Premessa. Il Ministro dell’Interno ha trasmesso alle Camere, il 4 luglio 2018, la Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel secondo semestre 2017, della quale si sintetizzano i passaggi più significativi (per le precedenti relazioni clicca qui).

1.‘NDRANGHETA. L’analisi del periodo preso in esame conferma i responsi delle precedenti indagini circa la forte ramificazione territoriale della criminalità organizzata calabrese e il suo proiettarsi costantemente verso la moltiplicazione della ricchezza e l’esercizio del potere (vedi anche cap. 11, pag. 272). Possono coerentemente citarsi a supporto di tale argomentazione gli esiti della complessa operazione Mandamento Jonico, conclusa nel luglio del 2017 dall’Arma dei carabinieri, o di quella coordinata dalla DDA di Reggio Calabria e ribattezzata Metauros, che ha dimostrato come, accanto al traffico di stupefacenti, le estorsioni rimangano, nelle loro molteplici modalità di realizzazione, tra i principali canali di arricchimento delle varie componenti di questa organizzazione criminale. Nell’ambito di quest’ultima operazione, risultano peraltro confermati gli interessi della ‘ndrangheta verso il “ciclo dei rifiuti”, attraverso il condizionamento mafioso nei lavori di costruzione e nella gestione del termovalorizzatore di Gioia Tauro, unico impianto di tal genere nella regione (cap. 2, pag. 9).

Al pari degli anni più recenti, inoltre, anche nel periodo qui considerato sono stati numerosi gli scioglimenti di Amministrazioni comunali calabresi per infiltrazioni mafiose ex art. 143 del Testo unico degli enti locali (per un quadro completo e aggiornato della materia vedi l’apposita sezione del sito di Avviso Pubblico), cui si è spesso arrivati grazie ad articolate indagini vertenti sui rapporti collusivi tra compagini ‘ndranghetiste ed apparati politico-amministrativi locali (cap. 2, pag. 10).

Ulteriormente confermate appaiono poi le evidenze circa la vocazione internazionalista della ‘ndrangheta, con il suo modello operativo che continua ad essere replicato in Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Olanda e nell’Est Europa, nonché nei continenti americano (con particolare riferimento al Canada) ed australiano; «contesti dove si sono stabilmente insediate nuove generazioni di affiliati, incardinati in locali che, seppur dotati di una certa autonomia, continuano a dar conto al comando strategico reggino» (ibid.).

Proiezioni territoriali: provincia di Reggio Calabria. Nel “mandamento centro” (la zona del Reggino) l’inchiesta Gotha sta evidenziando l’operatività di una “cupola mafiosa”, formata da almeno quattro famiglie, avente una spiccata vocazione imprenditoriale e protesa verso il condizionamento delle istituzioni (cap. 2, pag. 11).

Situazione non dissimile da quella riscontrata nel “mandamento tirrenico” (la c.d. “Piana”), e che ha determinato nel tempo una serie di mutamenti strutturali ed organici negli storici gruppi di ‘ndrangheta dell’area, funzionali anche alla nascita di nuove alleanze (cap. 2, pag. 15).

Le cosche del mandamento jonico (comprendente la c.d. “Montagna”), invece, avvalendosi di sempre più sofisticati meccanismi per la movimentazione della droga nonché dell’affidabilità loro riconosciuta dai trafficanti dei Paesi produttori, continuano a dimostrare una decisa propensione alla gestione del traffico internazionale di stupefacenti, non disdegnando comunque il condizionamento delle procedure di assegnazione degli appalti pubblici, spesso mediante l’interrelazione con i politici locali (cap. 2, pag. 25).

Proiezioni territoriali: altre province. L’interferenza delle ‘ndrine nella vita delle Amministrazioni locali, nel semestre analizzato, ha particolarmente segnato anche la provincia di Catanzaro, che ha fatto registrare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di ben tre consigli comunali (Cropani, Lamezia Terme e Petronà). Sensibile a tale fenomeno è risultato anche il territorio vibonese, con il Prefetto di Vibo Valentia che nel luglio del 2017 è stato tenuto a disporre l’insediamento di commissioni di accesso presso i comuni di San Gregorio d’Ippona, Limbadi e Briatico; tutte Amministrazione poi sottoposte a scioglimento nel corso dei primi mesi del 2018. Non sono impermeabili a questa tendenza del crimine organizzato calabrese nemmeno le province di Crotone e Cosenza, dove si è registrato lo scioglimento dei consigli comunali di Isola di Capo Rizzuto e Cassano all’Ionio (cap. 2, pagg. 31-44).

La ‘ndrangheta oltre le aree di tradizionale insediamento. Anche nel semestre considerato, risultano chiari ed evidenti i segni dell’attivismo ultra regionale di questa organizzazione, con particolare riferimento ai casi della Liguria, della Lombardia e del Piemonte dove, al fianco delle più tradizionali pratiche criminali mafiose, è costante l’inclinazione verso il reinvestimento dei profitti illeciti nei punti chiave dell’economia, dell’imprenditoria e finanche della pubblica amministrazione. Non meno rilevanti appaiono, poi, le presenze ‘ndranghetiste in Veneto, in Emilia-Romagna, in Toscana e nel Lazio (cap. 2, pag. 46).

Tutto ciò, peraltro, ha permesso di constatare la perdurante tendenza di tali sodalizi criminali «a diversificare gli investimenti, ampliando il proprio raggio d’azione nei più svariati settori imprenditoriali, quali la grande distribuzione, la ristorazione, il turismo, l’edilizia, il movimento terra, lo smaltimento dei rifiuti, le energie rinnovabili, quello sanitario, delle scommesse e del gioco online e l’accaparramento dei fondi comunitari, cui se ne potrebbero aggiungere, in futuro, anche altri, in considerazione della spiccata capacità delle cosche di saper cogliere, sempre in anticipo, le opportunità offerte dal mercato» (cap. 2, pag. 64).

2.COSA NOSTRA. Prosegue la fase di riorganizzazione in seno alla mafia siciliana, non facilmente prevedibile negli esiti soprattutto a seguito della recente scomparsa del “capo dei capi”, Salvatore Riina. Attualmente Cosa nostra – in particolare sul fronte palermitano – sta infatti attraversando un periodo di riassetto e di rimodulazione degli equilibri nel tentativo di preservare il proprio impianto unitario e verticistico, anche al fine di ottenere il massimo possibile, all’odierno stato delle cose, da un pur ridimensionato campo di attività.

Ciononostante, l’organizzazione rimane «dotata di vitalità e di una notevole potenzialità offensiva, oltreché di una sempre diffusa ramificazione nel territorio ove continua ad esercitare ingerenze sugli apparati politico-amministrativi locali» (cap. 3, pag. 66). Ne costituiscono un chiaro indicatore gli accessi prefettizi disposti presso alcuni Comuni dell’isola nel corso del semestre oggetto d’analisi (Niscemi, Vittoria, Bombensiere, Camastra e Trecastagni; negli ultimi tre casi si è proceduto allo scioglimento del Consiglio comunale tra l’aprile e il maggio del 2018).

In ogni caso, il ricorso alla violenza e alle intimidazioni sta progressivamente lasciando il posto ad un vasto sistema di collusioni e corruttele. Sempre più spesso, come dimostrano le risultanze investigative del periodo considerato, le infiltrazioni nel tessuto socio-economico della regione da parte delle consorterie mafiose sono infatti possibili anche grazie alla compiacenza di pubblici funzionari. «I settori più frequentemente interessati sono quelli dello smaltimento rifiuti, della manutenzione del verde, della ristrutturazione di edifici scolastici e del rifacimento delle strade: la modalità di infiltrazione è, generalmente, basata sulla giustificazione fornita da inesistenti circostanze di somma urgenza e necessità, che impongono affidamenti diretti, consentendo di evitare le più rigorose procedure concorsuali ordinarie» (cap. 3, pag. 67). Più in generale, appare in continua espansione la platea di soggetti non direttamente affiliati al crimine organizzato ma disponibili a volgere a favore di questo la propria opera o professione, andando così ad infoltire le fila della c.d. “area grigia”.

Analoga strategia di “inabissamento” e di contenimento degli atteggiamenti più tipicamente mafiosi, quali quelli intimidatori e violenti, è adottata dalle famiglie di Cosa nostra nei contesti extra-regionali, con le presenze più significative registrate in Lombardia, in Toscana e nel Lazio.

3.LA CAMORRA. Le dinamiche criminali risultano in Campania piuttosto diversificate e in continua evoluzione, anche in ragione di un ambiente delinquenziale decisamente articolato. In pari misura tra capoluogo e provincia, soprattutto del Napoletano e del Casertano, continua a segnalarsi la costante conflittualità tra nuove consorterie e tradizionali nuclei criminali, con questi ultimi che, sebbene privati degli elementi apicali a seguito dell’azione repressiva delle Forze dell’ordine, hanno però avuto la capacità di riorganizzarsi e ricollocarsi sul territorio, tendendo ora anch’essi, così come più sopra descritto con riferimento a Cosa nostra, ad evitare il clamore delle azioni violente, per dedicarsi silenziosamente alla gestione di grandi traffici extra-regionali ed internazionali (cap. 4, pag. 118). I principali settori di intervento di questi gruppi afferiscono ai traffici di stupefacenti e di merce contraffatta, all’estorsione, all’usura, nonché allo smaltimento illegale di rifiuti. Con rinnovato e perdurante interesse, inoltre, anche i clan camorristici si avvalgono di più o meno complesse pratiche corruttive per determinare le assegnazioni degli appalti pubblici oltreché, più in generale, per beneficiare dell’asservimento ai propri interessi di pubblici funzionari e amministratori, così come, nel periodo esaminato, dimostrano gli accessi prefettizi nei Comuni di Caivano, Calvizzano e San Gennaro Vesuviano (tutti culminati con lo scioglimento da parte del Consiglio dei ministri, tra il febbraio e l’aprile del 2018).

Continua poi a destare apprensione il fenomeno delle c.d. baby gang, bande di giovani e giovanissimi, non necessariamente di estrazione mafiosa, i cui componenti si rendono protagonisti di crimini violenti talvolta anche efferati. Significativa, a tal riguardo, la risoluzione adottata nell’ottobre del 2017 dal Consiglio Superiore della Magistratura, volta a sollecitare il legislatore all’adozione di norme per la tutela dei minori inseriti in contesti di criminalità organizzata, con interventi su quel tessuto familiare deviante che ne condiziona spesso il percorso di crescita (cap.4, pag. 121).

4.CRIMINALITA’ PUGLIESE. Come già evidenziato nelle precedenti relazioni della DIA, la criminalità che opera in Puglia si caratterizza tanto per la sua frammentarietà che per l’accesa conflittualità che la contraddistingue.

Tra i più attivi vi sono gli “aggregati criminali” della provincia di Foggia (cap. 5, pag. 166), molto vitali e in grado di allargare i propri orizzonti d’affari al di fuori dei confini nazionali. I gruppi che operano nella cd. BAT provincia (Barletta – Andria – Trani), collegati con i clan della piana di Cerignola, sono attivi nel traffico di droga, nelle estorsioni, nel traffico di armi e con un “prevalente interesse” per le rapine ad autotrasportatori e a furgoni portavalori, attività nelle quali “denotano spiccato senso della pianificazione e notevoli potenzialità strategiche di tipo militare”.

Nel territorio della provincia di Bari la malavita risente dei percorsi di collaborazione con la giustizia intrapresi da alcuni capi storici.

A Taranto le consorterie criminali non puntano a fuoriuscire dai confini provinciali.

Tra Brindisi e Lecce, un tempo roccaforti della SCU (Sacra Corona Unita), le organizzazioni criminali risentono ancora dello smantellamento seguito alle inchieste della magistratura.

La provincia di Foggia. C’è fermento sul territorio, causato dalle mire dei vari clan che vogliono consolidare una propria “autonoma operatività” e raggiungere una “gestione monopolistica” delle attività illecite sui territori di riferimento. Per ottenere i loro scopi questi clan sono sempre più “proiettati verso convergenze ed alleanze con gruppi di diversa provenienza, rendendo lo scenario altamente fluido”.  Il radicamento di questi clan – che hanno una matrice familiare – rende il contesto molto violento e omertoso. Il controllo del territorio si applica attraverso numerose forme di intimidazione ai danni di tutti gli operatori dei principali settori economici della zona. L’alta disponibilità di manodopera – italiana ed extracomunitaria – favorisce i fenomeni legati al cosiddetto caporalato. L’elevata disponibilità di armi e di giovani leve sono altre due caratteristiche peculiari dei clan foggiani.

La DIA (cap. 5, pag 171) dedica un focus anche alla situazione nell’area garganica, caratterizzata da forte instabilità e interessata da un processo di rinnovamento che scompagina alleanze radicate nel tempo e causa l’esplosione di faide. È in questo contesto che vanno letti alcuni fatti di sangue come la strage di San Marco in Lamis dell’agosto 2017, che aveva come scopo principale l’eliminazione del boss del clan Romito. Nella zona del Tavoliere, in particolare nell’area di San Severo, “si continua ad assistere ad un processo di ascesa da parte di alcuni gruppi, che si starebbero progressivamente affermando su altre consorterie nel controllo delle attività illecite”. Nella zona del Basso Tavoliere, l’area di Cerignola, la realtà criminale si presenta come la più solida e strutturata, capace di diversificare le attività in una logica sempre più affaristica.

“La pluralità delle attività delittuose perseguite – evidenzia la DIA – condotte anche con forme di pendolarismo, mostrano un elevato livello di organizzazione che conferisce alla criminalità cerignolana un ruolo di particolare importanza nell’intera regione, rendendo contestualmente difficoltosa la distinzione tra criminalità comune e quella di tipo mafioso. È il caso, infatti, del traffico degli stupefacenti, dei furti e delle rapine ai TIR e ai porta valori, anche fuori regione, dove la scelta degli obiettivi, mai casuale, sottende l’esistenza di un ‘sistema’ che connota le consorterie foggiane, e cerignolane in particolare, per l’elevata specializzazione delinquenziale”.

In merito alle attività illecite e agli affari condotti delle organizzazioni pugliesi al di fuori dei confini regionali, oltre che alle rapine e al traffico degli stupefacenti, va segnalato come l’operazione “Malavigna” del dicembre 2017, abbia “fatto luce su una movimentazione di capitali sull’asse Puglia/Emilia-Romagna, che conferma l’oramai consolidato utilizzo dell’intera area del Nord Italia per le attività di riciclaggio. L’investigazione offre significativi spunti di riflessione in relazione ad un articolato sistema di ripulitura e reimpiego nel mercato legale di ingenti capitali di provenienza illecita, ideato da un gruppo criminale costituito da elementi legati alla mafia foggiana e da un rappresentante dell’imprenditoria romagnola”.

5.CRIMINALITA’ ROMANA. La DIA dedica un capitolo ad hoc (cap. 6, pag. 203) alla criminalità romana, indicando in questa categoria “quelle ulteriori formazioni criminali – stanziate in alcune aree della Capitale – che, basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis”.

Gli investigatori evidenziano come le cd. mafie storiche – Cosa nostra, ndrangheta, camorre – siano in grado di adattarsi perfettamente al territorio romano, intrecciando rapporti di collaborazione sul territorio tanto con le mafie di matrice straniera che con le organizzazioni criminali locali, organizzate e non. In questo contesto viene considerato un caposaldo giudiziario, la sentenza della Cassazione del 2017 nell’ambito dell’inchiesta “Nuova Alba” che ha riconosciuto la sussistenza del metodo mafioso adottato sul territorio di Ostia dalla famiglia Fasciani. Nella zona sud-est di Roma si segnala l’onnipresenza del clan Casamonica, attivo nel traffico di droga, nelle estorsioni e nel riciclaggio di denaro sporco.

6.MAFIE STRANIERE. La DIA (cap. 7, pag. 205 ss) conferma un concetto già emerso nelle precedenti relazioni: la capacità delle mafie straniere di operare al Sud in accordo e in forma di subalternità con le organizzazioni criminali locali, mentre nelle altre regioni riescono a ritagliarsi uno spazio autonomo e quasi paritetico. Il traffico di stupefacenti, delle armi, i reati legati all’immigrazione clandestina, la tratta di persone da avviare alla prostituzione e al lavoro nero, la contraffazione, i reati contro il patrimonio e i furti di rame, “sono solo alcuni dei settori dell’illecito maggiormente rappresentativi dell’operatività della criminalità straniera in Italia”.

La criminalità albanese. È la più presente e ramificata sul territorio italiano, caratterizzata da un continuo reclutamento. Sono frequenti le condotte violente per risolvere i contrasti tra gruppi rivali. La criminalità albanese è particolarmente attiva nel traffico degli stupefacenti – con forti legami con i gruppi pugliesi – nello sfruttamento della prostituzione e nei reati contro il patrimonio. “Gli ingenti sequestri di stupefacente operati nel semestre lungo tutta la costa pugliese, dimostrano come questa offra approdi sicuri per le rotte dei trafficanti di marijuana provenienti dall’Albania, circostanza che attrae, di fatto, anche l’interesse di organizzazioni criminali extraregionali”.

Criminalità rumena e proveniente da Paesi dell’ex blocco sovietico. I principali reati dei gruppi criminali rumeni e dell’ex URSS sono analoghi a quelli albanesi (legati a stupefacenti, sfruttamento prostituzione, reati predatori). Di recente sono emersi collegamenti tra gruppi rumeni con imprenditori italiani per lo sfruttamento di manodopera. I gruppi di origine georgiana si distinguono per la specializzazione conseguita nei furti in appartamento. Altri gruppi “russofoni” sono particolarmente attivi nello sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.

Criminalità cinese. Contraffazione, estorsioni in danno di connazionali, traffico di esseri umani e falsificazione di documenti sono per le principali attività illecite a cui si dedica la criminalità cinese, che coltiva anche interessi nel settore del gioco d’azzardo – attraverso bische clandestine e attività di riciclaggio – e nel traffico degli stupefacenti (cannabis e metanfetamine). I gruppi sono “caratterizzati da una fitta rete di rapporti ramificati sul territorio, a loro volta basati su relazioni che poggiano essenzialmente su un legame familiare-solidaristico. Nei sodalizi vengono, poi, costantemente reclutate giovani leve, talvolta coinvolte anche in azioni violente contro gruppi rivali. Allo stesso tempo, nelle organizzazioni rimane vigente la guanxi, una rete assistenzialistica che assicura benefici e servizi e che, accrescendo il livello di omertà, contribuisce a connotare di mafiosità il contesto criminale”. Va segnalato come la criminalità cinese spesso si avvalga di consulenze e professionisti italiani, allo scopo di pratiche relative all’evasione fiscale e contributiva.

Criminalità sudamericana. Componenti delinquenziali di origine boliviana, colombiana, venezuelana, dominicana, peruviana ed ecuadoregna presenti in Italia sono perlopiù interessate al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione. Rappresentano un punto di riferimento delle mafie italiane per le importazioni di cocaina.

Criminalità nigeriana. Alta specializzazione nel traffico di stupefacenti e nello sfruttamento della prostituzione, anche minorile. “In Italia, così come in altri Paesi, è stata da tempo riscontrata l’operatività delle organizzazioni criminali nigeriane di matrice cultista, tra le quali emergono per il numero dei componenti la Supreme Eye Confraternity (SEC) e la Black Axe Confraternity. Tali gruppi, ramificati a livello internazionale, i caratterizzano per la forte componente esoterica, a sfondo voodoo, che va ad influire in maniera sostanziale sul reclutamento e sull’operato dei partecipanti, nonché, data l’alta valenza suggestiva, anche sulle stesse vittime del reato di tratta, che restano indissolubilmente legate, per timore di ritorsioni, ai trafficanti”. I clan nigeriani gestiscono tutta la filiera: dal reclutamento, alla falsificazione dei documenti, fino alla regolarizzazione in Italia della loro posizione.

Criminalità nordafricana. Gestisce, in collaborazione con italiani o soggetti di altre nazionalità, lo spaccio di sostanze stupefacenti, detenendone il monopolio in alcune aree territoriali. Sotto il loro controllo è il flusso del narcotraffico dal Nord Africa attraverso la Spagna, arrivando a gestire anche la distribuzione.

7.CRIMINALITA’ ITALIANA IN EUROPA. Le caratteristiche delle mafie italiane del 21°secolo – la loro vocazione imprenditoriale, la flessibilità delle strutture organizzative, l’elevato know-how tecnologico – le rendono particolarmente adatte ad espandere i loro traffici e il loro interessi al di fuori dei confini nazionali, mantenendo comunque una forte connotazione identitaria. Di seguito i passaggi più significativi della relazione DIA (cap. 8) sulla presenza mafiosa in alcuni Paesi europei.

“La Francia, anche in virtù della vicinanza, geografica e culturale con l’Italia, registra una consolidata presenza di elementi connessi a gruppi criminali di matrice mafiosa, in particolare siciliani e calabresi, che utilizzano quel territorio per favorire la latitanza di affiliati, reinvestire nell’economia legale capitali accumulati illecitamente, nonché creare basi per la gestione del narcotraffico… In Germania la maggior organizzazione criminale di matrice italiana presente sul territorio è la ‘ndrangheta, che in alcuni casi ha replicato strutture analoghe a quelle calabresi di riferimento. I soggetti sono dediti in particolare ad attività di riciclaggio, anche attraverso acquisizioni dì esercizi commerciali e beni immobili. Per quel che riguarda il mercato degli stupefacenti, il territorio tedesco risulta di notevole interesse per le cosche calabresi, anche in virtù delle potenzialità operative che offre il porto di Amburgo, uno degli scali più importanti d’Europa… in Austria i sodalizi criminali di matrice italiana, pur non risultando fortemente radicati nel territorio, sono attivi nella gestione di attività finanziarie, societarie e immobiliari… Da anni il territorio del Belgio costituisce centro di interesse per la criminalità calabrese, per le opportunità di investimenti di profitti illeciti, rilevato che esponenti delle cosche ionico-reggine sono inseriti in alcuni tra i principali settori economici ed imprenditoriali… Attività info-investigative pregresse segnalano in Olanda la presenza di esponenti della ‘ndrangheta, quali terminali di classiche attività criminali, narcotraffico e reimpiego di capitali illeciti, nonché a presidio di un territorio, sovente utilizzato per garantire la latitanza di soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi… il Regno Unito costituisce per la criminalità organizzata di stampo mafioso appetibile area di interesse al fine precipuo di riciclare il denaro attraverso società finanziarie e attività imprenditoriali: quanto precede, anche in ragione della flessibilità del mercato anglosassone, che si estende dai grattacieli della City di Londra ai paradisi bancari delle Isole Cayman… La Spagna è senza dubbio uno dei Paesi europei ove si registrano tra le più elevate proiezioni internazionali delle organizzazioni criminali italiane. Il Paese rappresenta uno snodo strategico per il narcotraffico mondiale, quale privilegiato canale di ingresso della droga in Europa e sito di enorme valenza logistica per lo stoccaggio ed il successivo trasporto nei Paesi di destinazione, trovandosi al centro di due importanti rotte internazionali: quella della cocaina proveniente dal Sud America e, in particolare, dalla Colombia, e quella dell’hashish, proveniente dal Marocco… La normativa tributaria vigente a Malta, particolarmente vantaggiosa sotto il profilo fiscale, ha destato l’interesse delle consorterie mafiose, sempre più dedite a svolgere attività di riciclaggio, in particolare attraverso il gioco d’azzardo on line… la Bulgaria, situata nell’Europa sud-orientale, si trova al centro delle due rotte del narcotraffico (quella dei Balcani e quella meridionale che attraversa il Caucaso meridionale c il Mar Nero), gestito anche dalla criminalità italiana e funge da cerniera tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, risultando d’interesse per la criminalità mafiosa, sia per i traffici di stupefacenti, che per il reinvestimento di capitali illeciti… Negli ultimi anni le organizzazioni criminali di matrice italiana, prima fra tutte la ‘ndrangheta, grazie ai nuovi sbocchi commerciali determinatisi a seguito del crollo del muro di Berlino, si stanno espandendo in alcuni Paesi dell’Est, tra cui la Romania, ove si rilevano consistenti segnali circa la presenza di gruppi criminali calabresi, dediti a varie tipologie di riciclaggio di capitali illeciti. La stessa area geografica è utilizzata, inoltre, dalle consorterie criminali di matrice campana, anche per favorire la latitanza di affiliati”.

8.APPALTI E INTERDITTIVE ANTIMAFIA. “L’informativa antimafia rappresenta uno dei principali strumenti assegnati ai Prefetti per contrastare il fenomeno dell’inquinamento criminale nelle attività economiche del Paese” (cap. 9), a partire dagli appalti pubblici. La relazione fornisce alcuni dati sull’utilizzo dell’interdittiva antimafia – cui la DIA garantisce il suo essenziale apporto – soprattutto da parte delle prefetture del Sud Italia: su 625 provvedimenti adottati nell’intero 2017, risulta in cima a questa classifica la Calabria (195 interdittive), la Sicilia (160), la Campania (67); rilevante l’uso dell’interdittiva anche in alcune regioni del Nord Italia: Emilia Romagna (57 provvedimenti), Piemonte (39) e Lombardia (29). (Per maggiori informazioni su normativa e giurisprudenza leggi questa scheda),

9.RICICLAGGIO E SEGNALAZIONI DI OPERAZIONI SOSPETTE (S.O.S)

Nel secondo semestre 2017 (cap. 10) la Direzione Investigativa Antimafia ha analizzato 45.815 segnalazioni di operazioni sospette, che ha comportato l’esame di 203.830 soggetti segnalati o collegati, di cui 143.953 persone fisiche e 59.877 persone giuridiche. Tale analisi ha consentito di selezionare 5.044 segnalazioni di interesse della DIA, di cui 932 di diretta attinenza alla criminalità mafiosa e 4.112 riferibili a fattispecie definibili “reati spia”. La maggior parte è stata effettuata da banche ed enti creditizi (71%), mentre “ancora poco significativo risulta il contributo dei professionisti (5%). In quest’ultimo caso, la quasi totalità del contributo proviene dai notai (97%), mentre residuano gli avvocati (2%) e i commercialisti (1%)”. Il maggior numero è stato effettuato nelle regioni settentrionali (20.110), soprattutto in Lombardia (20%), con a seguire le regioni meridionali (12.452) e centrali (8.847), per finire con le Regioni insulari (2.823).

“La Campania, fra le regioni d’elezione delle consorterie criminali (Sicilia e Calabria), risulta avere la più alta percentuale di operazioni finanziarie effettuate (15,75%) – evidenzia la DIA – È preceduta solo dalla Lombardia e seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, contesti geografici, questi ultimi, verso i quali è diretta la maggiore attenzione dei clan mafiosi in relazione alle ampie e diversificate opportunità economiche offerte dal territorio”.

10.SCIOGLIMENTI DEGLI ENTI LOCALI PER MAFIA. La relazione contiene numerosi riferimenti alle infiltrazioni dei diversi gruppi criminali nelle amministrazioni locali (su questo fenomeno leggi la documentazione presente sul sito di Avviso Pubblico), dedicando poi un apposito capitolo (11, lett. b) ai provvedimenti adottati nel corso del 2017. Viene anche presentato un quadro dell’andamento, nel corso degli anni, dei soggetti arrestati e denunciati ai sensi dell’art. 416 bis del c.p., per l’aggravante del ‘metodo mafioso’ (art. 7 del Dl n. 152 del 1992) e per scambio elettorale politico mafioso (art. 416 ter c.p.) nelle diverse regioni, ponendo in relazione questi dati con le motivazioni alla base dei decreti di scioglimento dei comuni per infiltrazioni della criminalità organizzata.

(a cura di Luca Fiordelmondo, Master APC Università di Pisa e Claudio Forleo, giornalista)