Pavia, da regina delle capitali dell’Azzardo a modello di prevenzione e contrasto. L’intervista al vice sindaco Angela Gregorini

Angela Gregorini, vice sindaco di Pavia e responsabile di Avviso Pubblico sul tema del gioco d’azzardo

Angela Gregorini, dal 2014 vice sindaco di Pavia e assessore al Commercio e alle Attività Produttive dell’amministrazione comunale, è la responsabile di Avviso Pubblico sul tema del gioco d’azzardo. Nell’intervista che segue racconta l’esperienza della città di Pavia, passata nel giro di un anno dall’essere riconosciuta come la capitale italiana dell’azzardo, ad esempio delle buone pratiche amministrative per il contrasto al gioco patologico. In qualità di responsabile del tema per Avviso Pubblico, la Gregorini descrive positività e criticità dell’ultima proposta del Governo sulla normativa di riordino del settore giochi. In una prossima pubblicazione di Avviso Pubblico, prevista per la collana Contrappunti, si parlerà in modo più approfondito del tema e delle buone prassi realizzate sul territorio nazionale.

Lei si è molto impegnata negli ultimi anni nell’azione di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Quali sono le principali misure adottate dal Comune di Pavia?

Nel 2013 il New York Times definì Pavia “regina delle capitali del gioco d’azzardo”: erano presenti in città una slot machine ogni 104 abitanti. Quando la nostra Amministrazione si è insediata, nel giugno 2014, abbiamo in primo luogo approvato il Manifesto dei Sindaci contro il gioco d’azzardo, che ci ha permesso di entrare in contatto con le molte altre città che già stavano lavorando per contrastare il fenomeno dilagante del GAP, il gioco d’azzardo patologico. In particolare iniziammo a stringere rapporti con il Comune di Lecco, uno dei primi a cui il TAR aveva dato ragione circa la legittimità dell’ordinanza relativa la limitazione degli orari di utilizzo delle slot machine. Seguendo il loro esempio abbiamo dato corso ad un importante lavoro istruttorio, per raccogliere tutti i dati necessari atti a dimostrare che era necessario intervenire a nostra volta, allo scopo di tutelare la salute dei nostri cittadini. A fine ottobre 2014, dopo un’attenta mappatura del numero di bar con slot e sale giochi presenti sul nostro territorio comunale, e a seguito di un’analisi dei dati relativi al flusso di gioco e alle fasce maggiormente colpite dal fenomeno, abbiamo licenziato la nostra ordinanza, immediatamente impugnata dai concessionari. Dapprima sospesa in via cautelativa dal TAR, l’ordinanza è risultata pienamente legittima e applicabile.

Avete cercato di coinvolgere e responsabilizzare gli esercenti?

L’Amministrazione precedente alla nostra cercò di risolvere il problema del numero eccessivo di slot con un bando, in cui erogava mille euro a quei gestori di locali pubblici disposti a dismettere le macchinette. Ma il bando andò deserto. Ci risultò subito evidente che quello non era il metodo giusto per affrontare il problema e sviluppammo un’altra idea. Andammo in giro per i locali a chiedere ai proprietari quali condizioni sarebbero state necessarie per convincerli a rinunciare all’introito prodotto dalle slot machine. Tutti ci diedero la stessa risposta: più clienti. Fu così che nacque il progetto “Quartieri no slot”. Grazie ad un contributo regionale organizzammo eventi allo scopo di attirare i clienti in tutti i locali che si dichiararono interessati a dismettere le macchinette e in quelli che già non le avevano. Coinvolgemmo scuole, associazioni, parrocchie, luoghi di aggregazione sociale e anche associazioni sportive e di categoria. Sostituimmo il gioco d’azzardo con il gioco sano, organizzando campionati di briscola, scopa o scala quaranta, giochi di ruolo, partite di pallacanestro, esibizioni di danza e atletica. Parteciparono 23 locali, che presto diventarono 29, rendendosi conto del successo delle nostre iniziative e di quanta gente eravamo riusciti ad aggregare.

Quali risultati concreti avete ottenuto?

Nell’arco di un solo anno, grazie alle nostre iniziative e all’applicazione della ordinanza di limitazione degli orari di accensione delle slot machine – e relativi controlli – ben 23 locali cittadini rinunciarono alle macchinette su un totale di 137 mappati: più del 15%. Nel 2015 Pavia dismise la maglia nera del gioco d’azzardo ed indossò la maglia rosa della lotta al gioco patologico.

Quali sinergie avete realizzato con la Regione Lombardia e le altre Amministrazioni locali?

Sul finire del 2014 abbiamo costituito il “Tavolo no slot dei Comuni lombardi capoluogo di provincia”. Era importante capire quali erano le buone pratiche messe a punto sui vari territori, a che punto eravamo gli uni rispetto agli altri, per cercare di condividere gli atti già posti in essere e le esperienze messe in campo. Avevamo il vantaggio di una legge regionale – la numero 8 del 2013 – che ci dava grande possibilità di azione in materia: potevamo individuare i luoghi sensibili delle nostre città in cui non potevano più essere installate nuove slot, se non a 500 metri di distanza. Altri Comuni stavano già registrando gli effetti dell’applicazione dell’ordinanza di limitazione degli orari, pertanto non avevamo nessuna intenzione di rinunciare a queste nostre prerogative. Per questo motivo abbiamo deciso di scrivere al Presidente del Consiglio dei Ministri e al sottosegretario del Ministero dell’Economia, Pier Paolo Baretta. A quest’ultimo, già alle prese con la legge sul riordino dei giochi, abbiamo chiesto autonomia sulla definizione di orari, distanze e luoghi sensibili.

E’ in corso un serrato confronto in sede di Conferenza unificata Stato autonomie locali sulle Linee guida per una disciplina uniforme a livello nazionale. Quali sono gli aspetti positivi delle proposte del Governo?

Il principale aspetto positivo è senz’altro la volontà, più volte espressa e ora concretizzata, di ridurre del 30% il numero di AWP – le slot machine –, iniziando da bar, tabacchi, alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali. Obiettivo da realizzarsi non più in tre anni ma entro la fine del 2017. Si introduce altresì l’accesso selettivo alle sale gioco, previa identificazione dell’avventore, e la giocata nelle nuove AWPR potrà essere effettuata esclusivamente con carta nazionale dei servizi o tessera sanitaria. Si prevede inoltre la tracciabilità completa delle giocate e delle vincite, anche attraverso il conferimento dei dati ai Comuni che ne facciano richiesta.

E i principali elementi critici?

C’è il rischio di vanificare molte delle misure adottate da Regioni e Comuni, in particolare su distanze e orari. In assenza di una organica legislazione nazionale molte Regioni hanno legiferato in materia, prevedendo una distanza minima dai luoghi sensibili entro cui le nuove slot possono essere installate. L’elencazione dei luoghi sensibili che si trova nelle leggi regionali è più o meno articolata, ma quasi sempre ricomprende scuole, ospedali, case di cura e di riposo, luoghi di aggregazione, impianti sportivi, in alcuni casi si spinge ai parchi gioco, alle spiagge e ad altri spazi pubblici. La definizione della distanza varia dai 300 metri in Abruzzo, Lazio e Liguria ai 500 metri di Lombardia, Piemonte, Umbria e Toscana. La proposta del Governo parla invece di 150 metri ed elenca come unici luoghi considerati sensibili scuole, chiese e SerT – i servizi per le dipendenze.
In questi anni molti Comuni, tra cui Pavia, hanno emesso ordinanze di limitazione degli orari di accensione delle slot machine. Ordinanze che risultano essere anche molto diversificate fra loro, in modo tale da rispondere alle esigenze specifiche del territorio: Pavia, ad esempio, ha previsto un orario massimo di 8 ore giornaliere. La proposta del Governo, che nella precedente versione indicava in 8 ore il limite orario minimo di accensione delle slot, introduce invece un limite massimo giornaliero di interruzione di 6 ore, limitando il potere dei sindaci e rendendo di fatto possibile un utilizzo delle slot fino a 18 ore giornaliere.

Cosa ne pensa dell’istituzione dei “mini casinò”?

Penso che le caratteristiche dei locali di tipo A debbano essere molto ben ragionate e restrittive, al fine di evitare che il numero di tali esercizi sia elevatissimo, e che si debba lavorare affinché il numero massimo di apparecchi adibiti al gioco sia mantenuto basso, così come i volumi di spazio dedicati al gioco rispetto al volume totale del locale.

In materia di pubblicità qual è la sua opinione?

Molte Regioni e Comuni hanno cercato di limitare i messaggi pubblicitari nel loro territorio, ad esempio proibendo la pubblicità sui mezzi di trasporto locale o sulle affissioni comunali. Ma è indispensabile una legge nazionale che vieti in modo assoluto la pubblicità del gioco d’azzardo e le forme di sponsorizzazione, analogamente a quanto è stato fatto in passato per contenere l’abuso dei prodotti di tabacco. Dirò di più, la pubblicità dovrebbe essere protesa semmai ad evidenziare le reali possibilità di vincita e i rischi di dipendenza che il gioco produce.

Ci sono altri aspetti meritevoli di approfondimento?

Sarebbe auspicabile che venissero assunti impegni più precisi sulle misure legislative per sradicare la criminalità organizzata nel settore, recependo in pieno le concrete proposte elaborate dalla Commissione parlamentare antimafia. Inoltre occorre realizzare un’effettiva sinergia tra tutti i soggetti coinvolti – prefettura, questura, guardia di finanza, polizia municipale, ASL – in materia di controlli per contrastare ogni forma di illegalità e di mancato rispetto delle regole. E’ indispensabile recepire le indicazioni dell’Osservatorio sul gioco d’azzardo presso il Ministero della salute sulle caratteristiche delle slot machine e degli ambienti da gioco, al fine di ridurre la dipendenza dei giocatori. Infine, andrebbe avviata tempestivamente una riflessione per una disciplina organica del gioco online, recependo anche le esperienze maturate negli altri Paesi europei.

Intervista realizzata da Giulio Marotta, Responsabile Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico

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