La Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, che aveva dedicato una specifica attenzione al fenomeno del caporalato (clicca qui), ha presentato una relazione intermedia sull’attività svolta (Doc. XXII bis, n. 7), all’interno della quale sono svolte alcune considerazioni sulla prima attuazione della legge n. 199 del 2016 Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura.
La Commissione, nel richiamare i principali contenuti della nuova normativa, evidenzia i risultati emersi dal primo monitoraggio sulle attività di indagine promosse dopo l’approvazione della legge n. 199 (ed in particolare del nuovo art. 603 bis del codice penale, che peraltro ha diminuito la pena base, prevedendo sanzioni più elevate solo per le fattispecie di maggiore gravità), che hanno posto in risalto “la diffusione su tutto il territorio nazionale in vari settori dello sfruttamento dei lavoratori soprattutto immigrati e dell’intermediazione abusiva di manodopera… (sfruttando) lo stato di necessità economica, il bisogno di intere famiglie di ricorrere a qualsiasi attività lavorativa accettandone le miserevoli condizioni retributive”: siamo in presenza infatti di retribuzioni orarie dai 2,5 ai 4 euro per lavori usuranti e svolti senza rispetto della normativa in materia di sicurezza del lavoro e di tutela della salute.
La Commissione sottolinea perciò la necessità di mantenere una vigilanza molto alta su questo fenomeno: in quest’ottica è essenziale, da un lato, il potenziamento dell’ispettorato nazionale del lavoro e, dall’altro, la crescita della coscienza civile all’interno degli imprenditori del settore, che finora hanno sfruttato solo in minima parte le opportunità offerte dalla legge per le aziende che fanno parte della rete del lavoro agricolo di qualità.