Relazione 2016 DNA: l’evoluzione della criminalità in Puglia

Premessa. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha diffuso la propria Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo luglio 2014 – giugno 2015, illustrata nel corso di un’audizione presso la Commissione antimafia.. Di seguito viene sintetizzato il capitolo dedicato a Sacra corona unita e criminalità organizzata pugliese.

La trasformazione della Sacra corona unita. Il primo punto sottolineato nella Relazione è la trasformazione avvenuta nell’organizzazione della SCU (Sacra Corona Unita), da un sistema verticistico ad altro “reticolare” in cui i passaggi da un gruppo all’altro e la riorganizzazione dei gruppi stessi sono frequenti, ‘stimolati’ dall’opera di contrasto posta in essere dalle forze dell’ordine. Nel distretto di Lecce i contrasti vengono risolti senza che scoppino faide sanguinose, sia per l’assenza di gruppi così forti da poter pensare di dominare sugli altri (i vecchi boss sono perlopiù detenuti) sia per non risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica. Resta comunque forte la presenza sul territorio di Lecce di un’organizzazione che mantiene le caratteristiche organizzative e operative della SCU.

La criminalità del circondario di Bari si caratterizza per “intemperanza e rifiuto di regole comportamentali” che si evidenzia nei rapporti tra clan e dei clan con l’esterno, visto il deflagrare di fatti di sangue.  “La perdurante e ormai risalente carcerazione dei capi storici dei sodalizi induce le giovani leve, desiderose di affermarsi, a disconoscere le vecchie e storiche strategie del gruppo, fino ad arrivare a disconoscere la stessa autorità del capo clan”. La situazione fin qui descritta non è comunque sufficiente a fermare i tentativi di espansione di questi gruppi nell’ hinterland barese.

Le peculiarità della mafia di Foggia. A Foggia le organizzazioni criminali più note, Clan dei montanari e Società foggiana o Mafia della pianura, hanno caratteristiche organizzative diverse. Sono infatti contraddistinte “da una solidità granitica, dalla elevata capacità di programmare e attuare strategie con serietà e disciplina e di imporre severe regole comportamentali interne”. Altra caratteristica, essenziale, è l’impenetrabilità che rende difficile per gli investigatori l’azione di contrasto. L’impenetrabilità è favorita dalle caratteristiche morfologiche del territorio (“l’impervia zona garganica e l’opposta piattezza della zona della Capitanata rendono impossibile un controllo territoriale operato attraverso attività di osservazione, pedinamenti, ma anche attraverso strumentazioni tecnologiche”), dalla spietatezza della gestione degli affari criminali (“ha indotto nella popolazione una condizione di totale assoggettamento e un conseguente atteggiamento di omertà”) da,lla solidità dei legami all’interno del clan, a volte contraddistinti da vincoli di sangue.

Il controllo del territorio. Il controllo del territorio viene attuato in maniera diversa dalle varie organizzazioni: più eclatante soprattutto a Bari e in misura minore a Foggia, dove gli omicidi sono uno strumento per tale scopo, più silenzioso e sommerso nel distretto salentino. Gli spargimenti di sangue a Bari delineano uno scenario diverso da quanto imposto alla fine degli anni Novanta dalle organizzazioni mafiose, che all’epoca imposero una pax allo scopo di non attirare l’attenzione degli inquirenti. Nel distretto salentino si uccide meno ma si è registrato un notevole aumento degli “episodi di danneggiamento, intimidazione e violenza e negli attentati alla persona, nell’uso di armi, negli incendi di autoveicoli, negli incendi e nell’esplosione di ordigni ad esercizi commerciali, autoveicoli industriali, stabilimenti balneari, nel ritrovamento di ordigni inesplosi, nella ricezione a mezzo posta o con modalità diverse di cartucce che non hanno trovato alcuna spiegazione stante il silenzio delle vittime e la conseguente difficoltà di indagine e che sembrano potersi collocare nel contesto della intimidazione verosimilmente finalizzata alle estorsioni”. Analogamente nella provincia di Brindisi è stato registrato un considerevole aumento delle intimidazioni (danneggiamenti, violenze e incendi).

Le estorsioni. Le attività estorsive sono diffuse e dimostrate dalle indagini che evidenziano due peculiarità. Nella provincia di Taranto “l’imposizione del pizzo avviene in maniera mirata rispetto ai commercianti più solvibili, piuttosto che in maniera indiscriminata e per somme di danaro esigue, da versarsi mensilmente. Si è rilevato, altresì, che, come in passato, molte estorsioni sono commesse con la richiesta di regali per aiutare i boss ancora detenuti”. Nella provincia di Brindisi le modalità sono per così dire ‘classiche’: “E’ sufficiente un atto di violenza simbolico che viene esattamente percepito dal destinatario quale invito a mettersi in contatto con l’esponente dell’associazione mafiosa responsabile della zona al quale versare il previsto contributo. In altri casi ancora, in particolare nei confronti delle realtà imprenditoriali più significative, in genere quelle del settore edile, le estorsioni vengono mascherate con la stipulazione di contratti, per esempio di guardiania ai cantieri”. In questo caso la “politica criminale” prevede di estorcere somme di denaro più basse ma a più soggetti.  E le vittime pagano, giudicando il pizzo come un costo di impresa “sopportabile”. In molti casi è il commerciante stesso a rivolgersi preventivamente all’organizzazione per garantirsi protezione. In tale contesto l’opera di contrasto diventa particolarmente difficile.

Gli stupefacenti. Il traffico di droga rappresenta anche per le organizzazioni pugliesi la maggior fonte di introito. A Bari la vendita viene assicurata da una fitta rete di spacciatori presente in maniera capillare sul territorio. A Lecce le organizzazioni controllano le forniture, ma la distribuzione è talmente diffusa da non essere controllabile, “sicché l’attività di spaccio è svolta spesso da soggetti che non appartengono alla compagine associativa e quest’ultima interviene, se del caso, solo per garantire il puntuale e corretto pagamento dei debiti”.

Bari viene rifornita attraverso il porto dall’Albania (eroina e marijuana), dal Marocco e dal Sudamerica via Spagna. A Lecce domina la cocaina, il cui mercato di consumatori è in decisa espansione. I rifornimenti arrivano dalla ‘ndrangheta, i cui rapporti con le organizzazioni pugliesi sono ottimi, e dal Nord-Europa, in particolare dall’Olanda. Sempre dall’Albania, attraverso la via del Canale d’Otranto, giungono marijuana e hashish. I porti albanesi sono una via di transito anche per cocaina ed eroina trasportate a bordo di automobili imbarcate sui traghetti destinazione Brindisi.

L’infiltrazione nell’economia legale. Come si è detto le organizzazioni attive nel Salento tendono a mantenere un profilo basso. A Foggia dove il numero delle azioni eclatanti è più alto, si cerca comunque di utilizzare la medesima strategia.  “In entrambi i territori tale strategia è finalizzata ad acquisire e porre in atto le strategie utili per compiere il salto qualitativo dell’infiltrazione nell’economia e dell’acquisizione di rapporti con le realtà politico- amministrative”. Si registrano in tal senso le infiltrazioni nel settore vitivinicolo di Foggia, il controllo a Taranto del mercato ittico e l’interesse sempre maggiore verso il settore dei giochi e videogiochi in tutto il distretto di Lecce. “La criminalità organizzata ha trovato il modo di trarre utili notevoli sia dall’alterazione delle schede elettroniche, con la modifica delle caratteristiche tecniche e delle modalità di funzionamento (con danno dei giocatori) e con la interruzione del collegamento telematico con l’Agenzia dei Monopoli (con danno dell’Erario), sia dalla distribuzione ed installazione nei bar e nei locali pubblici dei ‘propri’ apparecchi”.

I rapporti con la politica.  Le organizzazioni che operano nel distretto di Lecce curano particolarmente questo versante “all’evidente scopo di accreditarsi quali interlocutori degli amministratori, accrescere il proprio prestigio sociale – e quindi il consenso che ne deriva – e trovare una via di inserimento nell’ambito delle attività imprenditoriali connesse a quelle della Pubblica Amministrazione”. Nel distretto di Foggia il grado di impermeabilità di cui si parlava prima è più fitto “proprio attorno ai possibili legami tra la mafia foggiana e le istituzioni politico – amministrative”, dei quali comunque vi è traccia in alcune operazioni giudiziarie.

 

(A cura di Claudio Forleo, giornalista professionista)