Le audizioni della Commissione antimafia e delle altre Commissioni sulle politiche di accoglienza e la presenza della criminalità organizzata

 

Premessa. La Commissione antimafia, nell’ambito del filone di inchiesta sul ruolo della criminalità organizzata nella promozione e sfruttamento dei flussi migratori illegali o legali, anche con riferimento alla gestione di alcuni centri di accoglienza, aveva ascoltato il 20 ottobre 2015 il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione l’11 aprile 2017 (seduta parzialmente segretata) il dirigente della sezione politiche per l’immigrazione e l’antimafia sociale della regione Puglia; il 9 maggio 2017 il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro (seduta più volte segretata); il  24 maggio 2017, il prefetto Gerarda Pantalone, nuovo capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione; il 21 giugno 2016 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri (seduta parzialmente segretata); il 27 giugno 2017 la Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia. Si segnala che questa tematica è stata oggetto di attenzione anche da parte di altre commissioni parlamentari: in particolare il dott. Gratteri, titolare dell’inchiesta riguardante il Centro di isola Capo Rizzuto, è stato ascoltato dalla Commissione sui migranti (seduta del 24 maggio 2017) e dal Comitato Schengen (seduta del 23 maggio 2017): le sedute in questione sono state in gran parte segretate; Il prefetto Gerarda Pantalone è stato ascoltato anche dalla Commissione sui migranti (sedute del 16 marzo 2017 e 25 maggio 2017: leggi questa scheda) mentre il dott. Zuccaro è stato audito dalla Commissione migranti (seduta del 9 maggio 2017), dal Comitato Schengen (seduta del 22 marzo 2017) e dalla Commissione Difesa del Senato (seduta del 3 maggio 2017).  Il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, è stato ascoltato il 31 maggio 2017 dal Comitato Schengen. Qui di seguito sono sintetizzati i principali contenuti delle audizioni, sulla base degli stenografici disponibili.

Gli interessi delle mafie e le attività di contrasto. Nel quadro di un’analitica esposizione dei gruppi mafiosi operanti nella provincia di Catania nel traffico della droga e in diversi settori produttivi (e dei significativi successi ottenuti con le indagini della magistratura), il dott. Zuccaro fornisce elementi di dettaglio sul ruolo della criminalità organizzata nell’ambito della tratta di donne, del traffico di esseri umani nel canale del Mediterraneo e del sistema di accoglienza.

Le indagini hanno evidenziato la gravità della tratta di donne, in particolare minorenni, provenienti dai Paesi africani (soprattutto dalle regioni subsahariane) e dei connessi fenomeni di violenza e prostituzione: queste organizzazioni si occupano del trasferimento attraverso i diversi Paesi africani, in collaborazione con gruppi – anch’essi stranieri – che operano in Italia: si sono registrati numerosi arresti. Ribadisce l’importanza di reprimere in modo efficace il traffico di esseri umani (per il quale non risultano attualmente rapporti diretti tra i gruppi di criminalità organizzata che controllano il traffico dei migranti e le nostre mafie locali, anche in relazione alle nuove modalità con cui vengono effettuate le traversate) e, in tale ambito, di approfondire la natura dei contatti e rapporti con le ONG: a tal fine risulta necessario garantire la presenza nelle operazioni di salvataggio delle unità di polizia giudiziaria.  Fornisce infine elementi sull’inchiesta riguardante il Cara di Mineo, il cui processo si svolgerà il prossimo ottobre, ad eccezione dei tre imputati che hanno patteggiato (Odevaine, Menolascina e Cammisa).

L’azione della Direzione nazionale antimafia. Il Procuratore nazionale antimafia fornisce un quadro della normativa penale in materia e dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dei traffici di migranti di cui all’art. 416, comma 6, del c.p. e della tratta di esseri umani di cui agli artt. 600 e ss. del c.p.(entrambi di competenza delle Direzioni distrettuali antimafia) nonché del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cui all’art. 12 del t.u. sull’immigrazione (che ricade nella competenza delle Procure ordinarie, a meno che non sia aggravato dalla finalità mafiosa ex art. 7 del decreto-legge n. 152 del 1991). Da questo versante appare necessario rafforzare lo scambio sistematico informativo, già previsto dal protocollo d’intesa tra procure ordinarie e Direzioni distrettuali, affinché queste ultime possano verificare l’eventuale ipotesi di associazione finalizzata al favoreggiamento.

Il dott. Roberti riferisce in ordine all’aggiornamento delle Linee guida sulle operazioni di salvataggio (con cui si cerca di contemperare l’esigenza primaria di salvare le vite umane e quella di facilitare le indagini sui trafficanti), al fine di adeguarle all’evoluzione delle modalità di trasporto dei migranti verso le coste italiane, dando conto anche delle indicazioni emerse nella importante riunione del 25 maggio scorso cui hanno partecipato rappresentanti delle diverse procure, delle forze di polizia e dell’esercito e degli organismi internazionali impegnati nelle operazioni di salvataggio e controllo dei flussi migratori. A tale proposito sottolinea l’opportunità che anche le ONG – che svolgono attualmente una rilevantissima opera di supporto e supplenza – siano sottoposte a tali linee guida ovvero ad un codice di condotta: tra le misure ipotizzate c’è quella della presenza a bordo della polizia giudiziaria.

Il procuratore nazionale antimafia sottolinea l’importanza dell’Osservatorio sui traffico di migranti e la tratta di esseri umani, cui anche Frontex potrà dare il suo contributo, alla luce della positiva esperienza acquisita dalla Direzione antimafia con la propria banca dati, al fine di agevolare le indagini sulle organizzazioni internazionali criminali che operano in questo campo, indagini che sono estremamente complesse anche a causa della scarsa collaborazione registrata in alcuni Paesi, a partire dalla Libia, la cui situazione politica interna è ancora estremamente difficile.  Non ci sono evidenze attuali di una cogestione con le mafie italiane (se non per forme di supporto logistico garantite dalla camorra per favorire il trasferimento in altri paesi europei) mentre è stato accertato il forte interesse della nostra criminalità organizzata per le risorse riguardanti l’accoglienza.

Il sistema di accoglienza: quadro generale. Il Prefetto Morcone nel 2015 aveva riferito alla Commissione sulle misure adottate nelle diverse Regioni per far fronte alla crescita dei flussi dei migranti; nonostante gli sforzi compiuti dalle prefetture sul piano dei controlli erano già emerse all’epoca situazioni di illiceità ed un interesse da parte della criminalità organizzata sulle risorse destinate ai Centri, soffermandosi in particolare sulla vicenda del Cara di Mineo. Il prefetto Pantalone ha effettuato una ricostruzione generale dell’evoluzione del sistema di accoglienza, attualmente suddiviso tra i 9 CARA, il sistema diffuso di seconda accoglienza dello Sprar e i CAS, centri temporanei per far fronte alle emergenze. Per far fronte alle disfunzioni sin qui registrate è previsto il progressivo maggior coinvolgimento degli enti locali nelle politiche di accoglienza e la concreta attuazione delle misure previste dal decreto legge n. 46 del 2017 (in particolare lo snellimento delle procedure di riconoscimento e l’istituzione dei Centri di rimpatrio per favorire il rimpatrio forzato). Anche per la soluzione dei problemi relativi alla gestione dei centri sono state adottate specifiche misure sia con il nuovo capitolato base elaborato d’intesa con l’Anac sia con l’intensificazione dei controlli ed ispezioni disposta dal Ministro Minniti.

Le domande dei membri della Commissione si sono incentrate sulle cause che hanno favorito i gravi illeciti evidenziati dalle indagini della magistratura riguardanti il centro di Isola Capo Rizzuto sia sul versante delle procedure di affidamento sia sull’assenza di controlli adeguati sull’esecuzione concreta dell’appalto ed anche sulle lacune della relazione periodica del Ministero alle Camere. Il prefetto fornisce alcuni elementi sulla gestione del Centro (questa parte dell’audizione è stata segretata), con particolare riferimento alla Confederazione delle Misericordie, che ha avuto l’affidamento sin dal 2003, prima a trattativa privata e poi a seguito di gara, anche in associazione temporanea di impresa con altri enti (ora la locale Confederazione delle Misericordie di Isola Capo Rizzuto è stata commissariata), rinviando per il resto alle conclusioni dell’inchiesta giudiziaria e di quella amministrativa disposta dal Ministro.

Il ghetto di Rignano. Il dirigente della Regione Puglia, Stefano Fumarulo, ha fornito elementi sulla situazione dei migranti nella provincia di Foggia e, in particolare, del ghetto di San Severo (noto anche come “ghetto di Rignano”) e degli interventi adottati dalla Regione per arrivare alla chiusura di tale ghetto, sorto intorno al 1996, ma sviluppatosi soprattutto negli ultimi anni, in connessione con il controllo esercitato dalle organizzazioni criminali inserite nel meccanismo del caporalato, in cui hanno un ruolo importante i cittadini di origine africana, denominati “capi neri”.

Le indagini sul centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Il dott. Gratteri ha relazionato in merito ai risultati dell’inchiesta, che è stata portata a termine recentemente solo grazie al potenziamento degli uffici della procura di Catanzaro e al maggiore impiego delle forze di polizia: 67 le persone arrestate, tra cui Sacco, Presidente della Misericordia di Isola Capo Rizzuto e Vicepresidente nazionale, e il prete don Edoardo Scordio, accusato di aver ricevuto una significativa somma derivante dall’appalto: le tesi accusatorie della procura sono state sostanzialmente accolte dal tribunale del riesame. Nella parte non segretata il dott. Gratteri evidenzia i guadagni ottenuti con il servizio di catering grazie al fatto che il numero dei pasti effettivamente servito era notevolmente inferiore a quello previsto dal capitolato; una quota rilevante di tali ricavi (36 milioni di euro, sui 102 stanziati dal 2009 ad oggi per il Centro) era poi consegnata ad esponenti delle famiglie della ’ndrangheta di Isola Capo Rizzuto (Arena e Gentile), presenti anche in altre attività illecite (videogiochi e gioco on line, parco eolico, vendita di reperti archeologici). Altre indagini per appurare eventuali complicità sono tuttora in corso.

Altri temi affrontati nel corso dell’audizione del dott. Gratteri. L’audizione del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro è stata l’occasione per approfondire altre tematiche e, in particolare:

  • gli effetti della liberalizzazione delle droghe leggere (il dott. Gratteri ha ribadito la scarsa efficacia di tale misura per il contrasto della criminalità organizzata);
  • il potenziamento degli uffici giudiziari e degli organici delle forze di polizia, da realizzare anche attraverso una redistribuzione delle risorse su tutto il territorio nazionale;
  • l’attività di sollecito delle autorità Maltesi affinchè rispondano alle rogatorie internazionali da tempo trasmesse, utili in particolare alle indagini sulle società che gestiscono il gioco on line da quel Paese;
  • i correttivi da apporre alla riforma del codice antimafia, attualmente in discussione al Senato, soprattutto con riferimento ai criteri qualitativi di ripartizione degli incarichi di gestione dei beni confiscati e alla ridefinizione dei reati per i quali ammettere il sequestro dei beni.

L’audizione della Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia. I rappresentanti della Confederazione nazionale hanno sostenuto che le responsabilità degli illeciti posti in risalto dalle indagini della magistratura sono addebitabili alla Misericordia di Isola Capo Rizzuto, mentre dagli accertamenti effettuati a livello nazionale non erano mai emersi elementi di rilievo, né da parte delle autorità erano state effettuate segnalazioni in tal senso. Tali vicende hanno ora indotto la Confederazione ad apportare modifiche allo statuto al fine di consentire controlli più rigorosi sull’attività delle associate. Gli interventi dei Commissari si sono incentrati sulle ragioni in base alle quali tali anomalie non siano state oggetto di approfondimenti nonostante alcune denunce su comportamenti scorretti messi in atto dai responsabili della Misericordia di Isola Capo Rizzuto.

(ultimo aggiornamento 5 luglio 2017)