Beni sequestrati e confiscati alle mafie – situazione a settembre 2015. Scheda di sintesi della relazione del Governo

Premessa. Il Ministro della Giustizia, ai sensi della legge n. 109 del 1966, predispone una relazione semestrale al Parlamento sui beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali (Doc. CLIV). La relazione fornisce un aggiornamento anche sullo stato di attuazione della nuova banca dati in materia (Sistema Informativo Telematico delle Misure di Prevenzione), purtroppo non ancora funzionante, che dovrebbe consentire in futuro a tutte le amministrazioni interessate di disporre delle informazioni su tutti i beni sequestrati e confiscati, necessarie alla piena attuazione della normativa vigente.

In questa scheda sono sintetizzati i principali aspetti della relazione presentata il 23 febbraio 2016, aggiornata al 30 settembre dello scorso anno, mettendola a raffronto con i dati delle relazioni precedenti.

Procedimenti iscritti. Al 30 settembre 2015 risultano iscritti complessivamente 7.854 nuovi procedimenti, di cui 2.336 nel periodo 2011-2014 (481 nel 2013 e 604 nel 2014), a fronte di 1.544 procedimenti nel quadriennio precedente. Nel 2014 si registra una crescita del numero di nuovi procedimenti (604 a fronte dei 410 dell’anno precedente). Nel quinquennio 2011-2015 il 72 per cento circa riguarda il sud e le isole ed il 28 per cento il centro nord, anche se nel 2015 la percentuale del centro nord sale al 32,4 per cento. La Sicilia è la regione in cui si registra il maggior numero di procedimenti (28,3 per cento) seguita da Campania, Calabria, Puglia e Lombardia (che ha registrato un significativo incremento negli ultimi anni). I distretti giudiziari maggiormente interessati sono quelli di Palermo, Napoli, Reggio Calabria e Roma (dove la crescita è molto significativa), seguiti dai distretti di Milano e Torino. In crescita anche i distretti di Firenze e Bologna.

Beni iscritti. Il sistema informativo prevede la classificazione dei beni secondo diverse tipologie (immobili, beni mobili, beni finanziari, aziende), a loro volta articolate in sotto categorie (ad esempio i beni immobili sono classificati in appartamenti per uso individuale, collettivo, con destinazione commerciale o industriale etc). Al 30 settembre 2015 risultano iscritti complessivamente oltre 148.000 beni (+ 14.000 rispetto alla stessa data del 2014): tale dato comprende anche i beni ancora in fase di proposta di misura cautelare (32.899), quelli passati alla fase del dissequestro (41.404) o, all’opposto, definitivamente destinati (5.721). Il 2013 è stato l’anno in cui si è registrato il maggior numero di beni iscritti (17.750, a fronte dei 16.900 del 2014 e agli 11.000 circa dei primi 9 mesi del 2015). Dei 148.000 complessivi inseriti nella banca dati, la categoria più numerosa è quella dei beni immobili (44,3%), seguita dai beni mobili (35,4%, con una crescita negli ultimi anni della percentuale di quelli registrati, cioè di veicoli e brevetti), dai beni finanziari (titoli, azioni, assegni, pari al 11,5%) e dalle aziende (circa 7%).

Beni sequestrati e confiscati. I beni sottoposti a misura cautelare sono complessivamente 73.753: di questi sono 55.897 i beni confiscati presenti nella banca dati (di cui però oltre 27.000 oggetto di confisca non definitiva: e il dato tende progressivamente a crescere), I beni oggetto di confisca definitiva (che devono pertanto essere interessati dai futuri decreti di destinazione) sono 22.953, pari al 15,5% dei beni presenti nella banca dati. I distretti più interessati sono quelli di Palermo, Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli e Lecce.

Beni definitivamente assegnati. Un elemento di riflessione molto interessante, segno delle forti criticità nell’attuazione della legge, è rappresentato dai dati sui decreti di destinazione finale: i beni definitivamente assegnati sono 5.721, pari al 3,8% del totale di beni iscritti nella banca dati; ovviamente, se si considerano solo i beni definitivamente confiscati ed effettivamente assegnabili (immobili, autovetture etc) tale percentuale è notevolmente superiore. Si tratta comunque di numeri molto bassi se confrontati, ad esempio, con quello dei beni soggetti a confisca definitiva. Negli ultimi 5 anni, a fronte di un numero elevatissimo di beni sottoposti al primo decreto di sequestro e di quasi 15.000 beni oggetto di un decreto di confisca definitiva, dimostrazione della crescita dalla capacità investigativa dello Stato, i beni assegnati allo Stato o agli enti locali sono stati solo 1.242, con un andamento assai irregolare nel tempo (sotto le 100 unità sia nel 2011 che nel 2012, a fronte di 429 beni nel 2013,  152 beni nel 2014 e 479 nel 2015): sempre comunque sotto le 500 unità, mentre nel 2008 si era arrivati a 790 destinazioni.

I beni assegnati allo Stato (939 fino ad oggi) sono utilizzati prevalentemente per finalità di ordine pubblico (62% del totale). Quelli assegnati ai comuni (4.782) sono utilizzati soprattutto per scopi sociali (59%, tra cui sedi per associazioni, centri per minori ed anziani etc) mentre la quota restante è per finalità istituzionali (emergenze abitative, uffici comunali, scuole etc). La destinazione prevalente è nelle regioni meridionali (in particolare la Sicilia)

(marzo 2016)