Premessa. Il 31 gennaio 2017 le Commissioni Affari costituzionali, Esteri e Politiche comunitarie di Camera e Senato hanno svolto un’audizione del Commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza sulle politiche europee in materia di migrazioni. Qui di seguito sono sintetizzati gli aspetti principali emersi nel corso della discussione.

Le dimensioni del fenomeno. Il Commissario europeo fornisce alcuni dati utili ad inquadrare la dimensione dei fenomeni migratori in atto: 60 milioni di persone nel mondo sono oggi costrette ad emigrare (alcuni a causa della guerra o del terrorismo) e più di 1.200.000 persone hanno richiesto asilo nell’Unione europea: Italia e Grecia sono in prima linea su questo fronte.

Le azioni a livello europeo. Sono stati avviati importanti programmi con riferimento ai centri di identificazione, alla ricollocazione e al rimpatrio dei migranti irregolari, anche se tali misure non hanno prodotto tutti i risultati attesi, in ragione anche delle forti resistenze espresse da diversi Paesi europei ad un approccio comune alla risoluzione del problema migratorio. In particolare, incontrano molte difficoltà le procedure di relocation: solo 2.917 richiedenti sono stati finora ricollocati a partire dall’Italia, numero ben lontano dall’obiettivo di 160.000 ricollocazioni, anche se gli ultimi dati (764 ricollocazioni solo a dicembre) sembrano indicare una inversione di tendenza.

L’Italia ha ottenuto significativi aiuti dovuti al ruolo rilevantissimo che essa riveste nel Mediterraneo, non solo in termini di risorse economiche (più di mezzo miliardo di euro dall’Unione europea da qui al 2020) ma anche di risorse umane (oltre 600 esperti dell’EASO e dei corpi di frontiera e di guardia costiera europei operano in Italia).

I nuovi accordi con i Paesi di origine. Un ruolo essenziale rivestono gli accordi con i principali Paesi di origine e transito specialmente in Africa, per affrontare alla radice le cause della migrazione irregolare e ridurre i flussi diretti verso l’Italia: particolari sforzi diplomatici sono in atto con la Libia e i Paesi vicini (300.000 persone sono adesso ammassate sulle rive libiche in attesa di una traversata verso l’Europa); ma occorre considerare le forti resistenze nel riprendersi i propri cittadini emigrati. Anche l’intesa con la Turchia (basata su un fondo speciale per il sostegno e l’assistenza ai profughi) ha prodotti i primi risultati positivi.

La necessità di un’azione comune a livello comunitario. Il Commissario ribadisce la necessità di un approccio condiviso a livello di Unione europea per dare concreta attuazione ai principi di solidarietà e responsabilità di tutti gli Stati membri. Auspica al riguardo un’intesa in tempi brevi sulla revisione del sistema europeo comune dell’asilo, così come disciplinato dal Dublino III. In questo contesto assumono valore prioritario le questioni relative al rimpatrio dei migranti irregolari (impedendo che si rendano irreperibili), al rafforzamento delle garanzie procedurali per le persone vulnerabili (a partire dai minori non accompagnati) e un maggiore impegno per l’integrazione.