Commissione antimafia: audizione del Governatore della Banca d’Italia

Premessa. La Commissione antimafia ha dedicato la seduta del 14 gennaio 2015 all’audizione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco,  incentrata sull’analisi dell’impatto delle attività delle associazioni mafiose sul sistema produttivo  e delle misure atte a contrastare la formazione dei patrimoni illeciti ed il loro riciclaggio.

Per una “misurazione” delle attività economiche della criminalità organizzata. Per stabilire il “peso” dell’economia criminale occorre previamente definirne gli ambiti: secondo l’ISTAT, “sono illegali sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibiti dalla legge, sia quelle attività che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati”. Per quanto possa risultare complessa una misurazione di fenomeni tipicamente “sommersi” quali sono le attività criminali, si annoverano molteplici metodologie.

La prima impostazione (riferita al valore economico di quanto prodotto in queste attività) si traduce in indicatori, di carattere oggettivo e soggettivo (in particolare: interviste), riferiti alla diffusione dell’economia criminale, al valore delle attività ed al grado di infiltrazione nella economia legale. Tuttavia, le analisi effettuate sulla scorta di tali indicatori non vengono considerate del tutto attendibili, sia per la difficoltà di utilizzare criteri e concetti uniformi con il contesto internazionale sia, nel caso di indicatori soggettivi, per l’eccessivo condizionamento degli intervistati dalle notizie riportate dai media.

Il secondo approccio, le cui conclusioni appaiono più significative, si propone di misurare l’impatto economico della criminalità non tanto nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, ma nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione della criminalità. Le analisi concordano nell’evidenziare effetti negativi significativi sulle principali variabili che influenzano la crescita di una nazione. Nel lungo periodo, si riscontrano, infatti, significative alterazioni nella crescita del PIL nelle regioni meridionali nelle quali l’insediamento delle attività criminali appare più marcato; inoltre, una maggiore densità criminale fa salire il costo del credito per le imprese, e induce una maggiore richiesta di garanzie da parte delle banche con potenziali effetti negativi su investimenti e crescita. Anche nel mercato assicurativo la presenza della criminalità impone un costo diretto su imprese e cittadini. La criminalità ha un effetto negativo sugli investimenti in generale e quelli diretti dall’estero in particolare: considerando il grado di penetrazione criminale nel territorio, è stato stimato che, a parità di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro, tra il 2006 e il 2012 i flussi di investimento esteri in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento – quasi 16 miliardi di euro – agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo.

Il ruolo della banca d’Italia e della Unità di Informazione Finanziaria. Un efficace contrasto alla criminalità richiede di agire sulle radici del fenomeno e sugli incentivi dei soggetti coinvolti con un contesto istituzionale avverso all’insediamento della criminalità e un contrasto efficace, che combini prevenzione e repressione, anche attraverso l’aggressione ai proventi economici. L’attività della Banca d’Italia si colloca soprattutto nell’ambito della prevenzione, in particolare attraverso l’attività di vigilanza (regolamentazione, acquisizione di informazioni, analisi, ispezioni, gestione delle crisi aziendali e sanzioni), finalizzata ad assicurare la “sana e  prudente gestione dei soggetti vigilati”, l’efficienza, la stabilità complessiva, la competitività del sistema finanziario e l’osservanza delle disposizioni in materia creditizia. Lo scopo finale della attività di vigilanza è, quindi, quello di diffondere la cultura della legalità finanziaria nei soggetti vigilati, gli intermediari finanziari.

Più specificamente, Banca d’Italia e UIF sono parte del sistema nazionale di prevenzione del riciclaggio che vede le Autorità nazionali collaborare per prevenire e individuare infiltrazioni nell’economia legale dei proventi della criminalità. In questo ambito, la Vigilanza della Banca d’Italia e l’UIF hanno ruoli complementari nell’assicurare presidi efficaci contro il riciclaggio che transita attraverso il sistema finanziario e gli altri operatori. La UIF riceve le segnalazioni delle operazioni sospette da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori non finanziari e ne effettua l’analisi per l’individuazione di ipotesi di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. A tal fine, collabora con la magistratura per la ricerca e il blocco di fondi di provenienza illecita; inoltre, nel corso del 2014 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra l’UIF e l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), ponendo le basi per migliorare il contrasto del riciclaggio dei proventi della corruzione, e con l’Agenzia delle Entrate per l’accesso all’Anagrafe Tributaria, primo passo per ulteriori sviluppi nell’interesse degli obiettivi comuni.

In termini di efficacia complessiva del sistema di prevenzione sopra delineato, si evidenzia che oltre il 50% delle segnalazioni trasmesse dall’UIF negli ultimi anni ha dato luogo ad ulteriori interventi nell’accertamento di reati, a testimonianza della bontà di un sistema basato sulla collaborazione dei soggetti obbligati  (sull’attività dell’UIF vedi anche l’audizione dell’11 giugno 2014).

Conclusioni. L’effetto principale dell’attività di prevenzione sopra delineata consiste nella possibilità per l’UIF e la Banca d’Italia di delineare indicatori statistici di esposizione al rischio di riciclaggio, mettendo a fuoco le anomalie dei flussi finanziari con riferimento a specifiche aree del territorio nazionale, strumenti di pagamento, settori economici e singoli segmenti del comparto finanziario: così, ad esempio, il monitoraggio dei bonifici verso i paesi a rischio, i c.d. “paradisi fiscali”, ha consentito di rilevare correlazioni con il tasso di criminalità legato ai proventi del traffico di droga nella provincia di provenienza del bonifico.

È tuttavia indispensabile che alla presenza di efficaci presidi specifici si accompagni la diffusione nella cultura di cittadini e imprese dei valori della legalità e della correttezza. In tal senso, le iniziative di educazione alla legalità e in particolare di quella economica svolte da diverse Istituzioni in collaborazione con il Ministero dell’istruzione sono importanti per sviluppare la percezione del ruolo dei comportamenti individuali nel presidiare il valore della legalità.