Relazione DIA: sul sito di Avviso Pubblico l’ultima Relazione con schede di sintesi su Appalti e Riciclaggio

La Direzione Investigativa Antimafia, che nel 2016 ha compiuto i suoi primi 25 anni di attività, ha presentato al Parlamento lo scorso 26 luglio l’ultima Relazionedisponibile anche sul sito di Avviso Pubblicosull’attività svolta e sui risultati conseguiti nel secondo semestre del 2016 (luglio-dicembre).

COSA NOSTRA
Dalla Relazione emerge in particolare come Cosa nostra non sia stata sconfitta ma anzi è ancora fortemente radicata sul territorio e mantiene la sua storica architettura e le sue potenzialità “militari”. La Dia rileva come la criminalità organizzata siciliana “manifesti ancora una significativa resilienza rispetto alla efficace e sistematica azione di contrasto svolta da Forze di Polizia e Magistratura”.

Gli spunti di analisi offerti da recenti acquisizioni investigative mostrano, infatti, come Cosa nostra “mantenga un’architettura interna imperniata sulle famiglie mafiose, interpretata in maniera più flessibile rispetto al passato, ma tale da preservare, nel rapporto con il territorio, il proprio atavico e ramificato potere illegale”.

Leggi scheda di sintesi su Cosa Nostra della Direzione Nazionale Antimafia 

LA ‘NDRANGHETA
La ‘ndrangheta, scrive la Dia, è “orientata verso un consolidamento della struttura associativa” mantenendo la fisionomia di un’organizzazione “fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli, provvista di organismi di vertice e allo stesso tempo ramificata nella società calabrese e non solo, perché presente ed operante in forma unitaria sul territorio della provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed all’estero, costituita da numerosi locali, caratterizzata da strutture distaccate a carattere intermedio, articolata in tre mandamenti e dotata di organo collegiale di vertice denominato Provincia”. Le indagini confermano la significativa dinamicità della ‘ndrangheta, “interessata non solo a proiettarsi nel ricco e prosperoso settentrione, ma capace di perseguire, anche fuori dai confini nazionali, obiettivi imprenditoriali di ampio respiro, cooptando qualificati professionisti in quella che può definirsi una gestione manageriale del malaffare”.

Contestualmente al consolidamento nel sistema imprenditoriale e finanziario, perseguito anche grazie alla disponibilità di ingenti capitali da reimpiegare nei circuiti dell’economia legale, la ‘ndrangheta, come evidenziato da recenti inchieste, “ha mantenuto inalterata la capacità di interferire nelle pubbliche Amministrazioni, specie in ambito locale”. Le nuove generazioni criminali “hanno maturato capacità manageriali che, favorite dalla elevata scolarizzazione, consentiranno operazioni finanziarie ed economiche sempre più complesse, anche in settori innovativi”. Si tratta di un’evoluzione delle tradizionali attività criminali in direzione di una imprenditoria mafiosa moderna, “caratterizzata da modalità operative agili e funzionali a penetrare la realtà socio-economica, anche attraverso sistemi corruttivi e collusivi”. Evoluzione intesa anche come immediata capacità di adattamento al contesto socio economico di riferimento, “sia attraverso la diversificazione e stratificazione delle attività, che mediante nuove modalità di relazione col territorio, ispirate al basso profilo ed alla ricerca di complicità e connivenze, da conseguire senza alcuna violenza, di per sé foriera di sgradite attenzioni giudiziarie”.

Leggi scheda di sintesi sulla ‘Ndrangheta della Direzione Nazionale Antimafia

LA CAMORRA
Per quanto riguarda la Camorra, alcune aree del territorio regionale campano continuano ad evidenziare uno scenario “instabile e in costante trasformazione”. “La realtà criminale – scrive la Dia – appare significativamente diversa da zona a zona, con riferimento alle strutture, agli obiettivi e al modus operandi dei singoli clan”. A Napoli e provincia, la presenza di un numero elevato di gruppi, privi di un vertice in grado di imporre strategie di lungo periodo, continua a determinare la transitorietà degli equilibri”. Precarietà e inconsistenza rappresentano, infatti, “le caratteristiche dei gruppi emergenti, nonostante tra le loro fila militino soggetti provenienti da storici sodalizi, quali i Giuliano e i Mazzarella di Napoli”.

Viene confermato, inoltre, “l’abbassamento dell’età degli affiliati e dei capi, con la trasformazione dei clan in ‘gang’, più pericolose per la sicurezza pubblica rispetto a quanto accadeva in passato, quando ogni gruppo era in grado di ‘mantenere l’ordine’ sul proprio territorio, frenando ogni iniziativa estemporanea da parte di altri sodalizi”. Molteplici, secondo la Direzione investigativa antimafia, le cause che hanno contribuito alla destabilizzazione di talune organizzazioni: “le scissioni interne, l’incapacità di dotarsi di un apparato militare efficace e l’impossibilità di garantire mensilmente stipendi ad affiliati e famiglie dei detenuti”.

Sul piano organizzativo, al posto delle passate strutture criminali vanno quindi affermandosi “nuove compagini, che agiscono con particolare violenza e sfrontatezza, spinte da un’esasperata mania di protagonismo, espressa anche attraverso scorribande armate ed esplosioni di colpi di arma da fuoco (le cosiddette ‘stese’)”. L’elevato numero di episodi omicidiari, ferimenti e atti intimidatori, confermano la persistenza di instabilità e “molteplici focolai in precise aree del capoluogo e nella immediata provincia”. Accanto a questa nuova fisionomia sopravvivono alcuni clan storicamente e saldamente radicati sul territorio, “che continuano a preservare la propria forza attraverso le nuove generazioni, puntando su grossi traffici internazionali e investimenti finanziari”. Una delle fattispecie delittuose sicuramente più diffuse nell’area metropolitana è lo spaccio di sostanze stupefacenti, “praticato quasi sempre da giovanissimi, per conto delle organizzazioni camorristiche”. Sono state acquisite anche significative conferme delle consolidate relazioni affaristiche tra narcotrafficanti campani, siciliani, calabresi e di nazionalità spagnola.

Leggi scheda di sintesi sulla Camorra della Direzione Nazionale Antimafia

I RAPPORTI CON LA CRIMINALITÀ STRANIERA
Il rapporto tra consorterie mafiose e criminalità allogena, sottolinea la Dia, “si declina sempre in termini di supremazia delle prime che, direttamente o indirettamente, mantengono saldo il controllo del territorio e tollerano, in limitate aree, l’operatività di gruppi organizzati stranieri – stanziali e non – che alimentano significative sacche di delinquenza”. Tendenzialmente, i criminali stranieri “sono dediti a tutte quelle attività afferenti allo sfruttamento della persona, lucrando sulla disperazione di connazionali clandestini, spesso schiavizzati in vari modi, con la falsa promessa di potersi un giorno affrancare da ‘padroni’ e caporali senza scrupoli”.
Secondo gli analisti dell’antimafia, le dinamiche associative di alcuni gruppi stranieri che operano in Italiano “sono assimilabili a quelli delle consorterie mafiose”.

Leggi scheda di sintesi sulle mafie straniere della  Direzione Nazionale Antimafia

Sul sito di Avviso Pubblico è inoltre possibile trovare una scheda di sintesi sui passaggi più significativi relativi ai capitoli su appalti pubblici e riciclaggio.

Sull’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico è altresì disponibile la sintesi delle relazioni alle Camere sulle misure di contrasto della criminalità organizzata presentate negli ultimi anni dal Ministero dell’interno e dalla Direzione investigativa antimafia.

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