Commissione antimafia: audizioni dei rappresentanti del Governo

 

Premessa. La Commissione antimafia ha svolto una serie di audizioni con i rappresentanti del Governo, in particolare con i Ministri Cancellieri (Giustizia), Alfano e Minniti (Interni), Orlando (Giustizia), il Vice Ministro Bubbico (Interni), il sottosegretario Gozi (Presidenza del Consiglio con delega alle politiche europee), il sottosegretario Baretta (Economia): vedi le sedute del 9 dicembre 2013, 30 gennaio 2014, 3 febbraio 2014, 8 maggio 2014, 19 giugno 2014, 17 luglio 2014, 30 giugno 2015, 8 luglio 2015, 15 marzo 2016, 14 giugno 2017. In particolare, la seconda audizione del Ministro della Giustizia è servita anche per ricostruire gli interventi già realizzati in questa legislatura (legge sullo scambio elettorale politico mafioso, disposizioni sul riciclaggio, normativa sui reati ambientali, legge su corruzione e falso in bilancio), i provvedimenti ancora in corso di esame su beni confiscati e riforma del codice antimafia (per il quali il ministro Orlando si augura un sollecito completamento dell’iter parlamentare, utilizzando il lavoro già svolto dalle commissioni Giustizia di Camera e Senato) e altre misure importanti sulle quali il Governo ha recentemente presentato le sue proposte (come quelle di revisione della legge fallimentare contenute nel decreto legge n. 83 del 2015); l’ultima audizione del Ministro Minniti è stata rivolta anche ad inquadrare l’evoluzione dei diversi gruppi criminali in Italia e le principali misure di contrasto adottate. Si segnala inoltre che un’audizione del Ministro dell’Interno si è svolta nelle sedute del 15 marzo 2016 e del 22 marzo 2016, con specifico riferimento allo scioglimento delle amministrazioni per infiltrazioni della criminalità organizzata (leggi questa scheda). Qui di seguito sono sintetizzati i principali contenuti delle audizioni, sulla base degli stenografici finora pubblicati.

Quadro generale delle mafie in Italia. Nell’audizione del 14 giugno 2017 il Ministro dell’Interno ha presentato un quadro aggiornato sui diversi gruppi criminali operanti in Italia.  Cosa nostra ha subito colpi rilevantissimi e ciò ha indotto l’organizzazione a mutare strategia, scegliendo un profilo più basso rispetto alla strategia stragista del passato: proprio la decapitazione dei vertici comporta attualmente una crisi di leadership di cui potrebbero anche approfittare i vecchi capi di Cosa nostra una volta usciti dal carcere. L’ndrangheta rappresenta oggi l’organizzazione mafiosa più forte, ramificata in tutto il territorio nazionale e presente in diversi settori (stupefacenti, appalti, pizzo, gioco etc). La camorra ha una natura molto più frammentata e fluida, situazione aggravata anche dai numerosi arresti, che favorisce i conflitti interni tra le diverse famiglie, testimoniati anche dall’elevato numero di omicidi riscontrato negli ultimi tempi: contro la camorra sono state intensificate le azioni investigative e quelle di controllo del territorio. Per quanto riguarda la Sacra corona unita viene messo in risalto soprattutto lo stretto rapporto con la mafia albanese, che opera nel commercio di stupefacenti con modalità tipiche delle organizzazioni mafiose italiane.

Beni confiscati. Sono stati conseguiti risultati rilevantissimi nel sequestro dei beni della criminalità organizzata (oltre 11 mila beni immobili e circa 6 mila mobili) ma rimangono molti problemi sulla gestione dei beni stessi e sul loro riutilizzo. A tal fine sono state avanzate proposte volte, da un lato, a migliorare le procedure e, dall’altro, a rendere più efficace l’azione dell’Agenzia per i beni confiscati.

Sotto il primo aspetto, è stata segnalata innanzitutto la necessità di allargare l’area dei beni sottoponibili al vincolo, escludendo che la legittima provenienza dei beni possa essere giustificata adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli sia frutto di evasione fiscale e prevedendo in alternativa la possibilità di disporre il sequestro per equivalente anche dei beni di illecita provenienza dei quali il proposto abbia la disponibilità. Da ampliare anche il ricorso alla c.d. confisca allargata, consentendo ad esempio di proseguire l’esecuzione della misura patrimoniale anche nei confronti degli eredi e degli aventi causa del condannato, in caso di morte del soggetto nei cui confronti era stata disposta la confisca con sentenza passata in giudicato. Si prevede inoltre la possibilità di superare i vincoli attualmente esistenti nell’assegnazione dei beni, che spesso sono un ostacolo al concreto riutilizzo dei beni, ferme restando le rigorose precauzioni previste dal codice antimafia per evitare un ritorno del bene nelle mani della criminalità. Tra le ipotesi avanzate, quella di ricorrere all’istituto meno invasivo del controllo giudiziario (invece dell’amministrazione giudiziaria) nella fase di riavvio dell’attività delle aziende. Poi occorre introdurre nuove forme di sostegno volte a salvaguardare la capacità produttiva e i livelli occupazionali delle imprese sequestrate, in un quadro di piena legalità, nei casi in cui esistano reali prospettive di continuazione e ripresa dell’attività produttiva. In ogni caso, la vendita degli immobili ai privati continuerà a rimanere l’extrema ratio cui ricorrere solo quando risulta impossibile ogni impiego per fini sociali e istituzionali. Da correggere anche le disposizioni sugli amministratori giudiziari, ridefinendo i requisiti necessari per accedere all’albo, rendendo più trasparenti i criteri di nomina ed evitando che un amministratore possa ricevere una pluralità di incarichi per aziende in concorrenza tra loro. Da rivedere infine la disciplina sui diritti dei terzi.

Per quanto riguarda l’Agenzia, le proposte riguardano il potenziamento della struttura (un’unica sede a Roma, l’utilizzazione in via esclusiva degli uffici territoriali del Governo quali strutture periferiche dell’Agenzia, l’ampliamento dell’organico) ed una più stretta collaborazione con le altre Amministrazioni (in primis le prefetture) e le Agenzie pubbliche. In tale quadrò è prevista anche la revisione della governance, con un maggiore coinvolgimento di esponenti del mondo del volontariato e degli enti locali ed con una maggiore utilizzo delle professionalità manageriali specializzate: ad esempio, è prevista la partecipazione diretta del Ministero dello sviluppo economico, che ha specifica competenza nella gestione, rilancio o liquidazione di aziende in difficoltà. Il Ministro Minniti ha sollecitato la rapida approvazione delle proposte di legge di riforma del codice antimafia, che comprendono al loro interno anche le indispensabili misure di potenziamento dell’Agenzia per i beni confiscati.

L’autoriciclaggio. Le due commissioni ministeriali (istituite presso la Presidenza del Consiglio e presso il Ministero degli interni) hanno formulato numerose proposte di adeguamento del codice penale. Un tema fondamentale è rappresentato dall’introduzione nel nostro ordinamento della fattispecie dell’autoriciclaggio, con una modifica dell’articolo 648-bis, che attribuisca rilevanza penale alla condotta di chi, avendo commesso un delitto non colposo, sostituisca, trasferisca o impieghi denaro, beni o altre utilità, per finalità imprenditoriali o finanziarie.

Legge anticorruzione e falso in bilancio. Si tratta di un provvedimento molto importante, la cui efficacia dovrà essere verificata in sede di attuazione pratica. Eventuali correzioni potranno essere individuate, secondo il Ministro della Giustizia, dopo che si sarà affermata una giurisprudenza consolidata in materia.

Legge fallimentare. Il Ministero della Giustizia ha sottolineato l’importanza del lavoro di una speciale Commissione di riforma delle procedure concorsuali, in parte trascritto nel decreto legge n. 87 del 2015, che interviene nuovamente in materia fallimentare, nella consapevolezza della capacità aggressiva da parte delle organizzazioni criminali o di quella fascia grigia che si colloca tra economia legale ed economia illegale. Il lavoro svolto dalla Commissione ministeriale potrà essere utile anche per meglio definire la gestione delle aziende sottratte alla mafia.

Cooperazione internazionale. Vanno ulteriormente sviluppati gli accordi bilaterali finalizzati ad agevolare lo scambio di informazioni (ad esempio per l’individuazione all’estero dei patrimoni di illecita provenienza), rendere esecutivi i provvedimenti giudiziari ed incentivare la formazione professionale. E l’Italia deve continuare a svolgere un ruolo molto importante anche al termine del periodo di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, dando innanzitutto un impulso decisivo all’attuazione delle risoluzioni del Parlamento europeo, che pongono in particolare evidenza la necessità di migliorare l’efficacia dell’azione di neutralizzazione dei patrimoni in tutto il territorio dell’Unione, creando l’ufficio del pubblico ministero europeo (la c.d. procura europea), strumento importantissimo per il contrasto ai reati finanziari ai danni dell’Unione europea, e riformando l’Eurojust. Ma occorre anche superare i ritardi esistenti nella concreta attuazione delle decisioni quadro adottate dal Consiglio europeo tra il 2000 e il 2009 in materia di mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie, ferma restando la necessità di ottenere a livello comunitario l’inclusione anche delle misure di prevenzione patrimoniale anche in assenza di condanna penale, così come disciplinate dal nostro ordinamento.

Testimoni e collaboratori di giustizia. La Commissione centrale prevista dalla legge n. 82 del 1991 è l’organo amministrativo competente alla definizione e all’applicazione delle speciali misure di protezione per i testimoni e i collaboratori di giustizia (a fine febbraio 2014 risulta una platea dia 1.232 soggetti coinvolti, dei quali 82 risultano essere testimoni di giustizia e 1.150 collaboratori, cui si devono aggiungere i loro familiari, per un totale di 5.909 persone). Lo Stato impegna risorse molto rilevanti, rispetto alle quali resta una situazione di insoddisfazione da parte dei beneficiari del trattamento.

È stata sottolineata la necessità di ridefinire il quadro normativo, sia differenziando i trattamenti in base al contributo concretamente fornito dai singoli testimoni sia garantendo adeguati aiuti anche ai testimoni che rimangono in loco, incentivandone così la permanenza nel luogo di residenza. Da approfondire in particolare la proposta di rendere obbligatoria l’assunzione dei testimoni di giustizia, ponendo gli oneri a carico del bilancio dello Stato, anche in sovrannumero rispetto alle dotazioni esistenti, in modo da facilitare la ricostruzione di un percorso di vita e di lavoro da parte dei testimoni. Anche il Ministro Minniti, nell’attesa dell’approvazione del provvedimento definito dalla Camera, ha illustrato l’ipotesi di una Carta dei diritti e dei doveri dei collaboratori e dei testimoni di giustizia.

Gioco d’azzardo. L’audizione con il sottosegretario all’Economia e alle Finanze è servita ad approfondire i contenuti dello schema di decreto legislativo in materia di giochi, predisposto dagli uffici ministeriali in attuazione della delega, prevista dalla legge n. 23 del 2014 ma non esercitata dal Governo, con particolare riferimento alle misure di contrasto delle illegalità del settore, ivi incluse quelle riguardanti le problematiche del riciclaggio e della tracciabilità dei capitali delle società concessionarie. Nel corso della discussione è stato affrontato anche il tema del contenzioso in atto con una società che opera nel settore, destinataria di provvedimenti interdittivi antimafia e attualmente commissariata ai sensi del decreto legge n. 90 del 2014. Il Ministro Minniti ha evidenziato il forte interesse della ‘ndrangheta nel settore delle scommesse clandestine e, più in generale, del mondo dello sport, dilettantistico e professionistico.

La gestione dei centri di accoglienza. Il Ministro Minniti riferisce delle iniziative assunte dall’esecutivo, prima ancora delle risultanze delle ultime indagini giudiziarie, per contrastare la presenza di gruppi criminali nella gestione dei fondi per l’accoglienza dei migranti: si inseriscono in tale contesto il nuovo capitolato degli appalti dei servizi gestiti dai Centri, l’intenso programma di ispezioni volto ad appurare ogni tipi di illecito (e dei cui risultati potrà dar conto alla Commissione) e lo sviluppo delle forme di accoglienza diffusa (che renderebbe scarsamente “appetibile” questo settore alle mafie).

Comuni sciolti per mafia. Il Ministro dà conto del forte impegno per contrastare le infiltrazioni della criminalità negli enti locali. 64 accessi (alcuni in fase di definizione) e 46 scioglimenti dall’inizio della legislatura; 24 i commissariamenti in corso. Ritiene importante la ridefinizione del quadro normativo garantendo un supporto efficace alle amministrazioni coinvolte, sia laddove si manifesti un pericolo di condizionamento sia dopo lo scioglimento, potenziando il ruolo dei commissari straordinari.

Appalti. Il Ministro Minniti sottolinea la necessità di assicurare la massima trasparenza delle procedure di gara, a partire dagli interventi di ricostruzione post sisma, sviluppando ulteriormente il sistema delle interdittive antimafia.

(ultimo aggiornamento 26 giugno 2017)