Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario: sintesi delle prime audizioni

Premessa. La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha avviato un primo ciclo di audizioni: il 17 ottobre 2017 si è svolta l’audizione di Luigi Orsi, sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione; il 18 ottobre 2017 è stato ascoltato Francesco Greco, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano; il 24 ottobre 2017 è stato il turno di Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, mentre il 25 ottobre 2017 è stato audito Antonino Cappelleri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza. Il 31 ottobre 2017 sono stati ascoltati esponenti di associazioni dei risparmiatori di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Nelle sedute del 2 novembre 2017, del 9 novembre 2017, del 21 novembre 2017 e del 22 novembre 2017 si sono svolte le audizioni di esponenti della Banca d’Italia e della Consob. Il 14 novembre 2017 sono stati ascoltati due sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Milano, mentre il 15 novembre 2017 i rappresentanti del CNCU. Il 16 novembre 2017 è stato ascoltato il Procuratore Capo della Repubblica di Siena, mentre il 17 novembre 2017 il colonnello della Guardia di Finanza Pietro Bianchi, già responsabile del Nucleo di Polizia Valutaria nell’ambito dell’indagine su Monte dei Paschi di Siena. Nella seduta del 23 novembre 2017 sono stati auditi esponenti del Monte dei Paschi di Siena. Qui di seguito sono sintetizzati i contenuti più rilevanti delle prime audizioni, sulla base degli stenografici disponibili, incentrate sull’adeguatezza della normativa, nazionale ed europea, del sistema bancario e finanziario.

Qui di seguito sono sintetizzati i contenuti più rilevanti delle prime audizioni, sulla base degli stenografici disponibili, incentrate sull’adeguatezza della normativa, nazionale ed europea, del sistema bancario e finanziario.

L’audizione del sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione. Il dott. Orsi, nel richiamare le considerazioni svolte nella sua audizione presso la Commissione Finanze del 15 settembre 2016  e 21 settembre 2016 (leggi anche questo documento), ribadisce che i reati che si riscontrano in maniera più significativa nell’esperienza giudiziaria sono propriamente quelli fallimentari (ovvero di aziende ammesse concordato preventivo, che la legge equipara al fallimento): i casi di reati contestati in assenza di un fallimento (truffa, appropriazione indebita etc) sono di fatto irrilevanti, a differenza di quanto avviene, ad esempio, negli Stati Uniti. Il sostituto procuratore sottolinea la divaricazione avvenuta tra legislazione penale, più rigorosa, e quella civile, che si caratterizza oggi per una maggiore duttilità, al fine di favorire soluzioni di continuità aziendale (come concordati e ristrutturazioni di debito). I più recenti interventi in materia non hanno risolto tale problema, anzi talora hanno creato problemi maggiori: cita in particolare una disposizione introdotta nel 2015 (ultimo comma dell’art. 236 della legge fallimentare) che risulta incomprensibilmente punitiva nei confronti degli accordi di ristrutturazione con banche.

Il dott. Orsi evidenzia perciò la necessità di rivedere la legislazione penale commerciale assicurando un’adeguata tutela nei casi di truffa grave, a prescindere dal fatto che si sia verificato un fallimento e svolgendo un efficace opera di prevenzione. Oggi l’incidenza del falso in bilancio e dell’aggiotaggio è molto limitata essendo reati che si consumano all’interno di una technicality molto sofisticata, e pertanto sono molto difficili da perseguire, se non si assicura l’indispensabile continuità e professionalità agli organi competenti e una effettiva collaborazione tra autorità di vigilanza e autorità giudiziaria; per l’aggiotaggio si pone anche un problema di frequente conflitto di competenza tra le diverse procure.

L’audizione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Il dott. Greco fornisce un quadro delle inchieste promosse dalla procura di Milano, che riguardano un’area di illeciti penali piuttosto vasta ed eterogenea, riferite a diverse tipologie di condotte (a danno dei clienti e dei risparmiatori, riciclaggio del denaro dei propri clienti – soprattutto in tema di evasione fiscale – mascheramento di perdite gestionali e di mala gestione ovvero reati diversi finalizzati tutti all’arricchimento personale, ovvero a favorire clienti o terze persone etc).

Il dott. Greco sottolinea le carenze della normativa penale per tutte queste tipologie di reato, che peraltro sono per lo più procedibili a querela di parte, ritenendo necessaria, per una reale tutela del risparmio, una riforma complessiva del sistema, incluso il rafforzamento dell’attività di vigilanza, anche attraverso la delimitazione precisa delle competenze delle diverse Autorità esistenti (Banca d’Italia, Consob, Antitrust, Ivass) ed una loro stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria. E non si deve attendere la fase del fallimento, ma è necessario anticipare l’intervento. Oggi, nella pratica, “trattandosi spesso di società non quotate, la fattispecie di reato più grave utilizzata è quella di ostacolo alle funzioni di vigilanza, che avuto un’esplosione in tutti i processi penali perché è l’unico reato, tra le altre cose, che permette, ad esempio, le intercettazioni telefoniche, ma non solo”. Si tratta di operare un disboscamento di una serie di una serie di norme inutili attualmente esistenti e di sanzionare in maniera adeguata le fattispecie di reato più gravi.

Un tema specifico meritevole di particolare approfondimento è poi quello delle fondazioni bancarie, che risultano attualmente non soggette ad una disciplina rigorosa e ad adeguati controlli.

Le audizioni degli esponenti di Banca d’Italia e Consob. L’audizione del 2 novembre 2017 è servita ad effettuare una prima ricognizione dei problemi inerenti l’efficacia dell’attività di vigilanza delle autorità di controllo nazionali. In particolare, il dott. Barbagallo ripercorre in dettaglio le tappe dell’azione della Banca d’Italia, a partire dal 2007, nei confronti della Veneto Banca e della Banca popolare di Vicenza (in 10 anni sono state effettuate nel complesso 16 ispezioni), che aveva consentito di portare alla luce numerose criticità (crediti erogati con modalità anomale, non di rado in conflitto d’interessi; inadeguate modalità di determinazione del prezzo alle azioni; operazioni di ricapitalizzazione “baciate” – cioè prestiti concessi in cambio della sottoscrizione da parte dei clienti di azioni e obbligazioni convertibili della stessa banca – non dedotte dal patrimonio). Il rappresentante di Banca d’Italia si sofferma in particolare sul deterioramento della qualità del credito, dovuta “in gran parte dagli effetti della crisi economica sulle imprese affidate e dalla volontà della banca di sostenere il territorio”: si tratta di crediti deteriorati – concentrati soprattutto nel periodo 2008-2012 – per complessivi 18 miliardi, dei quali 8,5 miliardi di perdite. L’emergere di questa situazione indusse la Banca d’Italia ad adottare numerose misure nei confronti delle due banche, ivi incluse sanzioni per amministratori e sindaci e le richieste di ricambio degli organi sociali e di controllo, per correggere tali distorsioni ed assicurare il rispetto della disciplina sulla trasparenza bancaria e sull’antiriciclaggio. La crisi degli anni 2012-2014, che ha avuto effetti molto pesanti sul sistema bancario del Veneto, ha aggravato sensibilmente la situazione delle due banche, ed in particolare di Banca Veneto. Il dott. Barbagallo fornisce infine elementi sul tentativo di fusione tra le due banche e sulla successiva procedura di vendita aperta gestita dal Ministero dell’Economia nonché chiarimenti in ordine alla normativa vigente sul segreto d’ufficio che impedisce alla Vigilanza di rendere note al pubblico le proprie valutazioni sugli intermediari vigilati, ma che consente invece la massima collaborazione con l’autorità giudiziaria e la Consob (anche se può esserci spazio per un affinamento dei protocolli esistenti). Giudica molto positivamente l’introduzione dal 2015 del potere di rimozione degli esponenti aziendali e di esprimere il gradimento sugli organi amministrativi neo-nominati ed anche la nuova disciplina sui requisiti di idoneità degli esponenti degli istituti bancari; appaiono invece ancora inadeguati i tempi della giustizia civile per il recupero dei crediti. Il dott. Barbagallo, su sollecitazione della Commissione, fornisce ulteriori elementi sul fenomeno c.d. delle “porte girevoli”, cioè degli ex dipendenti della Banca d’Italia assunti – o con incarichi di consulenza – dalla Banca Popolare di Vicenza, prima del divieto introdotto dalla legge nel 2014.

Il dott. Apponi espone gli interventi decisi dalla Consob con riguardo alle due banche venete, sulla base dei poteri ad essa attribuiti dalla legislazione vigente, sottolineando il diverso regime di vigilanza tra società quotate e non quotate: per queste ultime l’attività della Consob si concretizza nella verifica del rispetto di regole di correttezza nella fase di distribuzione di strumenti finanziari nonché di prestazione di servizi di investimento (completezza, coerenza e comprensibilità delle informazioni contenute nei prospetti informativi e della loro coerenza con le informazioni trasmesse dalla Banca d’Italia e dalla BCE) oltre che nei poteri di vigilanza sui revisori legali delle banche. Le verifiche effettuate hanno dato luogo sia a procedimenti sanzionatori nei confronti dei vertici delle due banche, sia al miglioramento delle informazioni relative ai diversi prodotti, con particolare riferimento ai profili di rischio delle società emittenti. Il dott. Apponi rileva che nel corso di una verifica effettuata nel 2014 le due banche venete avevano dichiarato di non aver erogato finanziamenti finalizzati all’acquisto di azioni proprie o rivenienti dagli aumenti di capitale e di non aver adottato iniziative commerciali volte a favorire il buon esito degli aumenti di capitale: tali dichiarazioni si sono rilevate false e fuorvianti. Nel corso delle verifiche ispettive del 2015 sono emerse irregolarità sempre maggiori (ad esempio l’omessa informativa nei prospetti dei cosiddetti finanziamenti correlati, ossia dei crediti concessi alla clientela e finalizzati all’acquisto di azioni delle banche), dando luogo ad accertamenti particolarmente complessi e all’acquisizione di una mole molto rilevante di documentazione, conclusi con puntuali direttive per i consigli di amministrazione e forti sanzioni pecuniarie, che purtroppo non si sono rilevate come efficace deterrente nel caso in esame. Le risultanze degli accertamenti effettuati sono stati portati a conoscenza delle procure della Repubblica interessate, che hanno avviato l’indagine per l’accertamento delle responsabilità penali. Sottolinea l’importanza delle recenti direttive europee in materia di banche e mercati finanziari che attribuiscono nuovi rilevanti poteri di intervento alle autorità di vigilanza, ivi incluso il divieto di distribuzione o vendita di strumenti finanziari. Il dott. Apponi fornisce infine elementi su come concretamente si è svolta, con riferimento alle due banche venete, la collaborazione istituzionale tra Banca d’Italia e Consob – pur nella distinzione dei ruoli –  sulle informazioni utilizzate da quest’ultima per gli interventi di propria competenza e sulle prospettive di miglioramento dei protocolli in essere.

 

(ultimo aggiornamento 23 novembre 2017)