Premessa. Il Comitato Schengen ha svolto il 22 marzo 2017 un’audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catania, dottor Zuccaro, incentrata sul fenomeno migratorio clandestino ed in particolare sul traffico di migranti ad opera delle organizzazioni criminali, sulla base del lavoro di un apposito gruppo di magistrati che si occupa da tempo di questa materia presso la procura di Catania.

L’evoluzione del fenomeno. Nel corso degli anni si è registrato un significativo mutamento delle modalità attraverso le quali fare giungere i migranti a destinazione. In passato esponenti della malavita locale affittavano barche di piccole dimensioni sui quali scaricare i migranti dalle navi madre (che non potevano accostarsi a riva). In seguito alle operazioni compiute dalla magistratura sulla base della competenza – affermata anche dalla Cassazione – su quello che avviene in alto mare nelle acque internazionali, la strategia è cambiata: le barche non sono più guidate da persone appartenenti ai gruppi criminali, ma affidate direttamente a uno degli stessi migranti che sta intraprendendo il viaggio (e che pertanto non può essere perseguito per questo), affiancati all’inizio della loro traversata da altre imbarcazioni (con i c.d. facilitatori) che davano assistenza sulla rotta da seguire. Purtroppo, causa la scarsa collaborazione delle autorità egiziane, per alcuni di questi facilitatori che erano stati identificati non è stato possibile procedere all’arresto.

Il ruolo di alcune ONG. Infine, a partire da settembre – ottobre 2016, si è intensificata l’attività di numerose imbarcazioni, appartenenti ad alcune ONG (ad esempio SOS Méditerranée, Sea Watch Foundation, Sea-Eye, Lifeboat, Jugend Rettet, Medici senza frontiere, Save the children), le quali operano stabilmente in territorio libico (oppure agli immediati confini di esso), e sono pertanto in grado di intervenire tempestivamente, portando così a compimento una quantità sempre maggiore di salvataggi (anche se rimane tuttora elevatissimo il numero di coloro che muoiono durante la traversata, anche perché vengono utilizzate perlopiù imbarcazioni di scarsissima qualità). Di fatto, queste ONG hanno sostituito i cd facilitatori, impedendo (salvo casi particolari) la loro identificazione, favorendo anche la crescita delle partenze durante i mesi invernali, quando le condizioni sono talvolta proibitive.

Le indagini, svolte in stretta collaborazione con gli organismi europei, sono ancora in corso ai fini della definizione di un’ipotesi di reato (in base alle Convenzioni i migranti provenienti dalla Libia dovrebbero essere trasportati nei porti più vicini – come Malta o Zarzis, in Tunisia – e non indirizzati verso la Sicilia), su eventuali collegamenti con le organizzazioni criminali che gestiscono le altre fasi del viaggio e anche per quanto riguarda l’individuazione dei canali di finanziamento di tali operazioni, che richiedono risorse finanziarie molto ingenti. (Su questa problematica vedi anche l’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Difesa del Senato in ordine al controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e l’impatto delle attività delle organizzazioni non governative).

Lo sfruttamento dei migranti. Le inchieste della magistratura hanno portato alla luce anche il traffico di ragazze, perlopiù minorenni, che vengono costrette a prostituirsi oppure impiegate nel lavoro nero in agricoltura: questa tratta di esseri umani è gestita quasi esclusivamente da organizzazioni criminali straniere (quelle italiane sono invece molto interessate a ricavare profitti dalle risorse stanziate per la gestione dei centri di accoglienza).