Commissione sulla contraffazione: le problematiche del settore tessile e della moda

Premessa. La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, ha ascoltato in audizione il 6 aprile 2016 il Presidente della Consulta provinciale della moda di Arezzo, Marco Sanarelli, nel quadro di un ulteriore approfondimento riguardante il settore tessile e della moda, già oggetto di una specifica Relazione della commissione a partire dalla situazione del distretto di Prato.

Lo scopo e i numeri della Consulta. Il progetto della Consulta provinciale della moda coinvolge le principali associazioni di categoria: Confindustria, Confartigianato, CNA e piccola industria, per un totale di circa 1.500 aziende e 12.000 addetti. Il fatturato solo in esportazione ammonta a circa 1,2 miliardi. Lo scopo, definito “conoscitivo, consultivo, propositivo e difensivo”, è tutelare gli interessi delle aziende del settore della moda non solo per quanto concerne il mercato della contraffazione, ma anche per ostacolare il falso made in Italy, soprattutto in Toscana “dove si situano la maggioranza delle produzioni di marche di lusso”.

Le origini del fenomeno partono, nella ricostruzione di Sanarelli, dagli anni ’80: l’avvento dell’immigrazione soprattutto orientale, la delocalizzazione della produzione e la formazione di aziende sul territorio che “operano prettamente nell’illegalità”, le quali “hanno occupato i capannoni dove si produceva il vero made in Italy”. Il Presidente identifica anche gli stessi industriali italiani come corresponsabili del fenomeno, avendo sottovalutato inizialmente il problema di quella che definisce “invasione silenziosa” poi diventata una “valanga rumorosa e pericolosa”. Nella provincia di Arezzo il 48 per cento delle aziende sarebbe esposta ai danni della contraffazione.

Il fenomeno della contraffazione viene definito organizzato, efficiente, flessibile, capillare. Per queste ragioni “non può che essere gestito da organizzazioni criminali”, in riferimento all’importazione di materie prime secondarie e all’origine geografica dei prodotti finiti importati.

Proposte di intervento. Sanarelli indica alcune linee guida individuate dalla Consulta:

  • unica cabina di regia nazionale “che racchiuda tutte le componenti, dalla Guardia di finanza alle dogane, dall’ufficio delle entrate all’ispettorato del lavoro…. dove sia possibile creare un incrocio di dati importanti”; una regia che localmente può essere coordinata “dalla Regione, dai Comuni o dalle Camere di Commercio”;
  • controllo delle merci in entrata, materie prime e secondarie e prodotto finito, e tracciabilità del prodotto, per “sapere dove è realizzato e con quali materiali”. Va chiesto in questo senso un aiuto ai Paesi membri dell’Unione Europea. A tal proposito il Presidente propone di identificare “degli incentivi da dare agli enti preposti ai controlli…Quando vengono effettuati dei controlli con cui si riesce a smascherare, una parte del ricavato potrebbe andare al territorio dove c’è stata la scoperta o dove è stata elevata la sanzione”;
  • sensibilizzazione del consumatore, allo scopo di far percepire il danno che un prodotto contraffatto produce alla comunità e all’economia.

Sollecitato dalle domande dei commissari, il Presidente Sanarelli descrive per sommi capi il modus operandi di chi, nel territorio toscano, è individuato come contraffattore. “La maggioranza di coloro che operano nel nostro territorio sono cinesi…hanno capito che nell’intervallo temporale dei dieci, dodici o quattordici mesi dall’apertura dell’attività i controlli non arrivano. Le chiudono proprio per questo, per non essere scoperti, oppure per non incorrere in sanzioni. I titolari non si trovano mai, ma c’è solo un gerente…. Aprono negli stessi capannoni, ma non ne hanno uno in proprietà. Riaprono negli stessi capannoni con un altro nome…. Pagano tutto in nero. Fanno un miliardo in nero solo a Prato”.

(a cura di Claudio Forleo, giornalista professionista)