I provvedimenti regionali in maniera di immigrazione: quadro generale

Premessa. La materia dell’immigrazione è ormai da più di 20 anni al centro del dibattito politico italiano. Tale complessità è dovuta anche al fatto che sono molteplici le fonti di riferimento in materia: regolamenti e direttive dell’Unione europea, leggi statali, leggi e regolamenti regionali, atti e prassi amministrativi, ordinanze ed infine la giurisprudenza, sia essa europea, costituzionale e di merito, solo per citare le più importanti. In questa scheda si fornisce un quadro generale dei provvedimenti legislativi adottati in ambito regionale, rinviando ad un’altra scheda l’analisi di dettaglio per ciascuna Regione.

Programmi nazionali e regionali in tema di politiche del lavoro e dell’integrazione. Il Programma nazionale 2014 – 2020, sottoscritto nel dicembre 2014 dalla Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione tramite una serie di accordi programmatici con le Regioni, è volto a costruire un programma integrato di intervento in tema di politiche migratorie, seguendo una logica di coordinamento ed integrazione degli interventi e delle risorse fra i livelli nazionale e regionale.

Tali accordi di Programma prevedono la predisposizione, da parte delle Regioni, di un Piano integrato degli interventi in materia di inserimento lavorativo e di integrazione sociale della popolazione immigrata, articolati in tre sezioni corrispondenti ognuna ad un livello di azione specifico: in primis viene prevista un’analisi approfondita del contesto regionale, nel quale si evidenziano caratteristiche qualitative e quantitative del fenomeno migratorio e l’organizzazione del sistema dei servizi territoriali disponibili in materia di lavoro ed integrazione. Successivamente si passa ad una serie di azioni propedeutiche alla progettazione, strutturazione e sperimentazione del sistema dei servizi territoriali integrati finanziati tramite le risorse, di provenienza nazionale ed europea, del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI). Ultimo step previsto dai Piani integrati riguarda le azioni pilota declinate secondo le priorità di intervento individuate dalla programmazione stessa:

  • aumentare la partecipazione alle politiche attive del lavoro e di integrazione sociale della popolazione migrante regolarmente presente sul territorio italiano;
  • contrastare la povertà ed esclusione sociale dei migranti di lungo periodo con familiari a carico;
  • promuovere programmi di inserimento socio – lavorativo rivolti a target particolarmente vulnerabili (come ad esempio i minori non accompagnati ed i richiedenti protezione internazionale);
  • incentivare azioni volte a contrastare la dispersione scolastica e a favorire il raccordo tra formazione e mondo del lavoro per quei giovani provenienti da contesti di migrazione;
  • valorizzare le competenze dei cittadini migranti ed incoraggiare eventuali attitudini imprenditoriali.

Fino ad oggi 17 regioni hanno definito i Programmi regionali: al momento mancano quelli di Basilicata,  Veneto e Trentino-Alto Adige (quest’ultima ha deciso di mantenere una regia autonoma nella gestione dei migranti affidati ai loro territori, anche con iniziative innovative, per mezzo delle quali si sta tentando di scongiurare lo spopolamento del territorio e l’invecchiamento della popolazione).

Entrando nel dettaglio dei Piani integrati, val la pena citare quello della Toscana, la regione che prevede più azioni propedeutiche in assoluto, ben 8, toccando diversi punti importanti dell’accoglienza, dall’informazione, alla mappatura dei servizi, fino alla razionalizzazione dell’intervento. Oltre al caso toscano, si segnalano i Piani dell’Umbria, molto toccata dal fenomeno migratorio e da sempre attenta a tale questione, e della Val d’Aosta, la quale, nonostante il basso numero di migranti ospitati e residenti e la marginalità occupata nel contesto migratorio italiano, ha previsto un gran numero di azioni propedeutiche, di gran lunga oltre la media italiana anche per qualità d’intervento.

Le norme di principio. La maggioranza degli Statuti regionali prevedono disposizioni riguardanti l’integrazione degli immigrati (fanno eccezione al momento Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta).

Si può citare, tra gli altri, lo Statuto dell’Abruzzo in base al quale “La Regione persegue l’accoglienza solidale delle persone immigrate e ne promuove l’integrazione sociale in base ai principi del pluralismo delle culture”; ovvero lo Statuto della Calabria (“La Regione ispira in particolare la sua azione al raggiungimento dei seguenti obiettivi: […] h) il pieno rispetto dei diritti naturali ed inviolabili della persona, promuovendo l’effettivo riconoscimento dei diritti sociali ed economici per gli immigrati, i profughi, i rifugiati e gli apolidi, al fine di assicurare il loro pieno inserimento nella comunità regionale”); lo Statuto della Campania (che impegna la Regione alla “realizzazione di un elevato livello delle prestazioni concernenti i diritti sociali nonché il godimento dei diritti politici e sociali degli immigrati, degli stranieri profughi rifugiati e degli apolidi, ivi compreso il diritto di voto, per quanto compatibile con la Costituzione”) prevede anche l’istituzione di una Consulta per favorire l’integrazione dei migranti, demandando alle leggi regionali la sua determinazione; mentre lo Statuto dell’Emilia Romagna prevede fra i propri obiettivi prioritari “il godimento dei diritti sociali degli immigrati, degli stranieri profughi rifugiati ed apolidi, assicurando, nell’ambito delle facoltà che le sono costituzionalmente riconosciute, il diritto di voto degli immigrati”; lo. Statuto della Pugliariconosce nella pace, nella solidarietà e nell’accoglienza, nello sviluppo umano e nella tutela delle differenze, anche di genere, altrettanti diritti fondamentali dei popoli e della persona, con particolare riferimento ai soggetti più deboli, agli immigrati e ai diversamente abili”.

Le leggi organiche per l’inclusione sociale. Quasi tutte le Regioni hanno approvato una normativa generale in materia di immigrazione (al momento fanno eccezione solo il Molise e la Sicilia, il cui consiglio regionale sta discutendo un disegno di legge in materia). Alcuni di tali provvedimenti risalgono a molti anni fa, come la legge del Piemonte n. 64 del 1989  e la legge n. 38 del 1988 della Lombardia, ovvero quelli di Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Sardegna, Trentino, Umbria e Veneto (tutti risalenti al 1990). Tra i provvedimenti più organici vanno ricordati in particolare la legge della Basilicata n. 13 del 2016, la legge della Calabria n. 18 del 2009 e la recente legge 31/2015 del Friuli Venezia Giulia. Entrando nel dettaglio, si può affermare che la recente legge lucana, di contorno rispetto alla legge regionale di immigrazione vera e propria, risulti molto avanzata, specialmente nella previsione di conferire diritti sociali a categorie quali i richiedenti asilo e, soprattutto, i titolari di protezione sussidiaria; la legge n. 18/2009 calabrese, anch’essa di contorno rispetto alla normativa regionale in materia di immigrazione, nasce invece dalla positiva esperienza di tre comuni della Locride balzati agli onori della cronaca per l’ottimo impatto avuto sul territorio del loro modello di integrazione, il quale è stato scelto come standard anche dalla Regione Calabria già nel 2009. Per quanto concerne la legge n. 31/2015 del Friuli Venezia Giulia, essa è stata premiata “migliore iniziativa” in questo campo dalla Conferenza delle Assemblee legislative regionali d’Europa, con la motivazione che tale provvedimento si sia occupato per la prima volta dell’integrazione delle persone immigrate instaurando un sistema di accoglienza diffusa nel territorio regionale inclusiva e condivisa con le comunità.

Altri provvedimenti. Riferimenti agli immigrati si ritrovano nei provvedimenti settoriali di molte regioni. Ad esempio nella normativa della Toscana ci sono disposizioni riguardanti specificamente l’utilizzo da parte degli immigrati dei servizi di cittadinanza sociale, l’edilizia residenziale, l’istruzione e formazione. La Campania ed il Lazio hanno previsto specifici provvedimenti a tutela dei minori non accompagnati, mentre la Calabria ha adottato una delibera sull’insegnamento della lingua e la Val d’Aosta ha previsto interventi nei settori del credito sociale e dell’assistenza ai soggetti disabili

Il Piemonte ha definito un Piano Regionale per l’accoglienza dei flussi non programmati nel contesto del quale la Regione risulta fortemente coinvolta nel processo di accoglienza dei richiedenti asilo attraverso l’impegno per il reperimento di strutture per l’attivazione dei centri di prima accoglienza, la sensibilizzazione dei territori e la collaborazione con gli enti locali ed i gestori delle strutture di accoglienza al fine di fronteggiare problematiche emergenti. Questa strada è stata di recente intrapresa anche dalla Regione Sardegna.

Merita una particolare citazione il Protocollo d’intesa stipulato dalle Regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: questo documento è stato approvato al fine di Costituire un Coordinamento interregionale, il quale si occupa di coordinare un’azione congiunta di queste 4 Regioni in materia di inclusione dei migranti. Altro testo meritevole di menzione è il Protocollo d’intesa fra Regione Marche, Prefettura ed ANCI Marche, stipulato nel novembre 2015 per la suddivisione, fra gli enti firmatari, degli interventi riguardanti accoglienza e integrazione, con lo scopo di far fronte al flusso straordinario di stranieri migranti.

Quasi tutte le Regioni hanno approvato un regolamento sui dati sensibili: vedi per tutte quello della  Regione Puglia.

 

febbraio 2017

(a cura di Francesco Casella, Master in analisi, prevenzione e contrasto della corruzione e della criminalità organizzata – anno 2016 – Università di Pisa)