Commissione per l’immigrazione: audizione in merito alle indagini giudiziarie relative alla gestione del Cara di Mineo

Premessa. Il 24 gennaio 2017 la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti ha ascoltato del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro, il quale ha fornito elementi sugli appalti relativi alla gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, già oggetto di particolare attenzione da parte della Commissione (che vi ha svolto anche una specifica missione) ed anche delle Camere (per la discussione di alcuni atti di indirizzo e controllo clicca qua). Qui di seguito sono sintetizzati gli aspetti principali dell’audizione, in parte segretata.

Le modalità di affidamento della gestione del Centro. Il primo filone delle indagini della Procura si è recentemente chiuso con alcune richieste di rinvio a giudizio, ora all’esame del giudice per l’udienza preliminare, per i reati di turbativa d’asta, di corruzione continuata, nonché di corruzione elettorale, oltre ad alcuni reati di falso documentale. Secondo la ricostruzione della Procura (supportata anche dalle ammissioni di Luca Odevaine, autorevole componente della Commissione di gara), l’affidamento della gestione della struttura sarebbe avvenuto attraverso bandi di gara appositamente “preconfezionati” per favorire uno specifico consorzio di imprese (di cui fanno parte, tra gli altri, l’impresa Sisifo, il consorzio Sol Calatino, il gruppo La Cascina e la Domus caritatis cooperativa) tramite l’attribuzione di punteggi particolarmente elevati ad alcuni dei requisiti richiesti. Successivamente risulta vincitore il consorzio dei comuni Calatino Terra di solidarietà (poi denominato Calatino Terra di accoglienza, di cui fa parte anche l’immobiliare Pizzarotti, che ha messo a disposizione il Villaggio degli aranci), la cui convenzione viene più volte rinnovata.

Non risultano responsabilità della prefettura nelle procedure di gara, sulle quali è stata per la prima volta l’Autorità anti corruzione a sollevare forti perplessità, con riferimento all’appalto del 2014.