Commissione di inchiesta sui rifiuti: relazione sulla bonifica dei poli chimici

Premessa. La Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato nella seduta del 9 febbraio 2016 una Relazione sulla situazione delle bonifiche dei poli chimici, il cosiddetto “Quadrilatero del Nord” composto da Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna.

Il Quadrilatero. La Commissione, che ha affrontato in maniera più approfondita la situazione del SIN di Venezia-Porto Marghera in una Relazione apposita (leggi la scheda di sintesi), spiega la scelta di affrontare le vicende dei quattro insediamenti perché accomunati da attività industriali nei settori della chimica e della petrolchimica che si sono protratte per decenni, in seguito venute a mancare o “evolute in produzioni a minore impatto ambientale, lasciando siti contaminati con conseguenti necessità di messa in sicurezza e bonifica”. L’iter di bonifica delle varie aree del Quadrilatero non è omogenea: le criticità riscontrate a Venezia e, come vedremo, a Mantova non sono condivise a Ferrara e Ravenna.

Il SIN di Mantova.  L’area, identificata come Sito di bonifica di Interesse Nazionale nel 2002, si estende per circa 3.5 chilometri quadrati, per un totale di 1030 ettari. La contaminazione riguarda suolo e sottosuolo dove sono presenti metalli, BTEXS, idrocarburi leggeri e pesanti e diossine. Le acque di falda presentano una contaminazione da metalli, composti organici, composti alifatici clorurati cancerogeni, composti alifatici clorurati non cancerogeni IPA, MTBE, ETBE, idrocarburi totali. Suolo, sottosuolo e falda acquifera presentano tutte contaminazione da metalli pesanti.  “La finalità degli interventi – si legge nella Relazione –  è principalmente quella di evitare che la contaminazione della falda e dei canali raggiunga il fiume Mincio e le aree umide a valle”. Le quattro principali aree private interessate sono IES, Belelli Energy CPE, Industria Colori Freddi e Varsalis-Syndial.

La Commissione è critica nei confronti dell’ARPA, la cui comunicazione dei dati relativi al monitoraggio delle acque sotterranee è giudicata non esauriente, in quanto non sono stati forniti “dati analitici e utili a una valutazione aggiornata della situazione ambientale del sito”. Viene inoltre sottolineato come le proposte delle aziende in merito alle aree private riguardino principalmente la messa in sicurezza del SIN e non la completa bonifica dei Siti, mancando inoltre di piani di emergenza in aree che sono considerate a rischio di incidente rilevante. Si rileva infine l’assenza di un piano economico complessivo “che specifichi le spese già eseguite, la provenienza dei finanziamenti, i preventivi di spesa per la bonifica in ciascuna area relativa alle rispettive aziende”.

Il Petrolchimico di Ferrara. Nell’area che si estende complessivamente per circa 250 ettari è stata riscontrata la presenza di alcuni contaminanti quali metalli, idrocarburi organici aromatici, policiclici aromatici, alifatici clorurati cancerogeni e non, alifatici alogenati cancerogeni e ftalati. L’accordo per la bonifica, che risale al 1999, ha visto la sottoscrizione di un Accordo di Programma tra enti locali e istituzionali coinvolti. Dall’altro lato anche le numerose società insediate nello Stabilimento Multisocietario del Petrolchimico di Ferrara si sono coordinate in un consorzio, la IFM Ferrara. “Ogni società è intervenuta autonomamente per la parte concernente i terreni e la falda più superficiale – si legge nella Relazione –  mentre la prima falda confinata è stata gestita in maniera condivisa. Nelle aree che avevano riscontrato livelli d’inquinamento elevati, si sono attivate le necessarie misure di messa in sicurezza di emergenza”.

Non si rilevano nella Relazione della Commissione particolari criticità nell’iter di bonifica, su cui si sono espressi positivamente sia il sindaco di Ferrara ascoltato in audizione che la Commissione stessa. Ad aiutare l’esperienza ferrarese l’estensione circoscritta dell’inquinamento e la presenza di industrie in corso di attività, situazione diversa sia rispetto al SIN di Mantova che al SIN di Venezia – Porto Marghera.

Il Polo Chimico di Ravenna. Nell’area del Polo Chimico di Ravenna le attività di caratterizzazione hanno evidenziato la presenza sia nei terreni che nella falda acquifera di idrocarburi leggeri e pesanti, metalli, IPA e amianto. Come nel caso sopra citato di Ferrara la Commissione sottolinea numerosi aspetti positivi come “l’unitarietà del comparto industriale ed il mantenimento della collaborazione fra le aziende per la gestione degli impianti e servizi ambientali” che, assieme all’attiva presenza delle Amministrazioni locali, “hanno portato ad un importante risultato quale è la predisposizione del progetto operativo di bonifica (iniziato nel 1999-2000, ndr) e messa in sicurezza della falda superficiale a cui hanno partecipato tutte le Aziende dell’attuale stabilimento multisocietario, nonché le aziende subentrate nell’area dopo l’avvio del progetto stesso”. Complessivamente sono stati avviati a tutt’oggi 27 procedimenti di bonifica/messa in sicurezza, 19 completati e 8 in corso.

Il seguito in Assemblea.  La Relazione è stata discussa il 15 febbraio 2016 e 16 febbraio 2016 dall’Assemblea di Montecitorio,  che ha approvato all’unanimità una Risoluzione. Il documento sottolinea alcune peculiarità che hanno consentito a Ferrara e Ravenna di fare più strada rispetto a Mantova e Venezia:

1) accordi di programma tra le imprese interessate e le istituzioni locali

2) l’integrale gestione delle bonifiche a livello locale

3) la minore estensione delle aree inquinate e il prosieguo delle attività industriali nei due siti

4)  l’individuazione di un interlocutore unico in grado di rappresentare le esigenze delle aziende sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vita amministrativo

5) la riduzione del numero e della distanza dal territorio degli interlocutori pubblici e la prospettiva di riuso dei siti per attività produttive a minor impatto ambientale.

Il Senato ha discusso la relazione il 31 marzo 2016, congiuntamente alle altre della Commissione, approvando al termine una risoluzione (vedi allegato).

La nuova relazione di dicembre 2016. Per quanto riguarda Mantova, il monitoraggio del giugno 2015 coordinato da ARPA, di cui si attendevano gli esiti nella precedente relazione,  prevedeva un controllo della qualità idrochimica delle acque sotterranee sia nei piezometri interni agli stabilimenti che in quelli esterni, per un totale di 203 piezometri così suddivisi: sei di EniPower Mantova, nove di Belleli Energy CPE, sessantadue di Versalis (ex Polimeri Europa), quattro di Itas, cinque di Sogefi, quaranta di Syndial, sessantuno della Raffineria IES, tre della provincia di Mantova, quattro di SOL, sette di TEA, due di F.lli Posio. Nell’area IES, la presenza di surnatante (frazione liquida superiore di due liquidi non miscibili) si è ridotta del 10 per cento. In merito alla presenza di elevate concentrazioni di composti alifatici clorurati, la Commissione sollecita la IES a provvedere alla messa in sicurezza della falda nell’area in prossimità del Mincio. Si confermano inoltre le elevate concentrazioni di benzene in alcuni piezometri posizionati a valle della barriera idraulica della società IES.

Il monitoraggio nell’area Industria Colori Freddi San Giorgio ha confermato la contaminazione delle acque sotterranee da composti alifatici clorurati e, in aggiunta, ha riscontrato analoga contaminazione di origine idrocarburica, in particolare da composti organici aromatici e idrocarburi totali. “Tale situazione consente di ipotizzare la presenza di possibili fonti di contaminazione presso l’area di proprietà di Colori Freddi S. Giorgio, quali rifiuti interrati o serbatoi interrati dismessi ma non rimossi”. Viene specificato che, “a fronte dell’indisponibilità dell’azienda a procedere con la realizzazione di indagini volte a caratterizzare e bonificare l’area in questione”, gli enti locali si sono attivati per poter eseguire, in via sostitutiva, il Piano di caratterizzazione ambientale presentato dal Comune di Mantova con il supporto tecnico dell’Arpa ed approvato dalla conferenza dei servizi decisoria del 14 luglio 2015. Si legge inoltre che “le contaminazioni da tetracloroetilene, tricloroetilene e cloruro di vinile in corrispondenza della Colori Freddi San Giorgio rilevano valori compresi tra 4 e 15.000 volte i limiti di legge, mentre le concentrazioni di tetracloroetilene e tricoloroetilene diminuiscono progressivamente verso valle, in corrispondenza delle aziende Posio, Sogefi, Itas, Deposito nazionale e area Villette IES”.

La campagna di monitoraggio dell’area Versalis – Syndial ha confermato essere il benzene il parametro che presenta la contaminazione più diffusa, con valori che in alcuni casi superano il limite di legge di alcune centinaia di migliaia di volte. Viene anche confermato come diversi piezometri ubicati all’interno dello stabilimento petrolchimico risultino contaminati da triclorometano.

Nell’area Collina Area Collina l’impianto di trattamento delle acque di falda sarà sostituito ed integrato entro il 2016 da tre moduli di trattamento acque. Per quanto concerne la bonifica dell’area è stata completata la perimentazione e sono in corso le attività di realizzazione dei pozzi propedeutici alle attività di scavo. E’ stata progettata la copertura mobile per le attività di scavo. Per quanto concerne invece l’area Valliva  la Syndial ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente un documento per procedere alla verifica dei materiali presenti (già accordato l’OK), all’analisi del rischio ecologico e all’eventuale utilizzo della fitorimediazione.

Valutazioni finali della Commissione. “La presenza all’interno del polo chimico di acque sotterranee fortemente contaminate, con concentrazioni elevate che rimangono pressoché costanti nel tempo, conferma la necessità di attivare veri e propri sistemi di bonifica in quanto la sola attivazione di misure di sbarramento idraulico non è sufficiente a far diminuire la contaminazione in falda.…L’elaborazione dei livelli di falda misurati durante la campagna acque 2015 ha messo in evidenza l’elevata influenza esercitata dai corsi d’acqua superficiali, ed in particolare il fiume Mincio, il canale Sisma e il canale Diversivo… In questa campagna di monitoraggio l’assenza di una esatta quantificazione dei composti alifatici clorurati in campioni fortemente contaminati da composti organici aromatici, ha reso sostanzialmente impossibile ricostruire una distribuzione completa dei solventi clorurati all’interno dello stabilimento ENI… Nell’ambito della prossima campagna di monitoraggio si valuterà la possibilità di sviluppare, in accordo con il laboratorio Arpa e i laboratori di parte, una metodica analitica che possa quantificare i composti clorurati in concentrazioni al di sotto dei limiti di legge”.

La Commissione conferma le criticità riscontrate nella precedente relazione: “Si esplicita che i metodi proposti per Mantova dalle varie aziende, ad eccezione dei casi in cui si parli di rimozione dei terreni, assumono caratteristiche di messa in sicurezza e non di completa bonifica; che mancano la redazione di piani di emergenza di tutto il sito SIN, di un piano economico complessivo, di un piano occupazionale, considerata la rilevanza del mantenimento e sviluppo di attività imprenditoriali all’interno del sito nel rispetto della sostenibilità ambientale.  La situazione del SIN «Laghi di Mantova e polo chimico» è segnata da un’elevata pressione ambientale causata dalla somma di effetti di attività industriali a lungo sviluppatesi e ora cessate, in un contesto caratterizzato dalla contiguità con aree naturali di particolare sensibilità. La possibile evoluzione ulteriormente negativa, derivante da cause ad oggi non rimosse, induce a mantenere elevato il livello di attenzione sulla necessaria netta riduzione dei tempi di realizzazione degli interventi attesi e sulla loro concretezza ed efficacia”.

 

Allegato: risoluzione 6-00178 n. 4 del 31 marzo 2016 (PUPPATO, PAGNONCELLI, NUGNES, DI BIAGIO, MARINELLO, DE PETRIS, ORELLANA, COMPAGNONE, AUGELLO, PEPE, ARRIGONI).

Il Senato,

esaminata la relazione sulla situazione delle bonifiche dei poli chimici: il “Quadrilatero del Nord” (Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna), approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 9 febbraio 2016;

premesso che:

l’esame del complesso intreccio operativo, amministrativo, normativo in tema di bonifiche, che ai sensi della legge 7 gennaio 2014, n. 1, istitutiva della Commissione, rientra tra gli oggetti d’inchiesta, e la descrizione delle principali attività in corso in questo campo è utile a orientare le scelte del Parlamento e a portare a conoscenza i cittadini di quanto accade in un settore di fondamentale rilevanza economica, sociale, ambientale e per la salute;

la Commissione ha ritenuto di procedere a singoli approfondimenti in tema di bonifiche che consentano di evidenziare in tempi più rapidi e forme più snelle le criticità, ma anche le prassi positive nelle esperienze in corso;

a fronte dell’esigenza di rapidità a cui la presente relazione risponde, la Commissione ha compendiato la descrizione della situazione dei siti, ferma restando la prospettiva di successiva ulteriore acquisizione ed analisi, su questi ed altri siti da bonificare, di dati tecnici, economici e di valutazione di efficacia degli interventi;

l’eredità ambientale negativa della fase più spinta dell’industrializzazione del nostro Paese caratterizza quello che si definisce il Quadrilatero del Nord dell’industria chimica, formato dai poli di Venezia – Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna;

in questi insediamenti, nel corso di molti decenni, si sono svolte attività industriali nei settori della chimica e della petrolchimica, venute progressivamente a cessare ovvero evolute in produzioni a minore impatto ambientale, lasciando siti contaminati, e come tali formalmente dichiarati, con conseguenti necessità di messa in sicurezza e bonifica che dovrebbero preludere al progressivo reinsediamento di nuove attività nei medesimi siti, caratterizzati da posizionamento strategico ed esistenza di adeguate infrastrutture;

i modelli con cui le necessità di messa in sicurezza e bonifica sono stati affrontati sono diversi tra loro, e l’inchiesta svolta dalla Commissione consente di evidenziarne aspetti positivi e negativi, criticità e opportunità, allo scopo istituzionale di individuare le forme di intervento che realizzino il necessario equilibrio tra i beni, costituzionalmente tutelati, dell’ambiente e dell’attività economica e che prevengano possibili fenomeni illeciti in campo ambientale ma anche nell’attività delle pubbliche amministrazioni;

la gestione dei siti industriali contaminati non ha ricevuto regole da una specifica direttiva dell’Unione europea; tuttavia, a livello comunitario si può cogliere una linea di tendenza che intende coniugare questo tema a quello del consumo di suolo, quindi a rimozione della contaminazione e recupero delle aree evitando di antropizzarne di nuove;

sul versante della parte sana e avveduta dell’imprenditoria chimica vi è una correlativa visione che coglie opportunità economiche nel possibile riuso di aree infrastrutturate e dedicabili a nuove iniziative imprenditoriali una volta bonificate;

la complessità delle procedure e la moltiplicazione dei soggetti in esse coinvolti sono concause del contenzioso in sede giurisdizionale amministrativa e dunque di obiettivi ritardi nel conseguimento di risultati utili;

se, da un lato, la propensione delle aziende coinvolte nei processi di bonifica a impugnare davanti al giudice amministrativo i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni (ma anche quelli usciti dalle conferenze dei servizi) è spesso percepita come tecnica dilatoria, intesa a evitare gli investimenti necessari in base alle prescrizioni impartite, dalla parte privata, per contro, il contenzioso amministrativo è talora descritto come forma di tutela resa necessaria da prescrizioni ritenute inattuabili, ovvero non ragionevoli, o anche soltanto derivanti da inadeguatezze tecniche dei tavoli o da conduzione tecnico-giuridica inadeguata delle conferenze e dei rapporti tra le parti;

il tema delle bonifiche in siti storicamente destinati a produzioni chimiche e petrolchimiche si lega a quello delle strategie industriali complessive in questi settori;

la continuità nella presenza di aziende interessate all’evoluzione dei siti, destinata a concludersi con la piena restituzione a legittimi usi produttivi, è garanzia di continuità di interlocuzione pubblico-privato che a questo risultato deve tendere; al contrario, la circolazione di posizioni soggettive private o, peggio, il fallimento delle aziende insediate, genera possibili contenziosi, interruzioni o abbandono di attività di bonifica; tema che rinvia a quello della prestazione di garanzie finanziarie per le bonifiche, rispetto alle quali gli strumenti normativi e la loro concreta applicazione devono tendere a un vincolo di effettiva destinazione di scopo; senza che eventuali passaggi di proprietà o procedure concorsuali finiscano col far venire meno l’adempimento degli obblighi;

di qui discende la preoccupazione della Commissione che un possibile ridimensionamento della presenza di ENI nel settore chimico possa avere riflessi sui siti e sulle vicende oggetto della relazione;

al contrario, la continuità della presenza imprenditoriale pubblica mediante scelte decise e chiare in tal senso del Ministero dell’economia e delle finanze quale soggetto di controllo di ENI S.p.A. in forza della partecipazione detenuta sia direttamente che indirettamente tramite Cassa depositi e prestiti S.p.A., assume rilevanza per quanto concerne gli investimenti per gli interventi di bonifica nei siti oggetto della relazione della Commissione, garantendone l’attrattività per nuove attività produttive, anche di settore;

gli aspetti critici che la Commissione ha tipicamente rilevato nella vicenda di Venezia – Porto Marghera, e che più ampiamente sono riportati nella relazione ad essi dedicata e pure presentata al Parlamento, rifluiscono negativamente proprio sulle prospettive di reindustrializzazione dell’area;

la rilevata incongruità della parcellizzazione delle competenze nell’esecuzione delle opere di marginamento e rifacimento delle sponde delle macroisole lagunari, suddivisa tra il Provveditorato, la Regione Veneto e l’Autorità portuale, pur essendo gli oneri economici a carico del Ministero dell’ambiente, ha portato al mancato completamento delle opere indispensabili e all’indebolimento delle strutture già realizzate;

il mancato completamento dei marginamenti e del sistema di depurazione delle acque di falda rischia di far disperdere gli oneri sinora sostenuti con risorse pubbliche, e di vanificare i progetti di reindustrializzazione poiché la bonifica costituisce il presupposto ineludibile dell’insediamento di nuove attività produttive e dello sviluppo di quelle esistenti;

la situazione del SIN Laghi di Mantova e Polo chimico appare più composita; la relativa lentezza nello sviluppo delle attività in diverse aree interne al sito sembra derivare dalla pluralità di soggetti privati e di progetti e dalla pluralità di interventi di soggetti pubblici con ruoli asimmetrici: situazione che ha in passato prodotto difficoltà nell’organizzare un’interlocuzione efficace con i soggetti privati coinvolti e un contenzioso giudiziario generato anche dall’assenza di un orientamento finalistico degli interlocutori;

i metodi proposti per Mantova dalle varie aziende, ad eccezione dei casi in cui si parli di rimozione dei terreni, assumono caratteristiche di messa in sicurezza e non di completa bonifica; mancano la redazione di piani di emergenza di tutto il sito SIN, un piano economico complessivo, un piano occupazionale; la mancata trasmissione da parte di ARPA di dati aggiornati, pur già acquisiti dall’agenzia, fa sì che la relazione della Commissione su questo punto non possa considerarsi conclusiva;

i siti di Ferrara e Ravenna, che prevedendo accordi di programma tra le imprese interessate e le istituzioni locali, hanno consentito di gestire le bonifiche nelle aree dei petrolchimici in tempi ragionevoli e con maggiore efficacia rispetto ad altri casi sottoposti alla Commissione; a ciò ha contribuito, oltre all’integrale gestione delle bonifiche a livello locale, anche la minore estensione delle aree inquinate e il prosieguo delle attività industriali nei due siti;

in particolare l’individuazione di un interlocutore unico in grado di rappresentare le esigenze delle aziende sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vita amministrativo ha ridotto i tempi di realizzazione della caratterizzazione e della messa in sicurezza dei siti;

la riduzione del numero e della distanza dal territorio degli interlocutori pubblici e la prospettiva di riuso dei siti per attività produttive a minor impatto ambientale possono concorrere a interventi più efficaci e a prevenire la commissione di illeciti;

caratteristica positiva degli interlocutori risulta essere l’omogeneità, garantita per i pubblici dalla presenza di un interlocutore “capofila” e per i privati dalla conciliazione di posizioni in forma consortile, che ben potrebbero essere incentivate fiscalmente o in altro modo;

forme variamente introdotte di semplificazione e autocertificazione devono indurre, correlativamente, a implementare il sistema dei controlli e la loro efficacia; in tal senso un contributo essenziale potrà essere dato dall’approvazione del disegno di legge n. 1458 di riforma della agenzie ambientali (“Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”);

la recente evoluzione normativa, che da un lato, grazie al nuovo articolo 306-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 disciplina le transazioni tra soggetti pubblici e privati e dall’altro, in forza del nuovo articolo 452-terdecies del codice penale sanziona penalmente l’omessa bonifica, se accompagnata da una presenza efficace, incisiva e giuridicamente sostenuta degli attori pubblici – in primo luogo il Ministero dell’ambiente – è suscettibile di attrarre in area negoziale i comportamenti virtuosi, di far gestire adeguatamente i procedimenti amministrativi prevenendo il contenzioso, di relegare a margine le condotte dilatorie o omissive di cui valutare puntualmente e sin da ora l’eventuale rilevanza penale ai sensi della legge 22 maggio 2105, n. 68, la cui applicazione potrà costituire concreto stimolo a procedere speditamente con le bonifiche;

per la prosecuzione utile ed efficace delle attività di bonifica si richiede dunque non solo la destinazione di risorse economiche ma anche un ruolo attivo della parte pubblica – e in primo luogo del Ministero dell’ambiente – nel perseguire non una logica meramente “procedurale” ma una logica “di risultato”, dimostrando la capacità di coniugare, nell’interlocuzione con gli enti territoriali e i soggetti privati, elevate competenze tecniche e giuridiche e capacità di visione strategica condivisa;

sarà sempre più importante il coinvolgimento dei cittadini e dei loro enti esponenziali; la presenza efficace ed incisiva del Ministero dell’ambiente non può prescindere dall’impegno di risorse economiche per la bonifica dei siti inquinati; l’esclusione dai saldi contabilizzati ai fini del rispetto dei vincoli di finanza pubblica delle risorse destinate agli enti locali per le bonifiche potrà costituire un sostegno concreto,

la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, le Regioni e gli enti territoriali interessati .

(A cura di Claudio Forleo, giornalista professionista)