Relazione della Commissione europea sulla lotta alla corruzione. Scheda di sintesi

La Commissione europea ha presentato nel febbraio 2014 la prima relazione  di analisi della corruzione negli Stati membri dell’UE (stimata in 120 miliardi di euro l’anno), al fine di stimolare una riflessione per un ulteriore miglioramento delle misure adottate per contrastarla.

La relazione illustra i risultati di un sondaggio sulla percezione generale della diffusione della corruzione e sulla possibilità effettiva di ricevere richieste di tangenti, dal quale emerge che in alcuni Stati (Danimarca, Finlandia, Lussemburgo e Svezia) c’è una limitatissima percezione del fenomeno ed una scarsa esperienza diretta di corruzione; in altri Paesi (Portogallo, Slovenia, Spagna e Italia), anche se le tangenti sembrano non diffuse, la corruzione solleva gravi preoccupazioni anche in ragione dei recenti scandali. Tra i Paesi con i risultati peggiori per quanto concerne la percezione e l’effettiva esperienza della corruzione figurano la Croazia, la Repubblica ceca, la Lituania, la Bulgaria, la Romania e la Grecia. In generale, si riscontra a livello europeo una forte preoccupazione nei confronti del fenomeno corruttivo, anche da parte delle imprese (soprattutto quelle di minori dimensioni).

Per quanto riguarda le misure di contrasto, viene sottolineata l’importanza di un approccio organico e coordinato a livello centrale; per questo motivo è apprezzata la scelta di quei Paesi che hanno definito programmi e strategie anticorruzione, anche per far fronte al crescente clima di sfiducia  dell’opinione pubblica ed alla perdita di credibilità a livello internazionale.

Un primo problema è rappresentato dalla mancanza a livello di Unione europea di una definizione armonizzata di “funzionario pubblico” che comprenda i funzionari eletti, al fine di assicurare la responsabilità penale dei funzionari eletti per i reati di corruzione (la proposta di direttiva avanzata dalla Commissione ha incontrato forti ostacoli alla sua approvazione).

Un secondo problema riguarda la trasparenza del finanziamento dei candidati alle elezioni e dei partiti politici per contrastare il finanziamento illecito ai partiti, il voto di scambio e altre forme

di influenza indebita sull’elettorato. Le risposte all’interno dell’Unione europea risultano molto differenziate; la normativa approvata dalla Finlandia costituisce un modello da imitare .

Molto importanti sono le politiche di prevenzione (norme etiche chiare, misure di sensibilizzazione,

sviluppo di una cultura di integrità nelle varie organizzazioni etc): interessante al riguardo è l’esperienza dei Paesi bassi. E vanno sviluppati i controlli sia esterni che interni alle singole amministrazioni, ferma restando l’autonomia dei singoli paesi sulle strutture (autorità anticorruzione, organi specializzati, forze di polizia, magistratura etc) che meglio rispondano alle esigenze di lotta alla corruzione: essenziale in ogni caso è l’autonomia ed indipendenza di queste strutture, al fine di poter resistere ad eventuali pressioni dirette o indirette .

Utile è anche la diffusione della dichiarazione della situazione patrimoniale di funzionari titolari di incarichi sensibili, perché essa contribuisce a consolidare la responsabilità dei funzionari, a garantire una

maggiore trasparenza ed a facilitare l’individuazione di potenziali casi di arricchimento illecito e le relative indagini. Vanno però rafforzati i controlli sulla correttezza delle dichiarazioni. Ancora molto arretrata è invece la situazione riguardante i conflitti di interesse nell’attività decisionale, nelle assegnazioni dei fondi pubblici e nell’aggiudicazione degli appalti pubblici, soprattutto per la carenza di sanzioni e di controlli efficaci.

Insufficiente appare anche la repressione in sede penale della corruzione: la decisione quadro 2003/568/GAI relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato non è stata recepita in modo omogeneo, con particolare riferimento alle disposizioni che qualificano come reato tutti gli elementi della corruzione attiva e passiva, ed a quelle sulla responsabilità delle persone giuridiche.

Il fenomeno corruttivo riguarda non solo grandi scandali ma anche la piccola corruzione, molto diffusa soprattutto a livello locale, dove i controlli sono meno efficaci. I settori più esposti sono quelli dello sviluppo urbano e delle costruzioni, della sanità (soprattutto per quel che concerne gli appalti e l’industria farmaceutica) e l’amministrazione fiscale. Un ruolo molto rilevante è svolto dalle organizzazioni criminali.

Questione centrale per combattere la corruzione è la trasparenza nel settore finanziario, essendo stato riscontrato un chiaro collegamento tra la corruzione e l’occultamento di beni rubati attraverso società di comodo, fondazioni e trust. Da migliorare anche gli strumenti per contrastare la corruzione delle imprese all’estero: la normativa del Regno unito è un modello da seguire.

Tra le altre misure auspicate dalla relazione ci sono quelle relative alla trasparenza dell’attività amministrativa, al whistleblower, alla normativa sulle lobby. Ma una particolare attenzione è dedicata al settore degli appalti pubblici, dove il peso della corruzione è assai rilevante (con particolare riferimento ai settori delle costruzioni, dell’energia, dei trasporti, della difesa e della sanità). Le direttive comunitarie in materia appalti sono volte, in generale, a garantire il rispetto dei principi di libera circolazione delle merci, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, favorendo così la massima efficienza nell’uso dei fondi pubblici, la trasparenza e la concorrenza leale: al loro interno ci sono anche disposizioni che interessano più direttamente le politiche anticorruzione, come ad esempio l’esclusione dalle procedure di appalto per i soggetti condannati in via definitiva da un tribunale per pratiche di corruzione e le disposizioni sulle offerte anormalmente basse etc; buoni risultati hanno dato anche gli appalti pubblici elettronici, che garantiscono trasparenza, una migliore applicazione delle procedure standardizzate e controlli più efficaci. E sono in corso di studio ulteriori misure per rendere più incisiva la normativa in materia. La Commissione può intervenire direttamente in caso di infrazione delle direttive comunitarie: le tipologie più ricorrenti riguardano la turbativa d’asta (ritiro dell’offerta, offerte complementari, rotazione delle offerte e subappalto), quando l’appalto è “promesso” a un offerente; i compensi sottobanco; il conflitto d’interessi.

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