La contraffazione della mozzarella di bufala: relazione della commissione di inchiesta parlamentare

Premessa. La Commissione parlamentare sulla contraffazione ha svolto numerose audizioni  con rappresentati delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria ed esperti sul tema della contraffazione della mozzarella di bufala (leggi questa scheda). Il 23 settembre 2015 la Commissione ha approvato una relazione sulle misure di contrasto della contraffazione in questo settore, qui di seguito sintetizzata (doc. XXII – bis n. 5). L’Assemblea della Camera ha avviato la discussione su questo tema il 23 maggio 2016.

Contesto generale di riferimento. I formaggi rappresentano una quota assai consistente del comparto delle DOP (Denominazione Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta): la relazione effettua una ricognizione delle caratteristiche della produzione della mozzarella di bufala ed analizza i problemi esistenti tra i diversi soggetti della filiera (con particolare riferimento alla situazione di grave difficoltà in cui versano gli allevatori per l’imposizione di prezzi del latte molto bassi e non remunerativi da parte dell’industria), della normativa di settore (con i numerosi provvedimenti volti ad intensificare i controlli nelle diverse fasi della produzione e a garantire la tracciabilità) e delle difficoltà che si registrano nella protezione dei marchi DOP.

Le diverse tipologie di frode e contraffazione. Le indagini effettuate dalle forze dell’ordine hanno portato alla luce molti casi di illeciti, con conseguenze anche per la salute dei consumatori, che compromettono la qualità della mozzarella attraverso l’impiego di cagliate congelate o provenienti dall’estero, importato a basso costo ovvero di latte in polvere e di latte vaccino; altre inchieste hanno evidenziato l’utilizzo di dosi massicce di vaccino al fine di mascherare casi di brucellosi ed il conseguente abbattimento di capi di bestiame nonchè la somministrazione sugli animali di ormoni della crescita vietati; molto rilevante anche la messa in circolazione di confezioni di mozzarella che violano i marchi DOP o recano indicazioni false sull’origine dei prodotti ovvero contenenti immagini e scritte volte ad attribuire l’italianità dei luoghi di origine della materia prima o degli stabilimenti di produzione.

Le proposte della Commissione. La relazione analizza innanzitutto le linee direttrici per un corretto sviluppo del settore. A tale proposito appare essenziale preservare l’”artigianalità” che caratterizza da sempre il comparto, incentivando i piccoli laboratori (che rischiano di soccombere al confronto della grande produzione) e garantire prezzi adeguati per gli allevatori;  inoltre occorre conciliare l’esigenza di crescita della produzione con quella di valorizzare la qualità del prodotto, che rappresenta la vera forza del settore.

Per quanto riguarda le proposte concrete, la relazione evidenzia l’opportunità di una destagionalizzazione delle lattazione delle bufale, al fine di incrementare la produzione di latte nei periodi di maggiore richiesta (e limitando così al massimo le importazioni); viene poi sollecitata una riflessione sul controverso tema della modifica del disciplinare, in particolare per quello che riguarda il vincolo delle 60 ore dalla mungitura per l’impiego del latte bufalino ai fini della preparazione della mozzarella.

Centrale appare la piena implementazione della tracciabilità del latte bufalino (che va resa obbligatoria anche attraverso la previsione di sanzioni, in modo da garantire una perfetta conoscenza della reale capacità produttiva del comparto) e la revisione del sistema dei controlli (attualmente caratterizzato da un conflitto di interesse in quanto l’ente delegato ai controlli è finanziato dagli stessi produttori). Va poi realizzato un maggior coinvolgimento dei consumatori attraverso campagne informative, mirate ad accrescere la  consapevolezza sui rischi per la salute derivanti dalla contraffazione, ed il miglioramento delle etichettature. Per una tutela effettiva dei prodotti DOP appare in ogni caso indispensabile una revisione complessiva della normativa penale (leggi questa scheda).

La discussione in Assemblea. L’Aula della Camera ha discusso la relazione nelle sedute del 23 maggio 2016 e del 22 giugno 2016, approvando al termine due risoluzioni, riportate qui in allegato.

 

All.to Risoluzioni approvate dall’Assemblea della Camera il 22 giugno 2016

Risoluzione 6-00246 (Testo modificato nel corso della seduta) Russo, Catania, Cenni, Garofalo, Fantinati, Mongiello, Senaldi.

La Camera,
esaminata la Relazione sulla contraffazione nel settore della mozzarella di bufala campana (Doc. XXII-bis, n. 5), approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo nella seduta del 23 settembre 2015;
premesso che:
la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo ha scelto di approfondire il tema della contraffazione nel settore della mozzarella di bufala campana in quanto nel comparto agroalimentare italiano tale produzione riveste una notevole rilevanza per le caratteristiche di eccellenza di tale produzione, che fenomeni di contraffazione e frode possono seriamente compromettere;
dalla Relazione emergerebbero criticità nel rispetto del disciplinare della mozzarella di bufala campana DOP, nonché imitazioni ed indebiti utilizzi della denominazione medesima;
la successione di normative, che hanno prima introdotto il principio della separazione degli stabilimenti per la lavorazione della mozzarella di bufala da quelli per la lavorazione di latte non bufalino, per poi abrogarlo, adottando la sola separazione dei locali e la tracciabilità delle lavorazioni, ha determinato talune difficoltà;
il sistema di controllo previsto dai Regg. Ce n. 882/04 e 1151/12 stabilisce che la verifica del rispetto dei requisiti del disciplinare venga effettuata dall’Organismo di controllo indicato nel disciplinare di produzione sulla base di un apposito piano di controllo specifico per ogni denominazione con la possibilità di prevedere in taluni casi un piano di controllo rafforzato in funzione dell’affidabilità dell’operatore sottoposto al controllo;
la mozzarella di bufala campana DOP è un alimento richiesto tutto l’anno, ma con picchi costanti nei mesi estivi ed a tal fine è stata attuata una razionalizzazione dei parti per evitare un’alta concentrazione della produzione di latte nei mesi invernali e ciò induce ad utilizzare pratiche vietate dal disciplinare, al fine di evitare che si superi il vincolo delle 60 ore dalla mungitura per l’impiego del latte bufalino ai fini della preparazione della mozzarella;
un altro fenomeno di particolare gravità, specie sui mercati esteri, è rappresentato dalla messa in circolazione di confezioni di mozzarella di bufala campana DOP che recano indicazioni false o fallaci sull’origine, ovvero evocando una erronea origine italiana (c.d. Italian sounding), attraverso l’apposizione di simboli o confezionamenti che richiamano la qualità tradizionale della mozzarella di bufala campana DOP, venduta a prezzi concorrenziali, che causa danni economici rilevanti ai produttori che operano onestamente;
occorre pertanto valutare un modello di sviluppo per il settore, verso la «dimensione» produttiva e qualitativa delle aziende del settore, al fine sia di preservarne il carattere di artigianalità, sia di conciliare le esigenze di espansione della quantità prodotta, particolarmente verso i ricchi mercati internazionali, con quelle di agevolare un’attività orientata alla qualità, legata al territorio;
nonostante il sistema di cooperazione previsto dal Reg. UE n. 1151/2012 e gli Accordi commerciali conclusi dall’UE con i Paesi Terzi continuano a verificarsi fenomeni di imitazione ed evocazione della DOP sia in ambito Europeo che nei Paesi Terzi,

impegna il Governo:

a continuare a garantire un efficace sistema di controllo attraverso il potenziamento del piano di controllo previsto agli artt. 36 e ss. del Reg. 1151/2012 presso gli operatori della filiera, sulla base di una specifica analisi del rischio, relativa a tale denominazione, contenuta nella documentazione di sistema per l’autorizzazione dell’organismo di controllo. L’autorità competente per l’approvazione del piano di controllo vigilando sulla corretta applicazione del piano medesimo verifica l’eventuale necessità di aggiornare l’applicazione dell’analisi del rischio, sulla base degli esiti dei controlli;
a monitorare la piattaforma informatizzata nel comparto, acquisendo tutti i dati in possesso degli operatori del sistema di produzione, diffusione e commercializzazione del prodotto e favorire gli incroci dei dati tra le forze di polizia per le attività di verifica e di controllo, valorizzando inoltre le migliori esperienze di verifica tecnica maturate in materia, quali quelle sviluppate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;
a valutare ogni iniziativa per il rafforzamento dell’apparato sanzionatorio.
Risoluzione 6-00247 (Testo modificato nel corso della seduta) Ciracì, Palese.

La Camera,
premesso che:
da un’analisi approfondita dalla Relazione XXII-bis n. 5 della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, emerge una situazione preoccupante in materia di illeciti nella produzione e distribuzione di un prodotto eccellente quale la mozzarella di bufala campana, ad oggi strumento importante nel comparto produttivo dell’agroalimentare italiano;
gli illeciti che si registrano attengono differenti fasi della produzione dall’impiego di cagliate congelate provenienti dall’estero e a basso costo, fino all’utilizzo di massicce dosi di vaccini per mascherare brucellosi, oltre a ripetute violazioni delle norme sulla corretta etichettatura e consumo informato;
oltre alla grave situazione legata a frodi e contraffazioni, Coldiretti, nel settembre del 2015, denunciava che gli industriali «sottopagano il latte italiano e fanno chiudere le stalle, mentre il Made in Italy alimentare nel settore lattiero caseario è dominato da una multinazionale straniera che impone unilateralmente agli allevatori le proprie condizioni», verificandosi conseguentemente il paradosso che «gli italiani pagano un prezzo molto elevato per i formaggi e il latte fresco mentre agli allevatori si riduce la remunerazione senza tener conto della qualità del latte italiano. Lo dimostra il fatto che il prezzo del latte fresco moltiplica più di quattro volte dalla stalla allo scaffale con un ricarico del 329 per cento. (…) Il risultato è che oggi il latte agli allevatori italiani viene pagato meno di venti anni fa»;
nonostante questo però dalla stessa Relazione emerge la constatazione che la «Bufala Campana Dop è anche un potente strumento che dà risalto ad un’agricoltura non aggressiva, capace di sostenersi nei territori, che consente in chiave non intensiva di allevare non più di quattro capi per ettaro, con un ridotto impatto ambientale ed un’evidente valenza sul piano etico. Si tratta di una modalità produttiva che costituisce un modello di sviluppo» e a bene vedere questo tipo di agricoltura è un esempio così virtuoso per il comparto agroalimentare italiano da auspicare che diventi volano di crescita per l’intero settore,

impegna il Governo:

a promuovere ogni strumento utile a contrastare il fenomeno della contraffazione non solo in Italia, ma anche in sede europea per un corretto sviluppo del sistema,

a valutare ogni iniziativa per il rafforzamento dell’apparato sanzionatorio.
(ultimo aggiornamento 23 giugno 2016)