Mer, 2010-04-21 09:20

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La solidarietà di Avviso Pubblico a Roberto Saviano

“Il problema è la mafia, certamente non è chi la racconta”. Con queste parole Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico, inizia il suo intervento di solidarietà e sostegno al giornalista napoletano Roberto Saviano. “Storia, racconto, analisi, dossier rappresentano un bagaglio importante contro i fenomeni mafiosi- continua Campinoti- le mafie si insinuano spesso nei vuoti culturali, prospettando spesso, un’alternativa a un sistema economico e sociale basato sulla legalità. Per questa ragione, come Avviso Pubblico, abbiamo realizzato, con l’aiuto di studiosi, diversi dossier in grado di mettere in luce il fenomeno mafioso. L’ultimo studio, ad esempio, ha messo in evidenza il fenomeno mafioso in Toscana. Come si fa a capire cosa sta succedendo in Calabria; cos’è oggi la mafia siciliana; come sono presenti le mafie al Nord chi sono i colletti bianchi che gestiscono l’economia illegale e che riciclano, da Milano a Londra a Hong Kong, capitali milionari? A queste domande vuole rispondere il progetto “Conoscere l’Italia. Lezioni di legalità, che abbiamo realizzato a Milano con la collaborazione de Il Sole 24 Ore. Un ciclo di lezioni che si concluderà il prossimo 14 maggio e che ha permesso, insieme a magistrati, giornalisti, studiosi e amministratori di spiegare il fenomeno ai giovani. Questo significa- conclude il presidente- che solo attraverso la conoscenza di un fenomeno è possibile trovare gli strumenti di contrasto. La nostra solidarietà va dunque a Roberto Saviano e il sostegno dei circa 200 enti locali che aderiscono ad Avviso Pubblico”. Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa con, Roberto Maroni, a Palazzo Chigi, rivendica i risultati, sferrando un affondo contro chi, in tv e in libreria, affronta il tema della criminalità. Berlusconi sottolinea che “la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta” anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come “le serie della Piovra” e in generale “la letteratura, Gomorra e tutto il resto”. In una lunga lettera dello scorso 17 aprile apparsa su Repubblica Saviano controbatte al premier: “Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta”.

 

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