Commissione antimafia: sintesi della relazione finale sulle intimidazioni ai danni dei giornalisti e sui condizionamenti della mafia sul mondo dell’informazione

Premessa. La Commissione bicamerale antimafia, al termine di numerosi sopralluoghi ed audizioni, svolti sia in sede di Comitato su Mafia, giornalisti e mondo dell’informazione, che in seduta plenaria (leggi anche questa scheda), ha approvato il 5 agosto 2015 una relazione (Doc.XXIII n. 6) che analizza i rapporti tra mondo dell’informazione ed organizzazioni criminali, che qui di seguito è sintetizzata.

Gli atti di intimidazione nei confronti dei giornalisti. Il primo fenomeno oggetto di esame da parte della Commissione è quello degli atti di intimidazione ai danni dei giornalisti: oltre 2000 dal 2006 ad oggi, secondo i Rapporti di Ossigeno, e ben 500 nel solo 2014, con un aumento del 20 per cento rispetto al 2013 (stime per difetto, se si tiene conto che molti episodi non sono denunciati): si va dalle tradizionali forme di intimidazione  (pallottole recapitate a domicilio, bombe inesplose, lettere e telefonate minatorie, linciaggi mediatici sui social network) alle violenze vere e proprie (aggressioni fisiche e danneggiamenti) per arrivare agli undici casi di omicidio per mano delle organizzazioni mafiose e terroristiche (otto assassini di giornalisti uccisi dalla mafia sono avvenuti in Sicilia). Più di trenta sono i giornalisti sottoposti a misure di protezione da parte del Ministero dell’Interno. Solo Val d’Aosta e Molise non hanno registrato lo scorso anno aggressioni o intimidazioni: emblematico è il caso del Lazio, dove si sono registrati nel 2014 il maggior numero di episodi, a riprova di un fenomeno oggi diffusissimo ben oltre le tradizionali aree meridionali. E sono pochissimi i casi in cui si riesce ad individuare gli autori di tali atti.

L’influenza delle organizzazioni criminali sugli organi di informazione. Un secondo aspetto oggetto di analisi da parte della Commissione è quello dei rapporti stretti che talora intercorrono tra mezzi di informazione ed organizzazioni mafiose a tutela dei reciproci interessi: le numerose testimonianze raccolte nel corso delle audizioni testimoniano che quotidiani e siti internet svolgono talora un’opera di fiancheggiamento, attraverso campagne di delegittimazione del corpo politico, giudiziario o amministrativo, ovvero garantiscono un’informazione reticente o compiacente; soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno alcuni proprietari delle testate svolgono attività di condizionamento nei confronti dei giornalisti, in assenza di una reazione adeguata dell’ordine dei giornalisti; in alcuni casi le campagne diffamatorie nei confronti dei giornalisti più impegnati nella denuncia delle illegalità provengano dall’interno del mondo stesso dell’informazione (ad es. un blog, o una radio o televisione locale).

Le querele per diffamazione. Un altro fenomeno molto rilevante è rappresentato dalle querele per diffamazione, in continua crescita, così come le citazioni per danni temerarie, caratterizzate dalla richiesta di danni per importi elevatissimi: si tratta di strumenti legittimi, ma utilizzati spesso come mezzo efficacissimo per condizionare il giornalista, soprattutto quelli meno garantiti da strutture editoriali molto solide; nel caso dei freelance, che offrono il loro servizio operando all’esterno, il grado di condizionamento è ovviamente fortissimo.

Libertà di stampa e disciplina della diffamazione. La relazione si sofferma a lungo sulla necessità di difendere la libertà di stampa anche attraverso la modifica della disciplina della diffamazione a mezzo stampa, da tempo oggetto di iniziative legislative (il testo dell’As 1119-B è attualmente all’esame del Senato). L’istituto della rettifica, ad esempio, che garantisce un’utile tutela alla persona ingiustamente offesa, potrebbe essere ulteriormente perfezionato prevedendo che, in sua assenza, non si possa esercitare il diritto di querela/citazione in giudizio (rimando affidato al giudice la verifica sulla capacità della rettifica stessa di sanare il danno subito e di quantificare il danno residuo).

Interventi a garanzia della libertà di informare. La tutela del diritto di informare, intesa come possibilità di diffondere, attraverso i mezzi di comunicazione, notizie e commenti su vicende di interesse per la comunità, va ben oltre le problematiche della diffamazione. Si propone innanzitutto una tutela penale per i giornalisti minacciati, sanzionando chiunque ponga in essere condotte di violenza, minaccia, danneggiamento al fine di condizionare la libertà dei diversi mezzi di comunicazione. Parallelamente dovrebbe essere punita la reiterata pubblicazione di notizie false, quando essa è finalizzata alla denigrazione o delegittimazione di singoli o di istituzioni. Poi va rafforzata la tutela dei giornalisti privi di contratto, prevedendo l’obbligo di assicurazione obbligatoria – o di anticipare le spese del procedimento in caso di querele o richieste danni per diffamazione – ed una revisione (per questo aspetto e per quello delle retribuzioni) del contratto collettivo, in modo da assicurare sicurezza economica e dignità professionale per gli operatori dell’informazione. Un altro aspetto importante riguarda la effettiva trasparenza sulla proprietà delle testate giornalistiche, superando lo schermo oggi rappresentato dalle società di comodo, in modo da rendere noti gli elementi identificativi del vero proprietario: le violazioni dovrebbero essere pesantemente sanzionate.

Discussione in Assemblea. L’Aula di Montecitorio ha discusso la relazione il 29 febbraio 2016 ed il 3 marzo 2016, approvando all’unanimità, con il parere favorevole del Governo, la risoluzione presentata al termine della discussione a firma Bindi, Fava, D’Uva, Carfagna e Garavini (risoluzione n. 6–00211).

(ultimo aggiornamento 4 marzo 2016)