Commissione sui rifiuti: audizione sulla situazione del sito di Bussi sul Tirino

Premessa. La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nell’ambito dell’approfondimento sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nei Siti di interesse nazionale presenti nel Paese, ha ascoltato in audizione il 2 marzo 2016 Gaia Checcucci, Direttore Generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con specifico riferimento al sito di Bussi sul Tirino, dove una delegazione della Commissione si è recata in missione nel maggio 2015. Sul tema la Commissione si accinge a predisporre una specifica relazione da trasmettere al Parlamento. Sul sito di Bussi è in corso un processo penale, si discute su un Accordo di Programma relativo alla messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate e di un progetto di reindustrializzazione.

Il quadro normativo. Il Direttore Checcucci parte proprio dalle voci, diffuse da alcuni organi di stampa, di un’intesa relativa all’Accordo di Programma, fattispecie che nega dovendosi ancora sciogliere alcuni nodi e svolgere i relativi approfondimenti sulle matrici del suolo e dell’acqua. Soffermandosi sull’iter della proposta, giunta alla quarta bozza, vengono evidenziate le posizioni differenti espresse dalle istituzioni coinvolte, Comune di Bussi e Regione Abruzzo, e il mancato coinvolgimento fino a questo momento del Ministero dello Sviluppo Economico.

“Lo schema è ancora quello dell’articolo 252-bis ma, attenzione, il Sito d’interesse nazionale di Bussi è stato individuato nel 2008, quindi non rientra fra i Siti di interesse nazionale individuati fino al 2007, su cui si può costruire lo schema dell’articolo 252-bis – sottolinea il Direttore.  La legge di stabilità prevede un dispositivo dedicato al Sito d’interesse nazionale di Bussi sul Tirino. Devo dire che la legge di stabilità non entra nel merito e che c’è un’attribuzione di poche risorse sulle bonifiche…  Il legislatore immagina, dopo il 30 giugno del 2016, un commissario ordinario con la possibilità e con la prospettiva di predisporre un accordo di programma sullo schema dell’articolo 252-bis che, come dicevo prima, pur non essendo individuato, è di fatto disposto dal legislatore”.

Viene specificato che fin qui sono stati stanziati 50 milioni di euro per “avviare la bonifica”. La già citata legge di Stabilità prevede inoltre che entro il 30 giugno 2016 si debba chiudere l’attuale commissariamento della gestione con contestuale passaggio alla via ordinaria che, tramite la promozione dell’Accordo di Programma sulla base dell’articolo 252-bis, avvii l’attuazione della bonifica con i relativi bandi di gara. Nonostante quanto illustrato a livello normativo, la Checcucci tiene a rimarcare che “lo scenario che si configura all’interno di queste bozze…è una prosecuzione di un’attività commissariale… nell’accordo di programma si attribuiscono al commissario una serie di compiti, sia di coordinamento, in materia di questo accordo, sia di realizzazione degli interventi nonché di rendicontazione periodica, le cui tempistiche appaiono difficilmente compatibili con questa scadenza fissata dalla legge stabilità”. Relativamente al primo bando di gara pubblicato nel dicembre 2015 per l’affidamento dei lavori di un progetto preliminare di bonifica delle aree esterne, un appalto di 38,5 milioni di euro, i tempi di esecuzione sono fissati in poco più di due anni (810 giorni)

Le criticità delle bozze di Accordo di Programma. La proposta di Accordo di Programma, la convenzione tra gli enti territoriali per la realizzazione di programmi di intervento e opere, ruota intorno a tre questioni principali: il trasferimento a titolo gratuito delle aree di proprietà Solvay che ricadono nel Sito interesse nazionale; l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree esterne e interne; la  cessione a prezzo di mercato del diritto reale di superficie sugli impianti mobili e sui beni aziendali a un soggetto.

Tra le criticità evidenziate dal Direttore generale sulle varie bozze di Accordo viene sottolineata, relativamente alla terza questione, la sostanziale assenza di un piano industriale nella proposta presentata dal soggetto privato. “Non ho capito che cosa c’era nella pianificazione e nella progettualità a breve di questo soggetto – specifica la Checcucci – i cui impegni sono notevoli. Naturalmente, quando questo soggetto andrà via, con questa previsione, prenderà tutto il comune di Bussi, però i suoi adempimenti al posto di Solvay non sono banali”. Si giunge alla quarta, e allo stato attuale ultima, bozza di Accordo “allegata alla convocazione della conferenza dei servizi da parte del presidente della regione” fissata per il 21 marzo.

“Vengono trasferiti al comune di Bussi tutti gli obblighi in materia di adozione delle misure di prevenzione, di bonifica e di messa in sicurezza, che sono in capo al proprietario delle aree, ovvero la Solvay…. L’accordo legittima una prospettiva di questa natura, però le nostre notazioni erano nell’ottica di dire che l’accordo non quantifica gli oneri, non prevede la prestazione di alcuna garanzia finanziaria da parte del privato, a garanzia degli impegni assunti, se non per un sintetico accenno a un possibile sfruttamento della concessione idroelettrica, che comunque consentirebbe di coprire i costi di gestione dell’impianto, ma solo per pochi anni rispetto ai numeri che conosciamo, cioè di un milione di euro l’anno”.

Viene rimarcata l’assenza di un piano di reindustrializzazione, di cui si parla nell’Accordo alla voce “programma degli interventi”, ma non è allegato al testo inviato al Ministero. Manca un riferimento in termini normativi al ruolo dei soggetti privati e alle procedure seguite per individuarli. Viene sottolineata l’incompletezza della documentazione, a fronte di allegati che vengono citati ma non sono stati presentati. In aggiunta viene richiamata “una genericità nella definizione delle aree che sono oggetto dell’accordo di programma, sia sulle aree interne che esterne al Sito di interesse nazionale”, per le quali non viene specificata la proprietà. “Questi aspetti a noi lasciano in imbarazzo e in difficoltà perché non abbiamo ancora, nelle varie versioni, ricevuto risposte precise a ciò che avevamo chiesto”.

(A cura di Claudio Forleo, giornalista professionista)