Premessa. Il Ministro dell’Interno ha trasmesso alle Camere, il 15 gennaio 2018, la relazione sull’attività delle Forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata relativa all’anno 2016 (Doc. XXXVIII, n. 5). Si offre di seguito una sintesi degli aspetti principali toccati dal documento, con specifico riguardo ai gruppi criminali operanti in Italia (per le precedenti relazioni del Governo vedi le schede relative al 2015 e al 2014).

I risultati dell’azione di contrasto alle mafie. L’attività di contrasto posta in essere dalla magistratura e dalle Forze di polizia nel 2016 ha consentito di portare a termine numerose operazioni contro la criminalità organizzata di tipo mafioso. Tra queste, 180 particolarmente rilevanti, con l’arresto di 1.655 persone. Sono stati, inoltre, catturati 56 latitanti di notevole caratura, dei quali uno di massima pericolosità rientrante nel Programma Speciale di Ricerca, 9 pericolosi ed altri 46 di rilievo. Nello stesso arco temporale, l’attività finalizzata all’adozione delle misure di prevenzione patrimoniale ha fatto registrare complessivamente il sequestro di 15.095 beni, per un valore di oltre 5 miliardi di euro, e la confisca di 6.394 beni, per un valore di 2,5 miliardi di euro. In ambito provinciale è poi proseguito, presso le Prefetture-Uffici Territoriali del Governo, il monitoraggio degli appalti da parte dei Gruppi interforze antimafia (quattro quelli operativi nel 2016: GICER, per la ricostruzione in Abruzzo; GICEX, per l’Expo; GITAV, per l’Alta Velocità Torino-Lyon; GIRER, per la ricostruzione post-sisma in Emilia-Romagna), operanti in collegamento con la Direzione Investigativa Antimafia, che hanno effettuato un’importante operazione di prevenzione. Nel corso del 2016 sono stati effettuati 101 accessi ispettivi, che hanno interessato 1.050 imprese permettendo il controllo di 2.684 persone e di 2.007 mezzi.

Cosa Nostra. L’organizzazione conserva un profondo radicamento e una notevole potenzialità offensiva. Le molteplici azioni repressive effettuate dalle Forze di polizia negli ultimi anni evidenziano la genetica capacità di risposta e di adattamento delle diverse consorterie mafiose, abili nel riconfigurarsi per conseguire i propri intenti criminali. La fluidità e la rapidità con cui vengono sostituiti gli apparati dirigenziali influiscono, in modo determinante, non solo sui rapporti tra i diversi sodalizi ma anche sulle scelte strategiche e sull’attivismo criminale degli stessi, sebbene sia evidente la difficoltà di Cosa Nostra di esprimere una leadership autorevole e unanimemente riconosciuta.

‘Ndrangheta. La minaccia rappresentata da questa matrice criminale si mostra particolarmente pervasiva tanto in relazione all’intraprendenza collusiva ed infiltrativa dei boss rispetto alla Pubblica amministrazione e all’impresa, quanto per il più stretto controllo del territorio che, soprattutto nelle aree di origine, aumenta esponenzialmente la capacità parassitaria delle ‘ndrine. L’organizzazione conferma, infatti, di essere addentrata in modo capillare e pervasivo nei gangli vitali dell’economia e della politica, locali e nazionali, e nella stessa società civile, nelle sue più varie declinazioni.

Camorra. Lo scenario delinquenziale napoletano risulta ancora oggi in continua evoluzione, dato che si fronteggiano sodalizi storici, in momentanea difficoltà operativa, e gruppi emergenti, capeggiati da giovani boss particolarmente agguerriti, ma senza una strategia unitaria. Il reiterarsi di omicidi e gravi atti intimidatori tra compagini avverse contribuisce ad alterare i già precari equilibri, modificando costantemente la mappatura dei clan.

Criminalità organizzata pugliese. Continua ad essere caratterizzata dalla mancanza di un vertice comune ed aggregante (anche per l’assenza di capi carismatici), da un’accentuata frammentazione e, ciclicamente, dall’insorgenza di tensioni e scontri. Solo sporadicamente si possono individuare compagini più uniformi, connotate da linee di azione comuni e da interessi più qualificati, quale l’infiltrazione del tessuto economico-imprenditoriale.

Le principali organizzazioni straniere. Nel 2016 sono stati segnalati per “associazione a delinquere” 2.301 stranieri, dei quali 78 per quella di tipo mafioso. Le organizzazioni criminali maggiormente operative in Italia sono quelle di matrice albanese, romena, cinese, nigeriana e nordafricana.

In relazione alla specifica operatività, le organizzazioni albanesi possono essere inquadrate su due distinti livelli. Il primo è rappresentato da numerosi gruppi criminali di poche unità dediti prevalentemente allo sfruttamento della prostituzione, alla commercializzazione degli stupefacenti ed alla commissione di delitti di carattere predatorio. Il secondo livello, invece, è costituito da strutture delinquenziali organizzate militarmente e di ampia consistenza numerica, collegate con clan balcanici e con articolazioni operative stanziate nei diversi Paesi europei. Tali compagini risultano connotate dalla disponibilità di ingenti risorse economico-finanziarie e prediligono traffici di armi e di sostanze stupefacenti, la tratta di esseri umani ed il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nonché il successivo riciclaggio dei proventi illeciti mediante il finanziamento delle stesse attività delittuose e la realizzazione di investimenti, soprattutto in Albania. Si registrano cointeressenze con le organizzazioni autoctone, soprattutto quelle pugliesi, storicamente partner privilegiate nei traffici illegali gestiti tra le due sponde dell’Adriatico, nonché con sodalizi calabresi e siciliani relativamente al narcotraffico.

In Italia, le manifestazioni delinquenziali di matrice romena sono ascrivibili all’operatività di soggetti e di piccoli gruppi non organizzati, dediti alla consumazione di reati predatori. Si registrano, tuttavia, anche forme di aggregazione più complesse e ben strutturate che si esprimono in attività illecite altamente qualificate e redditizie, anche a carattere transnazionale. Gli ambiti di interesse continuano ad essere rappresentati dal traffico di essere umani, dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, in misura minore, dal traffico di sostanze stupefacenti.

All’interno della comunità cinese, significative sono le espressioni di banditismo giovanile. Dimostratesi negli ultimi anni operative in talune aree del nord e del centro, queste agiscono adottando condotte violente ed intimidatorie, dedicandosi ai delitti contro il patrimonio (rapine, estorsioni, usura), allo sfruttamento della prostituzione, al gioco d’azzardo ed al traffico di sostanze stupefacenti, cui risultano funzionali il controllo e la gestione di locali pubblici, utilizzati quali basi logistiche. In alcuni casi, le modalità d’azione criminale, il vincolo omertoso tra gli associati e la violenza nei confronti delle vittime garantiscono l’esercizio del predominio territoriale su gruppi di connazionali.

I gruppi criminali nigeriani operanti in Italia sono caratterizzati da frammentazioni etnico-tribali, la cui crescita è stata sostenuta da una ramificata rete di omologhi clan presenti sia in Nigeria che in altri Paesi europei ed extraeuropei. Recenti attività investigative condotte dalle Forze di polizia hanno confermato come le consorterie in parola abbiano assunto, in taluni casi, la conformazione di vere e proprie associazioni per delinquere, utilizzando modi operandi tipici delle mafie autoctone. I principali ambiti criminali nei quali si manifesta l’interesse dei sodalizi nigeriani sono il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero.

Le organizzazioni criminali nordafricane, provenienti prevalentemente dalla regione del Maghreb (Marocco, Tunisia e Algeria) e dall’Egitto, confermano la propria operatività nel territorio nazionale in diversificati settori delinquenziali, quali il traffico di sostanze stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Tali sodalizi si caratterizzano per la transnazionalità e per la capacità di interazione con compagini straniere o italiane, con le quali coesistono senza attriti, ovvero instaurano forme di collaborazione. Talvolta, hanno fatto registrare proficui rapporti anche con le organizzazioni autoctone, in particolare con la camorra e la ‘ndrangheta.

Traffico di stupefacenti. In Italia il traffico di sostanze stupefacenti continua a seguire un andamento piuttosto costante. I prodotti cannabinoidi rappresentano le sostanze maggiormente diffuse. Le persone deferite all’autorità giudiziaria nell’arco temporale di riferimento sono state 32.992, con un incremento del 17,63 per cento rispetto al 2015. Il maggior numero di persone è stato segnalato per la cocaina (10.980). Per l’hashish sono state deferite 8.421 persone, per la marijuana 6.411, per l’eroina 3.680 e per le piante di cannabis 1.495 soggetti. I cittadini italiani denunciati sono stati 20.369, pari al 61,74 per cento del totale, mentre gli stranieri sono stati 12.623, pari al 38,26 per cento. L’incidenza delle donne e dei minori è stata, rispettivamente, del 6,74 per cento e del 4,16 per cento. In particolare, è stata registrata una flessione del numero delle denunce per i reati correlati alle droghe sintetiche (-12,30 per cento), mentre sono stati registrati incrementi riguardo alla marijuana (34,91 per cento), alla cocaina (17,87 per cento), all’hashish (16,14 per cento), all’eroina (11,31 per cento), alla coltivazione illecita delle piante di cannabis (4,99 per cento) e per altre droghe (3,93 per cento). Le operazioni antidroga portate a termine dalle Forze di polizia nel 2016 sono state 23.734, con un incremento del 23,04 per cento rispetto all’annualità precedente. Sempre nel 2016, sono stati complessivamente sequestrati 71.671,52 chilogrammi di droga, con un decremento del 14,86 per cento rispetto al 2015. Nel corso dello stesso anno sono decedute 266 persone per abuso di sostanze stupefacenti, con un decremento del 13,62 per cento rispetto al 2015. (Ulteriori elementi sono disponibili nel secondo volume e nel terzo volume della Relazione, a cura della Direzione centrale per i servizi antidroga).

La contraffazione. Tale fenomeno, al quale sono strettamente correlati quelli della pirateria multimediale e dell’abusivismo commerciale, è in costante crescita a livello mondiale, sia per estensione geografica che per i volumi di merce illecita prodotti e distribuiti. Tra le principali ragioni di questa crescita vi è l’ingresso nel settore della criminalità organizzata, che ha compreso le rilevanti opportunità di arricchimento offerte da tale business, al quale ben si adattano le forme di controllo illegale del territorio di cui essa si avvale. In Italia, le principali indagini condotte negli ultimi anni evidenziano che le associazioni di tipo mafioso maggiormente interessate alla contraffazione ed alla pirateria sono quelle riconducibili alla camorra, alla ‘ndrangheta ed alla sacra corona unita. Il monitoraggio dei risultati conseguiti nel 2016 dalle Forze di polizia e dalle Polizie municipali nel contrasto alla contraffazione ed ai fenomeni correlati, nell’intero territorio nazionale, eseguito attraverso le prefetture, evidenzia che sono state effettuate 59.885 operazioni, che hanno permesso di arrestare 293 soggetti, di denunciarne in stato di libertà altri 11.624 e di irrogare 35.004 sanzioni amministrative. Sono stati sequestrati complessivamente 130.288.533 oggetti contraffatti.

Traffico di esseri umani e immigrazione clandestina. Le organizzazioni criminali transnazionali esercitano un pervasivo controllo sui movimenti migratori illegali, gestendo l’assistenza logistica necessaria per il trasferimento degli stranieri ed organizzando, in una fase successiva, il loro sfruttamento a destinazione (c.d. trafficking). Si evidenzia, in particolare, la crescente propensione delle strutture malavitose più qualificate – soprattutto di matrice albanese, nordafricana, nigeriana, est-europea e cinese – a gestire l’intera filiera delle attività che sottendono allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e alla tratta di persone. Il fenomeno si differenzia, tuttavia, notevolmente in base alla provenienza dei flussi, alle rotte seguite ed al modus operandi adottato. L’analisi dei dati statistici relativi alle persone denunciate/arrestate per delitti di tratta degli esseri umani, relativamente al quinquennio 2012-2016, ha complessivamente manifestato un andamento decrescente fino al 2014 ed altalenante nel biennio successivo.

Ulteriori approfondimenti. Nel volume secondo sono forniti dati dettagliati sull’attività delle singole forze di polizia nonché le ultime relazioni del Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura e del Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso.

 

(a cura di Luca Fiordelmondo, studente del Master APC dell’Università di Pisa)