Commissione sulla contraffazione: audizione delle forze di polizia

La Commissione sulla contraffazione ha svolto due audizioni con i responsabili della Guardia di finanza (sedute del 16 ottobre 2014 e 22 giugno 2015), cui è seguita l’11 giugno 2015 quella del Direttore generale della pubblica sicurezza. Nella seduta del 28 settembre 2016 è stato poi ascoltato il nuovo Comandante Generale della Guardia di finanza. Qui di seguito di cui sono qui sintetizzati alcuni dei temi trattati, sulla base degli stenografici finora pubblicati.

Il contesto di riferimento. Nessuna merce è, ormai, immune da contraffazione, come confermato ampiamente dai numerosissimi sequestri disposti dalla Guardia di finanza che riguardano tantissime tipologie (generi alimentari, capi di abbigliamento, articoli per la casa, ricambi per auto etc). Molto diffusi i prodotti dannosi per la salute: si pensi all’operazione avvenuta a Roma a febbraio 2014 e conclusasi con il sequestro di 2 milioni tra maschere, trucchi e giocattoli che contenevano elevate quantità di un composto infiammabile e dannoso per le mucose, le vie respiratorie e la cute; o al sequestro di 136.000 pastelli provenienti dalla Cina con presenza di sostanze altamente tossiche che potevano arrecare gravi danni allo sviluppo fisico e mentale soprattutto in soggetti di giovane età; o, ancora, ai sequestri di falsi prodotti bio, che contenevano sostanze pericolose per la salute.

La maggior parte di queste merci proviene dalla Cina, ma un ruolo di primo piano hanno anche l’Egitto per quanto riguarda i beni alimentari, la Turchia per i profumi e i cosmetici e, infine, Hong Kong per gli accessori, la telefonia e i computer.

Di rilevante importanza è il ruolo di internet, poichè lo shopping di prodotti contraffatti e piratati sulla rete si sta notevolmente diffondendo; interessante è la differenziazione della fonte del profitto per le organizzazioni che pongono in essere queste attività illecite: per quanto riguarda la contraffazione, infatti, il guadagno proviene dalla vendita del prodotto illegale, e internet in questo caso rappresenta un link tra domanda e offerta; per i pirati audiovisivi, invece, il guadagno deriva dagli introiti pubblicitari che sono tanto maggiori quanto maggiore è la notorietà dei siti dai quali le opere sono scaricate illegalmente. Su questo aspetto una menzione particolare merita l’operazione Publifilm che nel 2014 ha portato all’oscuramento di 46 siti piratati colpendo le organizzazioni criminali proprio nelle loro fonti di guadagno. A tal proposito l’accordo tra IAB Italia (associazione delle agenzie dei servizi pubblicitari on line), la Federazione italiana per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali e la Federazione contro la pirateria musicale e multimediale ha definito le modalità di rimozione di contenuti pubblicitari inseriti in siti pirata.

I proventi delle attività sopra descritte sono spesso trasferiti all’estero tramite i money transfer che rappresentano lo strumento principale per questo tipo di operazioni ed eludere le norme anti riciclaggio; per quanto riguarda i Paesi di destinazione dei flussi finanziari la Cina rimane il primo paese beneficiario con circa il 20 per cento delle rimesse (5,5 miliardi nel solo 2013), seguito dalla Romania.

Per restare in ambito nazionale è di tutta evidenza che la contraffazione sia un business molto appetito dalle organizzazioni criminali, soprattutto di matrice camorristica. Quest’ultima si serve delle numerose realtà artigianali presenti nell’area metropolitana di Napoli sfruttando le drammatiche situazioni di disagio occupazionale che da sempre sono il segno distintivo di tale tessuto economico-sociale,  e si servono poi di una rete di commercianti, per lo più ambulanti, che sono obbligati alla vendita della merce contraffatta come attività aggiuntiva o sostitutiva del pizzo o come corrispettivo per la protezione che i sodalizi criminali offrono alle loro attività.

L’attività della Guardia di finanza. Tre sono i canali principali di intervento: il presidio degli spazi doganali per bloccare l’ingresso di merci contraffatte e pericolose di provenienza extra Unione Europea; il controllo dei movimenti delle merci sulle strade e nei luoghi di vendita; l’attività investigativa in senso stretto, di concerto con l’Autorità giudiziaria per ricostruire tutti i singoli meccanismi degli ingranaggi delle organizzazioni criminali che operano nel settore al fine di individuare i canali di importazione, i centri di produzione, le aree di deposito, le reti di distribuzione e i mezzi di finanziamento. Risultano molto efficaci gli strumenti previsti dalla legislazione vigente (i sequestri anche per equivalente dei beni provenienti dai reati di contraffazione e la confisca per sproporzione anche nell’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di tali delitti).

Per quanto riguarda il contrasto alla contraffazione via internet, invece, l’attività principale consiste nel monitoraggio della rete per estrarre degli indizi o delle tracce di illeciti da approfondire con tecniche di filtering informatico al fine di ricavare nominativi, numeri di telefono, indirizzi e-mail; queste operazioni sono utili per “calare” lo scenario informatico in uno spazio fisico determinato e, conseguentemente, far emergere i traffici e avviare gli interventi.

I protocolli d’intesa a livello locale. Sono stati sottolineati i progressi compiuti nella provincia di Prato grazie al coinvolgimento di tutte i soggetti interessati nell’attività di vigilanza e controllo (Inps, Inali, forze di polizia, aziende sanitarie, polizia municipale, camere di commercio, associazioni di categoria etc), soprattutto con riferimento alla comunità cinese, molto sviluppata e tendenzialmente chiusa rispetto all’esterno. Proprio l’ esperienza positiva registrata nelle forme di illegalità ed irregolarità nell’area di Prato, delle ha condotto a realizzare analoghe esperienze anche in altre aree del territorio nazionale.

Proposte di miglioramento della normativa vigente. Per far fronte ad organizzazioni criminali sempre più evolute e ramificate, appare necessario potenziare gli strumenti di prevenzione, contrasto e repressione.

in primo luogo, il recepimento della Direttiva comunitaria n. 42 del Parlamento europeo e del Consiglio in tema di confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione europea (la cosiddetta euroconfisca), che permette di ampliare i confini di esecuzione dei sequestri dei patrimoni dei sodalizi criminali dediti alla contraffazione. In ambito squisitamente operativo, invece, è auspicabile terminare l’iter di attuazione della decisione quadro del Consiglio n.465 del 2002, riguardante l’istituzione di unità investigative comuni sovranazionali, e l’istituzione della procura europea (attualmente in discussione presso il Consiglio dell’Unione europea), al fine di impostare un’azione di contrasto di più ampio respiro e non confinata nei territori dei singoli Stati. Importante è anche la legge di ratifica del trattato di assistenza giudiziaria penale con la repubblica cinese. Sono poi auspicabili interventi sul codice penale con particolare riferimento ai reati di contraffazione alimentare (ad esempio estendendo le sanzioni accessorie sulla revoca di licenze e concessioni), a quelli di violazione del diritto d’autore da parte della criminalità organizzata (con l’applicazione delle misure di sequestro) e alle competenze delle procure antimafia (che potrebbero ricomprendere anche le ipotesi di contraffazione aggravata contemplata dall’articolo 473-ter del codice penale). L’estensione del registro unico informatico – e la conseguente tracciabilità – risulterebbe assai utile a contrastare il riciclaggio di denaro tramite i money transfer, sopra evidenziato.

Per quanto riguarda il contrasto alla contraffazione e alla pirateria audiovisiva in internet, invece, è necessaria una responsabilizzazione dei soggetti che gestiscono servizi in rete, primi fra tutti gli intermediari finanziari che offrono sistemi di pagamenti elettronici in internet a cui si appoggiano siti che commercializzano merce contraffatta: in questo caso sarebbe utile poter bloccare eventuali transazioni on line dai siti interessati. In una parola, bisognerebbe incidere sulla possibilità e sulla capacità da parte dei contraffattori di sfruttare i sistemi di pagamento elettronici.

Sul piano meramente processuale, è proposta una modifica delle norme sulla competenza in riferimento al reato di contraffazione: sarebbe, infatti, preferibile, per evidenti ragioni di efficacia ed efficienza investigativa, ancorare tutto l’iter di indagine all’ufficio dell’Autorità giudiziaria presso cui è stata iscritta la prima notizia di reato per evitare il frazionamento del procedimento con riferimento alle singole condotte sanzionate.

Da ultimo, appare auspicabile uno snellimento degli adempimenti connessi ai sequestri di merce contraffatta, al fine di rendere più efficaci le operazioni stesse, e l’attribuzione in via  principale alle polizie municipali degli interventi di repressione dei singoli fatti illeciti nelle fasi di acquisto da parte dei consumatori consapevoli (accompagnandola con una revisione delle attuali modalità di ripartizione dei proventi e delle sanzioni a favore dei comuni), lasciando alla Guardia di finanza gli interventi e le indagini sulla filiera e sulle relazioni con la criminalità organizzata. Molto utile sarebbe anche la connessione tra le più importanti banche dati (oggi limitata ai soli aspetti di rilevanza penale) in modo da mettere a disposizione di tutte le forze impegnate in questo settore anche i dati relativi agli illeciti amministrativi.

Gli aggiornamenti del nuovo Comandante Generale della GDF (dati 2015). In base ai più recenti dati forniti dal Censis, il livello del fatturato della contraffazione nel 2015 ha raggiunto i 7 miliardi di euro (+4.4%). Un giro d’affari che ha due conseguenze dirette: una perdita di gettito fiscale che si attesta sui 5,7 miliardi di euro e circa 100mila posti di lavoro in meno. Il settore più esposto alla contraffazione risulta l’abbigliamento (produzione di falsi pari a 2,2 miliardi di euro, circa un terzo del totale). A seguire il comparto audiovisivo (circa 2 miliardi di euro), i prodotti informatici (un miliardo di euro) e i prodotti alimentari (un altro miliardo di euro). Con particolare riferimento al settore agroalimentare il business illecito e organizzato nel 2015 ha raggiunto la notevole cifra di 16 miliardi di euro, un incremento del quattro per cento sull’anno precedente.

L’attività investigativa. Dal gennaio 2015 al luglio 2016 sono quasi 6mila le deleghe di indagini per reati di contraffazione, pirateria e tutela del Made in Italy giunte alla magistratura. L’85% di queste deleghe sono state concluse e hanno prodotto la denuncia all’autorità giudiziaria di 1629 soggetti. Emerge un aumento delle deleghe nel periodo gennaio-luglio 2016 raffrontato ad analogo lasso di tempo dell’anno precedente (+8,4%). Tra le indagini citate dal Comandante Generale spicca l’operazione che nel luglio 2016 ha consentito il sequestro di cinque opifici e sei depositi sul territorio in provincia di Napoli, utilizzati da un clan specializzato nella produzione di scarpe contraffatte delle marche più note. Una conferma del particolare interesse da sempre nutrito dalle organizzazioni camorristiche nel settore contraffazione. Altra operazione particolarmente significativa, condotta nel giugno 2016, ha consentito lo smantellamento di una filiale internazionale dedita a produzione e distribuzione di capi d’alta moda e accessori falsificati, attiva tra Italia, Turchia, Cina e Romania.

Rapporti tra criminalità organizzata e contraffazione. I dati e le analisi confermano il grande interesse delle organizzazioni criminali verso un settore considerato redditizio e che comporta meno rischi sul fronte penale rispetto ad altri traffici illeciti, tipici di queste organizzazioni. Viene ribadito inoltre che il loro ingresso in questo settore ha consentito al relativo business una trasformazione in “impresa di carattere globale”. La produzione e distribuzione dei prodotti contraffatti può oggi contare su quelle relazioni internazionali che solo le organizzazioni criminali sono in grado di garantire, scegliendo i luoghi di produzione, gestendo le vie di transito e optando per i migliori mercati di sbocco. Tali organizzazioni controllano tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla distribuzione al dettaglio. Un aspetto che viene considerato particolarmente grave è che il legame tra contraffazione e criminalità organizzata può rappresentare fonte di finanziamento per il terrorismo di matrice confessionale. Altro aspetto della contraffazione che mantiene un flusso di affari notevole è legato al contrabbando di sigarette, sia inteso come spaccio di prodotti autentici che come smercio di prodotti di bassa qualità. Quest’ultimo è un sistema che sta “ormai sta soppiantando il classico contrabbando di prodotti originali”.

Come sopra evidenziato la camorra si conferma l’organizzazione più attiva tra quelle italiane. Nell’area di Napoli la presenza di vendite ambulanti, attività di piccole dimensioni e le difficoltà del mercato del lavoro legale aiutano la proliferazione del business illegale. In alcune zone le classiche estorsioni vengono rimpiazzate dall’obbligo per taluni commercianti legali di vendere merce contraffatta. Anche la ‘ndrangheta ha allungato le mani sul settore. Così come Cosa nostra, spesso in relazione con altre due principali organizzazioni criminali italiane, ha sviluppato un forte interesse verso il comparto agroalimentare, dall’accaparramento dei terreni agricoli all’acquisizione delle aziende di produzione, dalla trasformazione e commercializzazione di prodotti alle attività di trasporto, stoccaggio e intermediazione commerciale.

In merito alle organizzazioni criminali di matrice straniera le più attive hanno origine cinese e africana. Soprattutto i primi mantengono ottime relazioni tra i diversi Stati europei e la Cina, luogo di produzione. I proventi vengono reinvestiti in altre attività, lecite o illecite. I money trasnfer si confermano canale privilegiato per lo spostamento del denaro. La Cina è il primo beneficiario di questi flussi: il 20% delle rimesse totali. Sui legami tra consorterie mafiose italiane e organizzazioni straniere viene specificato che attualmente esiste un filo diretto, un canale privilegiato, tra la camorra e criminalità dell’Est Europa, anche nel settore del contrabbando di prodotti petroliferi , e tra alcuni gruppi criminali che operano al Nord e gruppi etnici del Maghreb e del Bangladesh.

Contrasto, il decreto 34/2016 recepisce decisione quadro dell’UE. Il carattere di transnazionalità del mercato della contraffazione fa emergere naturalmente la necessità di una stretta collaborazione a livello comunitario e internazionale. “In questa direzione si pone una recente e importante novità legislativa, rappresentata dall’avvenuta ratifica della decisione quadro del Consiglio dell’Unione europea, n. 465 del 13 giugno 2002, concernente l’istituzione delle cosiddette squadre investigative comuni.  La decisione è stata recepita dall’Italia con il decreto legislativo n. 34 del 2016, e di fatto permetterà alle autorità giudiziarie e alle Forze di polizia di almeno due Stati membri di formalizzare la creazione di team incaricati dello svolgimento di indagini penali in ambiti specifici e per una durata di tempo limitata”.

Sempre in campo di novità sul piano della cooperazione, viene segnalata l’istituzione dell’Intellectual Property Crime Coordinated Coalition, un centro all’Europol dedicato alla lotta alla contraffazione che svilupperà sinergie con ambienti accademici e settore privato, prendendo spunto da esperienze simili già condotte negli USA.

(ultimo aggiornamento 11 ottobre 2016)