Commissione sui rifiuti: relazione finale sulla bonifica del sito di Porto Marghera

Premessa. La Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato nella seduta del 10 dicembre 2015 una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Venezia – Porto Marghera (Doc. XXIII, n. 9).

Il SIN e l’Accordo di Programma. Il SIN di Venezia – Porto Marghera si estende per 1621 ettari. In corrispondenza di determinate aree è stata rilevata la presenza di diverse famiglie di contaminanti, tra cui metalli (arsenico, cromo, mercurio, nichel), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nel suolo e nelle acque di falda. Tre le principali cause di inquinamento rilevate dalla Commissione vi sono: 1) l’avanzamento della linea di costa, ottenuto impiegando rifiuti di lavorazione derivanti dalla prima zona industriale, ha causato inquinamento dei “terreni di riporto” 2) le emissioni incontrollate di sostanze quali cloruro di vinile (CVM) e PCB] nei terreni e nelle acque sotterranee 3) la ricaduta degli inquinanti immessi nell’atmosfera nel corso degli anni di attività industriale. Il 16 aprile 2012 l’allora Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, assieme agli enti locali e istituzionali interessati, ha sottoscritto l’accordo di programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del sito, integrazione degli interventi già avviati nel 1995 dal Consorzio Venezia Nuova sulla base di quanto previsto nel Piano generale degli interventi.

Le criticità su appalti e collaudi. Mauro Fabris, presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario dell’opera affidata senza gara dal Magistrato delle Acque di Venezia, ha specificato in audizione che sono stati spesi complessivamente 762 milioni di euro per la realizzazione del 94 per cento delle opere relative al marginamento delle sponde, con i retrostanti sistemi di drenaggio e di collettamento delle acque reflue, la messa a norma degli scarichi, allo scopo di realizzare la completa “cinturazione delle macroisole” lungo il perimetro. Opere, ha spiegato Fabris, eseguite dal Consorzio Venezia Nuova “mediante affidamento diretto alle ditte consorziate, senza alcuna gara e senza criteri di assegnazione predeterminati tra le imprese subappaltatrici facenti parte del consorzio”.

In altra audizione il Provveditore interregionale per le opere pubbliche del Triveneto, ingegnere Roberto Daniele, ha specificato di “non conoscere in base a quale tipo di procedura i lavori vengono affidati dal Consorzio Venezia Nuova alle ditte subappaltatrici” aggiungendo di “ignorare del tutto le modalità con cui viene effettuata all’interno del consorzio la scelta delle ditte subappaltatrici”. La conclusione della Commissione sul punto è che “l’ufficio del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, nella veste di committente dei lavori per conto dello Stato, non esercitava, né esercita tuttora, alcun effettivo controllo sia sul sistema di assegnazione dei relativi subappalti, sia sulla congruità dei corrispettivi erogati alle ditte subappaltatrici, facenti parte del consorzio”. Il Consorzio è stato commissariato nel 2014 a seguito dell’inchiesta cosiddetta MOSE condotta dalla Procura di Venezia.

Tra le anomalie segnalate nella Relazione della Commissione l’assegnazione “fuori quota” dei lavori di subappalto, nella misura del 16 per cento, avvenuta in favore di due imprese in violazione dell’accordo di programma. La Commissione evidenzia inoltre come, nonostante il sistema integrato di marginamento, raccolta/drenaggio delle acque e colletta mento non sia stato completato, si sia già proceduto ad una serie di collaudi, per un costo vicino ai 2 milioni di euro, dei singoli manufatti. Collaudi che “non hanno senso, posto che è l’intera opera – una volta ultimata – a dovere essere collaudata” si legge nella Relazione. Si sottolinea infine come i collaudi dovrebbero essere realizzati da soggetto terzo, fatto che non è avvenuto.

Le fonti di finanziamento. Le risorse della legge speciale destinate alla progettazione e alla realizzazione degli interventi per il SIN di Venezia – Porto Marghera ammontano a 133 milioni di euro. A cui vanno aggiunti 4.1 milioni stanziati dalla Regione Veneto, 50 milioni stanziati dal CIPE, 1.5 dal Commissario delegato per l’emergenza socioeconomica ambientale. I fondi privati, nello specifico fondi provenienti da accordi transattivi tra lo Stato italiano e le aziende che operano a Porto Marghera, in base al principio “chi inquina paga”, ammontano a 565.8 milioni di euro.

Dalla Relazione trasmessa nell’aprile 2015 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti era stata rappresentata al Ministero dell’Ambiente una richiesta di ulteriori finanziamenti: “oltre 140 milioni di euro per il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche e circa 60 milioni di euro per la Regione del Veneto, senza considerare i finanziamenti richiesti dall’Autorità portuale, pari a circa 100 milioni”. Fondi che attualmente il Ministero dell’Ambiente non ha nella propria disponibilità.

Il seguito in Assemblea. La Relazione è stata discussa dall’Assemblea di Montecitorio il 15 febbraio 2016 e 16 febbraio 2016. Le criticità sopraesposte sono state evidenziate nella Risoluzione presentata a Montecitorio (risoluzione Bratti n. 6–00199), in cui la situazione del SIN viene definita “gravemente critica” e si chiede al governo di “intraprendere ogni iniziativa utile, al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare”, in primo luogo “reperire fondi pubblici necessari al completamento del sistema integrato” anche al fine di evitare che venga compromessi l’efficacia anche degli interventi già realizzati.  La Risoluzione, che ha ricevuto parere favorevole dal Governo, è stata approvata con il voto favorevole di 428 deputati su 429 presenti.

Il Senato ha invece discusso la relazione il 31 marzo 2016, congiuntamente alle altre della Commissione, approvando al termine una risoluzione (vedi allegato).

Allegato: risoluzione 6-00177 n. 3 del 31 marzo 2016 (PUPPATO, PAGNONCELLI, NUGNES, DI BIAGIO, MARINELLO, DE PETRIS, ORELLANA, COMPAGNONE, AUGELLO, PEPE, ARRIGONI).

Il Senato,

esaminata la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel sito di interesse nazionale di Venezia – Porto Marghera, approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 10 dicembre 2015;

premesso che:

la situazione del S.I.N. è gravemente critica, sia per quanto riguarda le attività di bonifica affidate alle società che vi operano, che non risultano ancora completate, sia per quanto riguarda l’esecuzione delle opere di marginamento e di rifacimento delle sponde delle macroisole lagunari, suddivise tra il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Triveneto, la Regione Veneto e l’Autorità portuale di Venezia, nonostante che gli oneri economici siano a carico del Ministero dell’ambiente;

per i marginamenti delle macroisole di Porto Marghera, sinora, lo Stato ha sostenuto la spesa complessiva di 781,635 milioni di euro, con la realizzazione di circa il 94 per cento delle opere previste, sicché risultano ancora da eseguire circa 3-3,5 chilometri di marginamenti e di rifacimento di sponde;

tuttavia, a fronte di un 5-6 per cento di opere necessarie al completamento dei marginamenti lagunari, occorre la complessiva somma di circa 250 milioni di euro, pari ad oltre il 30 per cento di quella sostenuta dallo Stato per realizzare il 95 per cento delle opere ad oggi eseguite, come si evince chiaramente dalla ripartizione delle spese previste per la realizzazione delle opere ancora incompiute, rispettivamente, di competenza del Provveditorato (100 milioni di euro), della Regione del Veneto (70-80 milioni di euro) e dell’Autorità portuale di Venezia (76,500 milioni di euro);

tale picco di spesa finale si spiega con la lievitazione dei costi, aggravata dal fatto che i marginamenti da completare e rifinire sono quelli più complessi;

per fare solo alcuni esempi, sono ancora da effettuare marginamenti in corrispondenza dei sottoattraversamenti con tubazioni delle società Edison, Syndial, Sapio/Crion, dell’oleodotto e dell’impianto antincendio della Ies di Mantova, lungo la sponda Sud del Canale Industriale Ovest della macroisola del Nuovo Petrolchimico, nonché i marginamenti relativi alla sponda Nord del canale industriale Nord, che contermina l’area relativa alla zona industriale – dove sono attive produzioni chimiche, con residui di lavorazioni particolarmente inquinanti (Montecatini, Agrimont) – che risultano non ancora protette, così vanificando il raggiungimento dell’obiettivo proposto di impedire lo sversamento nei canali lagunari delle acque provenienti dai terreni inquinati del S.I.N.;

soprattutto, rimane ancora da effettuare il sistema di raccolta/drenaggio/convogliamento delle acque di falda, di competenza del Provveditorato per le opere pubbliche;

il mancato completamento di tali opere sta provocando il progressivo indebolimento anche dei tratti terminali delle strutture già realizzate e sta mettendo in serio dubbio la bontà complessiva degli interventi eseguiti, con la conseguenza che, se non verranno reperiti nuovi fondi per risistemare e completare sia i marginamenti delle macroisole, sia il sistema di depurazione delle acque di falda, rischiano di essere dispersi tutti gli oneri fin qui sostenuti dallo Stato, con fondi pubblici e privati;

dall’informativa inviata dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in data 27 ottobre 2015, risulta che – allo stato – non vi sono fondi disponibili per il completamento delle opere destinate alla bonifica del S.I.N. di Venezia – Porto Marghera, ad eccezione di quelli destinati al completamento dei marginamenti delle macroisole di Fusina e del Nuovo Petrolchimico, di competenza della Regione Veneto, già disciplinati dall’accordo di programma del 16 aprile 2012, benché, anche tali fondi non siano disponibili già da subito, in quanto sono da reperire nell’ambito del ciclo di programmazione 2014-2020;

peraltro, ad aggravare la situazione sul mancato completamento delle opere di marginamento e, in definitiva, sulla funzionalità dell’intero sistema di bonifica, l’informativa ministeriale sopra citata esclude ogni intervento finanziario in favore dell’Autorità portuale, per le opere di competenza di quest’ultima;

per il completamento delle altre opere, relative ad altre macroisole e al sistema di raccolta/drenaggio delle acque, non è possibile fare ricorso solo a quella quota di fondi del tutto insufficienti (circa 30 milioni di euro), che andranno a maturare fino all’anno 2023, per effetto delle rateazioni previste nei contratti transattivi del danno ambientale, conclusi con i privati, che finora hanno rappresentato la parte più rilevante, nella misura di circa l’80 per cento, dei fondi a disposizione del Ministero dell’ambiente e già utilizzati;

a fronte di tale situazione, determinata dalla mancanza di fondi pubblici, nella relazione si segnala che alcuni ulteriori schemi di transazione, proposti dai privati – in particolare, quello proposto dalla società Alcoa e quello proposto dalla società Veritas, una multiutility interamente controllata dai comuni della provincia di Venezia – non sono stati ancora approvati dai Ministeri competenti (ambiente e infrastrutture), nonostante che gli importi derivanti dalle transazioni con i privati costituiscano ormai l’unica fonte di finanziamento delle opere ancora da ultimare. Al riguardo, si rappresenta tuttavia che gli schemi di transazione con Alcoa e Veritas sono stati sottoscritti dal Ministero delle infrastrutture e i relativi decreti sono stati registrati, rispettivamente, il 28 gennaio 2016 per Alcoa e il 3 febbraio 2016 per Veritas;

nella relazione, si evidenzia che «allo scopo di reperire le risorse necessarie per realizzare le opere di marginamento delle macroisole e di emungimento delle acque di falda, lo Stato ha promosso numerose transazioni di altrettante controversie concernenti il danno ambientale (…). Tali accordi transattivi hanno l’effetto di liberare le società contraenti dall’obbligo di provvedere – a proprie spese – ai marginamenti, trasferendo allo Stato tale onere». Pertanto, sempre secondo la relazione, «non può porsi in dubbio che, ove lo Stato non adempia agli obblighi, si configura una sua precisa responsabilità, con possibili conseguenze in termini di richieste di adempimento e/o di pretese risarcitorie, considerato che, molto opportunamente, tra le varie clausole contrattuali è stata espressamente esclusa la possibilità di risolvere le transazioni per l’inadempimento della parte pubblica»;

nel frattempo, sono stati effettuati da apposite commissioni di collaudo, nominate a tale scopo, i collaudi parziali di ciascun manufatto realizzato – banchina o palancolamento – e, per i relativi compensi corrisposti, lo Stato ha finora sostenuto un esborso pari a 1.544.510,39 euro, destinato a lievitare fino a circa 2 milioni di euro, quando saranno collaudate le ulteriori opere eseguite, fino a raggiungere l’importo di 781.635.000 euro, pari alla spesa finora sostenuta;

nella relazione viene rappresentato che «l’unica ragione, che sorregge la nomina di decine di commissioni di collaudo per singoli manufatti o per gruppi di manufatti realizzati, è stata quella del preminente interesse dei collaudatori – debitamente autorizzati, come risulta anche dall’informativa ministeriale del 27 ottobre 2015 – a percepire i relativi compensi» e che «il compito delle commissioni di collaudo (…) non attiene alla verifica della funzionalità dell’opera, bensì solo alla verifica che questa sia stata realizzata in conformità al progetto approvato»;

secondo la discutibile prospettazione del provveditore per le opere pubbliche del Triveneto, i «collaudi parziali» sono stati autorizzati dal suo ufficio e poi effettuati, in sostituzione del «collaudo finale» sulla funzionalità delle opere realizzate e ciò a dispetto del fatto che, comunque, il collaudo finale o «globale» è assolutamente necessario, in quanto destinato a verificare la funzionalità del complessivo «sistema integrato» di marginamento, di raccolta/drenaggio delle acque di falda e del loro collettamento al PIF, alla stregua dell’accordo di programma, sottoscritto da tutte le parti interessate;

in ogni caso, per le considerazioni svolte, non vi è dubbio che la maggior parte delle somme erogate dall’Erario per pagare i compensi delle commissioni di collaudo parziale degli altrettanto parziali marginamenti e rifacimenti di sponde delle macroisole avrebbero potuto e dovuto avere una destinazione diversa;

se, poi, alla somma di circa 2 milioni di euro, sostenuta per i collaudi parziali delle opere eseguite per la conterminazione delle isole lagunari, si aggiunge quella di circa 15 milioni di euro, pari all’importo complessivo delle spese sostenute dall’Erario per i collaudi parziali di ciascun manufatto del MOSE (opera strettamente collegata a quella della bonifica del S.I.N. e affidata anch’essa al Consorzio Venezia Nuova), effettuati con lo stesso sistema e, cioè, mediante la nomina di altrettante commissioni di collaudo, presiedute da funzionari ministeriali e locali, il quadro si aggrava notevolmente, in quanto l’esborso complessivo sostenuto dallo Stato per i compensi delle commissioni è stato pari a 17 milioni di euro;

si è in presenza di una somma talmente rilevante che da sola – se diversamente impegnata – avrebbe potuto fornire un contributo significativo al completamento delle opere di bonifica, quantomeno per i marginamenti delle macroisole di Fusina e del Nuovo Petrolchimico, trattandosi di opere ritenute urgenti per l’importanza dei rilasci in laguna, poiché vi insistono i maggiori insediamenti industriali del sito;

nel caso specifico, i collaudi effettuati sui singoli manufatti realizzati, mediante la nomina di apposite commissioni, rappresentano un mero sperpero di danaro pubblico; inoltre sono del tutto insufficienti, se non saranno seguiti, all’esito di tutti i lavori, dal collaudo finale e, cioè, dalla verifica della funzionalità complessiva dell’intera opera eseguita, verifica tanto più necessaria, in considerazione del fatto che è in corso un progressivo indebolimento dei manufatti sinora eseguiti, determinato dal mancato completamento dei lavori di marginamento e di raccolta delle acque;

in conclusione, è assolutamente prioritario e urgente reperire fondi pubblici necessari al completamento del «sistema integrato» di marginamento, di raccolta/drenaggio delle acque di falda e del loro collettamento al PIF delle isole lagunari, alla stregua dell’accordo di programma del 16 aprile 2012, in funzione della bonifica del S.I.N., presupposto ineludibile e indefettibile del processo di reindustrializzazione dell’area, con l’insediamento di nuove attività produttive e lo sviluppo di quelle esistenti,

la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile, al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, la regione e gli enti territoriali interessati.

(A cura di Claudio Forleo, giornalista professionista)