Commissione antimafia: audizioni riguardanti le iniziative antiusura e antiracket ed il fondo per le vittime delle mafie

Premessa. La Commissione antimafia ha dedicato particolare attenzione al fenomeno dell’usura e del racket, ascoltando il Commissario che coordina le iniziative anti usura (sedute del 14 maggio 2014 e del 25 novembre 2014) e dedicando tre audizioni per ascoltare le proposte dei rappresentanti dell’associazione Addiopizzo  (seduta 18 giugno 2014 ) e della Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura italiane – FAI (sedute 25 giugno 2014 e del 4 luglio 2017). Nel corso dell’audizione del 22 marzo 2016, il Ministro per l’Interno ha approfondito le problematiche inerenti il Fondo per i risarcimenti alle vittime delle mafie. Qui di seguito sono sintetizzati i contenuti principali delle audizioni, sulla base dei resoconti disponibili.

Il contesto di riferimento. il fenomeno delle estorsioni e dell’usura continua ad essere rilevantissimo e diffuso, non solo nelle regioni meridionali ma anche del nord, come testimoniato anche dai dati sulle richieste di accesso ai benefici previsti dalla normativa vigente.

Tali benefici, unitamente all’attività di sensibilizzazione ed assistenza svolta dalle associazioni di volontariato presenti sul territorio e da alcune associazioni di categoria (in particolare Confindustria Sicilia), hanno favorito esperienze di denuncia e solidarietà molto importanti, anche se Addiopizzo ad esempio, conta 900 adesioni: poche rispetto alle migliaia di aziende della provincia di Palermo, ma dato significativo se rapportato alle estreme difficoltà incontrate dall’associazione nell’avviare un processo di denuncia del fenomeno mafioso. All’inizio degli anni ’90 l’imprenditore che denunciava era in una situazione di assoluta omertà e solitudine; oggi, nella gran parte dei casi corre limitati rischi per la propria incolumità e l’attività economica che esercita, come confermato dal fatto che nella provincia di Palermo solo pochi gli operatori sottoposti a forme di tutela rafforzata. Ancora inadeguato, in ogni caso, è il fenomeno delle denunce collettive, che pure rappresenterebbe uno strumento per salvaguardare meglio gli stessi operatori economici.

Le attività economiche più colpite, sia per usura che per estorsione, sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio ed il settore delle costruzioni. Nelle estorsioni, sono più interessate le attività alberghiere e di ristorazione; nell’usura, il settore agricolo e l’agroalimentare. Durante le audizioni è stato sottolineato che il racket oggi è soprattutto legato ai “benefici” che l’operatore economico può usufruire dalla criminalità organizzata (ad esempio in termini di commesse, di recupero dei crediti o di gestione di vertenze sindacali): e su questo versante la strada da fare è ancora lunga. E si registra anche un’evoluzione dei fenomeni estorsivi, con l’affermarsi di nuove forme di estorsione, come la somministrazione di servizi e il rilevamento delle aziende.

Il processo di affinamento delle procedure. Durante l’audizione del 25 novembre 2014, il nuovo Commissario ha sottolineato la positiva evoluzione in corso, con riferimento sia alla riorganizzazione interna ed al processo di informatizzazione, sia all’opera di confronto con le prefetture e la magistratura al fine di risolvere problemi di interpretazione della normativa ed arrivare ad una maggiore uniformità su tutto il territorio.

La gestione degli incentivi. Il Comitato di gestione dei fondi per le vittime dell’usura e del racket ha complessivamente deliberato provvidenze pari a 19 milioni di euro nel 2012 e a 31 milioni di euro nel 2013. Le risorse del fondo di prevenzione sono pari a circa 70 milioni di euro annui. Viene evidenziato il fenomeno delle difficoltà incontrate sovente dai destinatari dei mutui nel corrispondere le rate, ciò che rende auspicabile la definizione di forme di assistenza innovative ed anche una valutazione dell’adeguatezza dei benefici previsti.

Vanno poi considerati i progetti finanziati a carico dei fondi strutturali del PON sicurezza, sulla base di una valutazione dei progetti medesimi e della loro successiva rendicontazione, per un importo complessivo pari a 14 milioni di euro nel 2013. A tale riguardo è stata sottolineata la necessità, da un lato, di una gestione rigorosissima dei benefici (anche attraverso una verifica puntuale del rispetto degli obiettivi di ciascun progetto); e, dall’altro, di incentivare le associazioni interessate al fine di utilizzare integralmente le risorse messe a disposizione dalla Comunità europea.

(Per un’analisi dettagliata dell’utilizzo dei fondi vedi la relazione per il 2013 predisposta dal Commissario straordinario ed i dati sul primo semestre 2014).

Le associazioni antiracket. Alcune associazioni di volontariato hanno un’organizzazione molto valida e consolidata, come Addiopizzo, Fai, SOS Impresa rete per la legalità e la Fondazione nazionale antiusura Giovanni Paolo II Onlus (le ultime tre siedono nel Comitato di gestione del Fondo di solidarietà); altre si stanno attrezzando (come la Fondazione antiusura Onlus, presieduta dal vicepresidente di Libera). Accanto ad esse si sono sviluppate negli ultimi anni tantissime associazioni e fondazioni, segno di una forte presa di coscienza da parte della società civile: al tempo stesso, le prefetture sono chiamate a vigilare sull’attività effettivamente svolta da tali soggetti, al fine di verificarne la reale affidabilità e capacità operativa e giungere così ad una revisione periodica degli elenchi. La concessione dei benefici previsti dalla normativa vigente a favore delle associazioni che svolgono attività di assistenza e prevenzione è un fatto molto importante e va mantenuta, ma essa deve essere effettuata con estrema attenzione e con procedure che assicurino la massima trasparenza: il Commissario ha citato vari casi di revoca dei benefici economici ed in particolare di quello attivato a seguito di una condanna per favoreggiamento in associazione mafiosa per il presidente di un’associazione antiracket. E’ stata comunque sottolineata l’opportunità, da un lato, di rendere ancora più rigorosi i requisiti per il riconoscimento previsti dalla legge n. 3 del 2012 (ad esempio prevedendolo solo per i soggetti che abbiano scelto di dedicarsi in maniera pressoché esclusiva a tale delicatissima attività e che dimostrino di aver effettuato un significativo numero di denunce; e consentendo la revoca dei benefici sulla base di una richiesta di rinvio a giudizio per reati gravi senza attendere la condanna in via definitiva) e, dall’altro, di sostenere l’allargamento della rete di solidarietà sul territorio, individuando modalità per accrescere l’esperienza e la professionalità delle associazioni, anche attraverso specifiche attività di formazione per i promotori di nuove iniziative sul territorio.

Altre proposte di intervento. Nel corso delle audizioni è stata sottolineata l’utilità di misure amministrative (e non penali, prive di un reale effetto deterrente), che rendano sconveniente il fenomeno dell’acquiescenza da parte degli imprenditori, partendo dalla positiva esperienza dell’”obbligo di denuncia” già introdotta nel nostro ordinamento per coloro che hanno rapporti con la pubblica amministrazione: si potrebbe prevedere la sospensione temporanea dell’attività produttiva, commerciale o artigianale. Molto utile sarebbe anche la diffusione dei codici etici delle associazioni di categoria, con espulsione dall’associazione del socio che paga il pizzo. La Fai ha sollecitato anche la modifica della legge n. 512 del 1999 al fine di ripristinare l’erogazione del risarcimento anche alle associazioni che svolgono assistenza legale, oggi limitata alle sole persone singole.

L’audizione del Ministro per l’Interno. L’audizione del 22 aprile 2016 è stata finalizzata all’approfondimento delle criticità relative al fondo per le vittime delle mafie di cui al Dpr n. 60 del 2014, con il quale sono state unificate le risorse di due distinti fondi, quello antimafia e quello antiracket e anti-usura.  Il Ministro, presentando i dati sulle richieste di risarcimento evase nel corso del 2014 e 2015, sottolinea le problematiche derivanti dalla crescita notevolissima delle richieste di risarcimento da parte delle associazioni rispetto a quelle delle vittime delle mafie. La legge, infatti (art. 91 del codice di procedura penale) prevede che enti e associazioni senza scopo di lucro, i cui fini di interesse sociale siano stati riconosciuti per legge, possono esercitare in giudizio gli stessi diritti della persona offesa dal reato, anche se non hanno patito alcuna forma diretta di lesione: la domanda d’accesso al Fondo può essere formulata da associazioni iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Di fronte al manifestarsi del fenomeno di associazioni create al solo scopo di ottenere finanziamenti dallo Stato, senza svolgere in realtà alcuna azione di tutela delle vittime di estorsione ed usura, è stata ventilata la necessità di istituire una sorta di filtro di accesso al Fondo, al fine di salvaguardare le vittime delle mafie e le associazioni che meritoriamente operano nel settore con grandissimo impegno; ciò ha condotto ad una sospensione dei risarcimenti. Il Consiglio di Stato, interpellato in via consultiva (parere n. 305 del 2016), ha peraltro espresso l’avviso che tale filtro potrà essere realizzato solo con una modifica della legge e non in via regolamentare ovvero con una verifica sulla affidabilità dei soggetti richiedenti in via amministrativa (aldilà dei casi espressamente previsti dalla normativa, quali l’esistenza di specifiche sentenze di condanna o di misure di prevenzione, art. 4 della legge n. 512 del 1999).  (Su tale argomento vedi anche la seduta della Camera del 18 marzo 2016).

La seconda audizione della FAI. Nell’audizione del 4 luglio 2017 i rappresentanti della Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura italiane, nel ribadire la pinea correttezza del loro operato, hanno lamentato – in occasione della recente, nuova campagna di stampa tesa a delegittimare il movimento antiracket – l’assenza di una manifestazione di solidarietà da parte di tutte le Istituzioni (ed in particolare del commissario antiracket), a differenza di quanto accadde nella precedente campagna del 2008. Si tratta di un aspetto essenziale per la vita di tali associazioni perché rischia di incrinarsi sia il rapporto di fiducia con gli imprenditori che denunciano sia quello con gli organismi dello Stato.

La FAI ha altresì illustrato i contenuti di una proposta di legge popolare volta, da un lato, a superare l’attuale figura del Commissario straordinario, al fine di assicurare maggiore coordinamento ed impulso alle iniziative antiracket e antiusura e, dall’altro, a intensificare i controlli sulle associazioni che operano in questo campo, prevedendo un unico Albo a livello nazionale e rendendo ad esempio necessaria la certificazione antimafia per il loro riconoscimento. Viene inoltre proposta l’estensione dell’obbligo di denuncia delle estorsioni, a partire dai casi riguardanti soggetti che ottengono in concessione beni dello Stato (come le concessioni del demanio marittimo per stabilimenti balneari).

(ultimo aggiornamento 11 luglio 2017)