Attività e risultati della Direzione investigativa antimafia nel 2014

I responsabili della Direzione investigativa antimafia (DIA) hanno illustrato ai rappresentanti delle istituzioni, il 19 dicembre scorso, i risultati conseguiti nel corso del 2014, di cui si riassumono qui gli aspetti essenziali.

Il contesto di riferimento. Le organizzazioni criminali continuano ad estendersi verso aree maggiormente sviluppate, come confermato dall’elevatissima percentuale di provvedimenti interdittivi antimafia riguardanti imprese con sede nell’Italia del nord, pur continuando ad essere radicate nei territori di elezione. Si assiste inoltre ad una loro continua trasformazione, con una crescita delle capacità imprenditoriali Va posto particolare attenzione al fenomeno delle imprese a partecipazione mafiosa, nelle quali la relazione tra il soggetto criminale e l’imprenditore non è formalizzata, senza cioè un documento che attesti il rapporto di compartecipazione all’impresa. Ai tradizionali vincoli di appartenenza si affiancano rapporti più flessibili tra l’organizzazione mafiosa ed i soggetti esterni (esponenti al mondo politico ed istituzionale, imprenditori etc) che, uniti all’utilizzo della corruzione e dell’intimidazione come strumenti per raggiungere i propri obiettivi, garantiscono ai clan un ampio ed eterogeneo serbatoio di risorse relazionali ed una forte capacità di penetrare e condizionare gli ambienti politico-amministrativi-istituzionali.

L’attività di prevenzione della DIA. In primo luogo, va ricordato il monitoraggio finalizzato alla verifica dei tentativi di infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti. Nel 2014 l’azione sono stati effettuati 1.877 monitoraggi nei confronti delle imprese, e gli accertamenti hanno riguardato oltre 16.000 persone fisiche. Particolare attenzione è stata rivolta alle procedure riguardanti la realizzazione di EXPO Milano 2015: gli accertamenti effettuati su imprese e persone fisiche hanno condotto all’adozione di 91 misure interdittive antimafia da parte della Prefettura di Milano. Nel complesso sono stati effettuati sequestri per oltre 2,6 miliardi di euro e confische per quasi 530 milioni di euro.

Per quanto concerne l’attività antiriciclaggio, svolta d’intesa con dall’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.) della Banca d’Italia e la Guardia di finanza, su oltre 71.000 segnalazioni pervenute, sono state analizzate 16.382 e, di queste, 333 sono state inviate ai Centri e Sezioni Operativi e 110 evidenziate alla D.N.A. perché correlate a procedimenti penali in corso.

Attività di natura giudiziaria. La D.I.A. cura la pianificazione, la programmazione ed il coordinamento delle investigazioni relative a delitti ricollegabili alle associazioni mafiose, sempre più in collaborazione con gli analoghi organismi degli altri Paesi stranieri. Attualmente la DIA sta coordinando 299 inchieste contro la criminalità organizzata, di cui 55 di iniziativa e 244 su delega dell’Autorità Giudiziaria. Nel 2014 sono state concluse 85 operazioni che hanno portato a 139 provvedimenti restrittivi della libertà personale. Sono stati sequestrati beni per un valore di quasi 466 milioni di euro e confiscati per un valore di oltre 30 milioni di euro. Tra le operazioni di maggior rilievo, vanno ricordate l’operazione PASHA (nei confronti del clan Zaza – Mazzarella) , l’operazione BREAKFAST (che ha riguardato i tentativi di celare la reale proprietà dei beni riferibili ad Amedeo Matacena) e l’operazione Prato verde (nei confronti del clan Privitera – Cappello).

Rafforzamento degli strumenti normativi. Nel corso della presentazione è stata sollecitata la conclusione dell’iter parlamentare delle misure contenute nei disegni di legge in discussione in materia di contrasto della corruzione (inasprimento delle pene, confisca dei beni, allungamento della prescrizione) e nelle proposte della Commissione Antimafia, prevedendo gli stessi strumenti investigativi previsti per i reati di mafia. Analogamente va dato impulso alla definizione di regole comuni a livello comunitario nella lotta alle organizzazioni criminali e al riciclaggio di capitali, in quanto l’attuale disomogeneità legislativa favorisce l’infiltrazione, nel mondo dell’economia e della finanza, delle mafie.

(dicembre 2014)