Commissione antimafia: audizioni sulla strage di via D’Amelio

Premessa. La Commissione di inchiesta antimafia, nell’ambito degli approfondimenti sulla strage di via d’Amelio, ha ascoltato il 12 luglio 2017 i magistrati Camarra e Russo, che lavorarono con Paolo Borsellino quali sostituti nel periodo in cui questi fu procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala; successivamente la Commissione ha ascoltato il 13 settembre 2017 e il 19 settembre 2017 (seduta largamente segretata) il sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Antonino Di Matteo, che ha chiesto di essere ascoltato per fornire il proprio contributo su tali vicende, in considerazione del fatto che all’epoca dei fatti era in servizio presso la procura di Caltanissetta. Si segnala che nel corso della missione a Palermo del luglio 2017, la Commissione ha ascoltato anche la dottoressa Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo Borsellino (per l’audizione di Lucia Borsellino, responsabile del coordinamento dei programmi di sviluppo e ricerca dell’Agenas e della formazione manageriale, vedi questa scheda). Qui di seguito sono sintetizzati i contenuti delle audizioni, sulla base degli stenografici disponibili.

L’audizione dei magistrati Camarra e Russo. I due magistrati descrivono alcuni aspetti del loro rapporto di collaborazione con Paolo Borsellino, che è proseguito anche dopo il trasferimento di Borsellino a Palermo, soffermandosi in particolare sull’esperienza dei collaboratori di giustizia, che hanno fornito in molte circostanze informazioni utili per la conoscenza del fenomeno mafioso e per lo svolgimento di importantissimi processi. L’audizione si è concentrata soprattutto sul ruolo svolto da Domenico Signorino, applicato alla procura della Repubblica di Marsala, nell’ambito degli atti di indagini relativi al processo all’ex senatore Enzo Inzerillo (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e sul “tradimento di un amico” denunciato da Borsellino poco prima della strage di via D’Amelio.

I risultati ottenuti con le indagini sulle stragi. Il procuratore Di Matteo rivendica l’importantissimo lavoro compiuto dai magistrati, che hanno condotto a ben 26 condanne definitive per concorso nella strage di via D’Amelio (tra il c.d. “via D’Amelio-bis” e il c.d. “via D’Amelio-ter”, confermate fino alla Cassazione e la cui responsabilità non è mai stata posta in discussione. Questo per contestare le ricostruzioni portate avanti anche sulla stampa che parlano di “Paese delle stragi impunite” e di 25 anni persi nella ricerca della verità. Lo stesso processo di revisione ha riguardato, per quanto concerne gli imputati del “via D’Amelio-bis” solo 7 soggetti, 6 dei quali già assolti in primo grado, per i quali gli stessi pubblici ministeri avevano chiesto l’assoluzione.

La necessità di ulteriori approfondimenti. Il dott. Di Matteo illustra in dettaglio una serie di elementi, emersi nel corso delle indagini, che giustificherebbero una riapertura delle indagini al fine di individuare i mandanti delle stragi, esterni a Cosa nostra: via D’Amelio non può infatti considerarsi solo una strage di mafia. Tale aspetto è stato oggetto anche di alcune domande da parte dei membri della Commissione.

Il caso Scarantino. Una parte rilevante dell’audizione del magistrato si è incentrata sulle dichiarazioni del pentito Scarantino. Di Matteo, nel sottolineare l’importanza di approfondire le ragioni che hanno condotto Scarantino a formulare una deposizione in gran parte mendace e gli eventuali mandanti di questa opera di depistaggio, sottolinea peraltro che le condanne comminate nei due processi per via D’Amelio prescindono in larghissima parte da questa testimonianza, essendo basate su altri elementi di prova. Anche su tale aspetto – e sulla mancata considerazione da parte dei magistrati che conducevano le indagini delle considerazioni svolte dal giudice Bocassini sull’inattendibilità di Scarantino – sono stati richiesti ulteriori chiarimenti nel corso della discussione.

(ultimo aggiornamento 22 settembre 2017)