Commissione rifiuti: audizione della Procura nazionale antimafia

Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: audizione della Procura nazionale antimafia – Scheda di sintesi

La Commissione parlamentare ha dedicato la seduta del 4 novembre 2014 all’audizione della Procura nazionale antimafia, di cui sono sintetizzate le posizioni espresse.

Il ruolo delle organizzazioni criminali nella gestione dei rifiuti. Viene sottolineato il diverso comportamento delle organizzazioni criminali. Cosa nostra e ’ndrangheta si sono inserite nel ciclo legale dei rifiuti, ottenendo appalti della gestione dei rifiuti e magari commettendo truffe per gonfiare il volume dei rifiuti trattati. Nel territorio campano, invece, la camorra ha svolto un servizio per quelle imprese che, per nascondere i rifiuti provenienti dalla propria produzione in nero (o per risparmiare) si rivolgono alle organizzazioni criminali che controllano il territorio per smaltire illegalmente i rifiuti. In questo senso, la camorra napoletana e casertana ha avuto un ruolo di protagonista nei reati ambientali. Una volta scoperto questo traffico, le organizzazioni criminali hanno però cambiato strategia, preferendo utilizzare per lo sversamento dei rifiuti territori fuori dai confini nazionali e spesso in Paesi molto lontani. Si tratta di organizzazioni criminali che utilizzano tecniche molto sofisticate e reti di alleanze a livello internazionale.

L’attività della Direzione nazionale antimafia. Dal 2010 la competenza per il traffico illegale organizzato di rifiuti (art. 260 del codice ambientale) appartiene alle procure distrettuali.  La Direzione nazionale antimafia ha creato una struttura che si interessa specificamente della criminalità ambientale, avvalendosi della preziosissima collaborazione della polizia giudiziaria e, in particolare, del Corpo forestale dello Stato e dell’Agenzia delle dogane, organismi caratterizzai da altissima specializzazione e con i quali sono stati appositi stipulati protocolli d’intesa.

Punto di partenza delle indagini sono i c.d. i reati spia (come ad es., l’esercizio abusivo di una discarica si cui all’articolo 256 c.p., ovvero il traffico di rifiuti illecito di cui all’articolo 259 c.p.): l’iscrizione in più uffici giudiziari per reati spia, magari in capo agli stessi soggetti,  rappresenta un sintomo dell’esistenza di una struttura criminale (di tipo mafioso e non) che smaltisce illegalmente i rifiuti in diverse aree del territorio nazionale. Le informazioni così raccolte sono incrociate con la base dati nazionale della procura nazionale antimafia riguardante specificamente le indagini sulla mafia al fine di verificare i collegamenti con le organizzazioni mafiose. I risultati di queste analisi sono comunicate alle procure distrettuali per gli adempimenti di loro competenza: e l’aumento delle iscrizioni dei procedimenti per i reati di cui all’articolo 260 c.p. è un chiaro segnale dell’efficacia dell’attività di sensibilizzazione, impulso e coordinamento svolta dalla DIA. Anche se il fenomeno del crimine ambientale è ancora rilevantissimo, e riguarda tutto il territorio nazionale, a partire dalle opere pubbliche che danno luogo in tantissimi casi ad attività illecite in materia di rifiuti.