centrale, ha parlato Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico.

“Lo sguardo delle amministrazioni è fondamentale perché stretto tra la percezione e la pratica. Sul tema dei giovani c’è una narrazione che spesso schiaccia le scelte politiche anche degli enti locali verso un approccio securitario che guarda solo nell’ottica dell’emergenza, mentre serve costruire modelli più articolati e complessi. C’è bisogno di elaborare strategie e strumenti, linguaggi e azioni che pongano al centro i giovani non in maniera giudicante, ma propositiva, in grado di restituire una reale condizione di sicurezza per tutti. Avviso Pubblico, mettendo in rete le diverse esperienze attive nei territori e fornendo, attraverso il lavoro del comitato scientifico con AP- profondimenti, analisi e studi sul tema, farà la sua parte per supportare gli enti locali nel percorso di conoscenza, consapevolezza ed elaborazione politica.”

Francesca Zottis, Presidente Osservatorio regionale del Veneto per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza, ha raccolto la suggestione e rilanciato ponendo l’accento sull’impegno concreto posto in tal senso dalla sua Regione. “Lavoriamo per creare spazi di libertà per i giovani dove possano comprendere l’importanza del rispetto di sé stessi che si lega a quello per gli altri. Costruiamo relazioni tra istituzioni e società per una lettura integrata che aiuti ad affermare l’identità dei singoli nell’identità di gruppo.”

A supportare visioni e intenzioni, sono arrivati i dati concreti della ricerca sul campo condotta dalla professoressa Stefania Crocitti del Dipartimento di Scienze Giuridiche Università di Bologna. Partendo dagli articoli di cronaca, passando alle rilevazioni sulle denunce a carico dei minorenni dell’ISTAT e delle forze di polizia, del Centro per la giustizia minorile dell’Emilia-Romagna e delle Marche fino alle interviste dirette a ragazze e ragazzi nelle città di Modena, Reggio Emilia, Parma e Cento (ricerca ancora in corso) si è giunti a risultati che sconfessano la lettura dominante circa la presenza di bande giovanili deviate che commettono illegalità nel territorio.

La professoressa Crocitti ha sintetizzato quanto emerso incrociando dati ufficiali e testimonianze dirette, a dimostrazione di quanto sia fondamentale un lavoro integrato anche per conoscere i fenomeni che coinvolgono i giovani. Le conclusioni del suo intervento hanno costituito un ulteriore spunto per supportare le politiche delle amministrazioni locali.

È necessaria una rilettura della socialità, della devianza e della violenza: non semplificata, non decontestualizzata rispetto alle dinamiche della società. Essa aiuta a leggere in maniera reale le questioni relative alla devianza giovanile che avviene all’interno del gruppo, ma non è di gruppo ed ha come causa scatenante una ricerca di visibilità e di attenzione. Se le istituzioni stanno vicine, aumenta la possibilità che queste realtà diventino un punto di riferimento positivo per la crescita, ma se le istituzioni escludono e isolano, non si farà altro che stimolare, sottolineare e rinforzare i comportamenti devianti. Per costruire una relazione che riporti ad una maggiore serenità e sicurezza bisogna rimuovere lo stigma di partenza che è stato posto sui ragazzi in modo che non sia esso a definirli o a spingerli verso questa definizione.”

La ricostruzione di relazioni reali e alla pari nelle quali i giovani si sentano ascoltati nelle loro esigenze e supportati per realizzare i loro progetti di vita è lo scopo che da anni perseguono coloro che hanno raccontato le esperienze concrete da condividere come buone prassi.

Elena De Filippo presidente della Cooperativa DEDALUS ha riassunto brevemente ma in maniera approfondita l’attività decennale della sua organizzazione, svolta nel contesto di Napoli, in particolare nell’area della stazione centrale della città.

Qui i ragazzi nascono e crescono con minori opportunità rispetto ai loro coetanei nati e cresciuti altrove. Lavoro minorile, assenza di figure genitoriali di riferimento, abbandono scolastico, matrimoni e gravidanze precoci, forte capacità attrattiva da parte delle organizzazioni criminali. Problematiche antiche a cui se ne sono aggiunte di nuove provenienti da insediamenti stranieri recenti che non hanno portato a contrasti evidenti, ma posto altre questioni a cui dover rispondere. Noi abbiamo creato un centro che punta sulla bellezza già dall’aspetto con cui accoglie ragazzi, disabituati al bello: qui cerchiamo di supportare i loro bisogni ma anche di incentivare la loro creatività. C’è bisogno di ripensare anche l’urbanistica delle città proprio per fornire spazi ai giovani dove potersi esprimere. È un lavoro lungo, lo sappiamo bene: noi ci dedichiamo ad ogni ragazzo, guardando alla storia specifica sua e della sua famiglia. Ottenuta la fiducia, però, si possono costruire prospettive durature e resistenti come il progetto di rigenerazione urbana al centro della Stazione nel quale siamo coinvolti insieme al Comune di Napoli e altri 38 enti.

Di progetti concreti per venire incontro alle fragilità e allo stesso tempo supportare le peculiarità dei ragazzi, ha parlato Simona Rotondi¸ vicecoordinatrice delle attività istituzionali di Con i Bambini, ente che dal 2016 si occupa della gestione del Fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa. Partendo da dati che evidenziano il forte ritardo del nostro paese nel raggiungere gli standard di alfabetizzazione richiesti dal Consiglio europeo, analizzati in maniera in multifattoriale, Rotondi ha presentato alcune delle numerose progettualità portate avanti insieme agli enti locali, alle Fondazioni e alle Casse di Risparmio.

Sono 730 i progetti attivi, nei quali è evidente la centralità degli enti locali soprattutto nella costruzione di una comunità educante fondamentale. Abbiamo in corso “Organizzare le speranze” un progetto che coinvolge 15 comuni del nostro paese nello sviluppo di azioni rivolte a bambini, ragazzi e famiglie, mentre abbiamo appena presentato i 50 progetti legati al bando “Ben’essere” dedicati alla salute mentale: 20 al nord, 11 al centro, 20 al sud che verranno realizzati grazie alla sinergia con tutti i soggetti coinvolti nei territori.”

Investimenti cospicui per progettualità necessarie di cui è importante conoscere e condividere obiettivi e scopi raggiunti. La rete delle esperienze genera la possibilità di replicare buone prassi adattandole ai diversi contesti. Come quella sperimentata a Vimodrone, dall’amministrazione locale insieme alla comunità Kairos. L’ha raccontata Daniele Brattoli, mediatore esperto in programmi di giustizia riparativa.

Abbiamo percepito il cambiamento del clima da parte della comunità del paese rispetto agli ospiti del nostro centro. Fino a pochi anni fa non c’era la divisione tra i ragazzi che vivevano qui e i coetanei nati e cresciuti a Vimodrone, uscivano insieme, condividevano spazi e abitudini. Quando abbiamo cominciato ad accogliere un maggior numero di minori stranieri non accompagnati, provenienti da contesti ed esperienze di vita così differenti da quelle locali, si sono diffuse le prime manifestazioni di diffidenza e si è creata la spaccatura che ha portato a definire i ragazzi della comunità con un’accezione di pericolo per il resto della comunità. Abbiamo deciso, in accordo con il comune, di ascoltare le opinioni, di confrontare pareri sulle possibili soluzioni e sono emersi due progetti di incontro e conoscenza reciproca. Con uno abbiamo coinvolto i ragazzi del centro nel lavoro degli orti cittadini insieme agli anziani del posto, con un altro li portiamo nelle scuole a raccontare nella loro lingua madre favole e storie ai bambini di Vimodrone. Il clima non potrà tornare inevitabilmente lo stesso del passato, ma adattato alle nuove complessità, può essere sereno.”

Dalla teoria alla pratica, il webinar ha cercato di fornire spunti e riflessioni a cui seguiranno altri momenti di incontro e confronto perché come ha concluso il professor Cornelli: “è dalla conoscenza reciproca e dal dialogo che si possono capire i fenomeni e realizzare le azioni necessarie che con serenità, senza inutili allarmismi, rispondano realmente alle esigenze di tutti ii soggetti coinvolti, a partire dai giovani.”

Per rivedere il webinar clicca qui

*L’immagine digitale tratta dal sito web di Openpolis

Condividi