Premessa. Il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, al termine un’indagine conoscitiva sui ‘Flussi migratori in Europa attraverso l’Italia, nella prospettiva della riforma del sistema europeo comune d’asilo e della revisione dei modelli di accoglienza’, ha approvato il 16 dicembre 2015 un documento conclusivo (Doc. XVII-bis , n. 4) che analizza le problematiche connesse al massiccio afflusso di migranti sul territorio nazionale, nonché le dinamiche e caratteristiche dei principali flussi migratori in transito verso l’Europa. Qui di seguito sono sintetizzati gli aspetti principali del documento.

Le principali tematiche affrontate. Questi i principali temi affrontati Nel corso dell’indagine: l’evoluzione dell’operazione italiana Mare Nostrum e la sua successiva sostituzione con l’operazione europea Triton; l’applicazione e le deroghe relative al cosiddetto Regolamento Dublino III e le prospettive di una sua riforma; l’effettiva attualità dello Spazio Schengen, con specifico riferimento ai profili della sicurezza nazionale, del fenomeno dei cosiddetti foreign fighters e dei possibili collegamenti tra terrorismo e migrazione; il mutuo riconoscimento del diritto di asilo, l’applicazione del c.d. resettlement e la riforma del codice visti; la cooperazione con Paesi Terzi e la previsione di partenariati di mobilità e sicurezza, anche a partire dall’istituzione di campi profughi; la gestione dei minori stranieri non accompagnati e dei flussi migratori anche dal punto di vista sanitario; i profili finanziari nella gestione delle politiche sull’immigrazione.

Le operazioni di salvataggio, in particolare Mare Nostrum e Triton. L’operazione Mare nostrum è stata avviata dal Governo il 18 ottobre 2013 per fronteggiare il massiccio esodo di popolazioni provenienti dal continente africano, affrontare i flussi migratori sempre più crescenti, intervenire in soccorso dei migranti e prevenire la tratta degli esseri umani attraverso il Mare Mediterraneo. Si è trattato di un’operazione militare e umanitaria che ha previsto il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare utilizzando mezzi navali e aerei, anche delle Forze armate. Nonostante l’opera di sensibilizzazione nei confronti degli altri partner europei è mancato un approccio solidale al problema. La creazione di una task force dell’Unione europea per la gestione dell’emergenza migratoria nel Mediterraneo e per una più efficace gestione del fenomeno migratorio nel medio periodo ha costituito un passo in avanti nella presa di coscienza della valenza pienamente europea del problema; ma l’Italia si è trovata comunque nella difficile situazione di dovere gestire da sola, con l’operazione Mare Nostrum, l’afflusso di oltre 150mila migranti.

L’operazione Triton è la nuova missione europea affidata all’Agenzia Frontex che, in ragione del vasto raggio di azione, che comprende l’intero Mediterraneo centrale e lo Jonio, avrebbe richiesto la più ampia partecipazione di Stati membri. L’operazione Triton è stata decisa, portata avanti e finanziata dall’Unione europea con una governance complessiva assicurata dall’Agenzia Frontex, organismo della stessa Unione, mentre Mare Nostrum era nata da una decisione italiana, con finanziamenti dell’Italia, al fine di dare una risposta emergenziale al gravissimo problema umanitario manifestatosi tragicamente con la sciagura di Lampedusa. La nuova operazione ha l’obiettivo di contrastare l’immigrazione clandestina, la tratta e il traffico di esseri umani, secondo i limiti e le procedure imposte dal Regolamento n. 656/2014 e prevede interventi anche in chiave dissuasiva, inclusa l’ispezione del natante, del carico e delle persone che vi sono a bordo, nonchè il sequestro del mezzo e il fermo delle persone.

Accoglienza e sistema di asilo. La relazione sottolinea i limiti del cosiddetto sistema di Dublino III che attribuisce quasi completamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di gestire i flussi di immigrazione anche se il Paese di destinazione finale è diverso, come avviene in tantissimi casi. Si tratta di un sistema pensato 30 anni fa che non appare al passo con i tempi. Occorrerebbe, invece, anche dal punto di vista dell’accoglienza, promuovere forme di equa ripartizione degli oneri tra i diversi Paesi europei al fine di tener conto anche della volontà espressa dagli immigrati.

Fenomeno migratorio, criminalità e terrorismo. Le indagini della magistratura hanno evidenziato un aumento significativo dei traffici di droga e prodotti di contrabbando o comunque illegali, provenienti anche dai Paesi del Medio ed Estremo Oriente; in tale quadro si inserisce anche il traffico di esseri umani, che sfrutta la miseria dilagante, il malcontento della popolazione verso le istituzioni e la progressiva disgregazione del tessuto sociale. La magistratura ha smantellato alcuni grosse organizzazioni dedite alla tratta.

Le nuove dinamiche dei flussi migratori nellarea Schengen. E’ importante affiancare all’attività di accoglienza un’azione di forte contrasto dei trafficanti, responsabilizzando al tempo  stesso i Paesi di transito, anche attraverso nuovi accordi di riammissione per favorire un ritorno nei Paesi di origine e campagne informative sul rischio di sfruttamento, di racket, di furto e in certi casi anche di morte, conseguente alla scelta di partire.

Un tema specifico affrontato dal Comitato è stato quello del cosiddetto resettlement, cioè una più equa redistribuzione presso i diversi Paesi europei del soggetto titolare di protezione internazionale, che oggi grava soprattutto su Italia, Grecia, Malta, Spagna e Portogallo, che permetterebbe anche di sottrarre al terribile mercato dei trafficanti di esseri umani il flusso dei migranti aventi diritto alla protezione umanitaria, all’asilo, allo status di rifugiato.

Appare necessario che l’Unione europea rilanci una visione globale di controllo dei flussi migratori, attraverso di accordi economici di aiuto allo sviluppo, riprendendo quella tradizione di cooperazione con i Paesi terzi, a cominciare da quelli già oggetto delle Convenzioni di Lomé e di Yaoundé (allora definiti ACP – Africa-Caraibi-Pacifico).

Proposte operative. A fronte dei massicci arrivi di migranti nell’area Schengen, come già evidenziato in una precedente relazione del Comitato (Doc. XVI bis, n. 3), il Comitato ritiene necessario istituire un regime di protezione temporanea che garantisca una tutela immediata delle persone sfollate con distribuzione dei profughi tra i vari Stati membri in base alla disponibilità accordata da ciascuno Stato, anche applicando la direttiva 2001/55/CE, accompagnata dalla creazione di corridoi umanitari, ossia da misure di evacuazione dei destinatari della protezione, senza che essi debbano affidarsi a trafficanti e scafisti per raggiungere il territorio dell’Unione europea.

Appare altresì importante una revisione degli strumenti esistenti, a partire dal Dublino III, come i partenariati per la mobilità e le norme comuni in materia di visti, sviluppando una migliore collaborazione tra tutti i paesi europei.

 

(A cura di Giulia Luciani, giornalista pubblicista)