L’attività di monitoraggio della Direzione investigativa antimafia nel settore degli appalti pubblici

Premessa. Le Relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia (Doc. LXXIV), inviate alle Camere ai sensi dell’articolo 109 del decreto legislativo n.159 del 2011, dedicano una specifica attenzione alle attività di contrasto della criminalità organizzata, da sempre molto interessata al settore degli appalti pubblici, sia attraverso i classici metodi intimidatori mafiosi che con iniziative “legali”, volte a reinvestire gli ingenti capitali accumulati con le attività illecite e ricavarne così ulteriori profitti, estromettendo aziende “sane”.

Le modalità utilizzate dalle organizzazioni criminali. La Relazione relativa al primo semestre 2016 si sofferma innanzitutto sul c.d. “metodo del tavolino”, che consiste in un accordo tacito volto a programmare la rotazione illecita degli appalti pubblici: tutte le imprese partecipanti al “sistema” si impegnano ad offrire, nel corso della gara, il maggior ribasso concordato, acquisendo in questo modo la certezza di ottenere l’aggiudicazione a turno dell’appalto pubblico. L’impresa vincitrice acquisisce – in cambio di una percentuale sul corrispettivo percepito – anche una sorta di “pacchetto” di assistenza, che comprende la difesa da richieste estorsive da parte di altri gruppi criminali e l’intervento nei confronti di dipendenti ed amministratori comunali nel caso di rallentamenti dell’esecuzione dei lavori.

In alternativa, le mafie esercitano una forte pressione sulle ditte aggiudicatarie al fine di ottenere in subappalto una parte consistente dei lavori (ad esempio per i noli a caldo e/o freddo, il movimento terra, il trasporto di materiali, forniture di materie prime, smaltimento dei rifiuti etc). La stessa logica di una ripartizione condivisa si rinviene nei casi di affidamento dei lavori da parte dei consorzi alle imprese

consorziate, basata sulla scomposizione della commessa in vari sub-contratti.

L’attività di contrasto della Dia. La Dia assicura un importante contributo al monitoraggio delle commesse e degli appalti, grazie all’istituzione di una efficiente banca dati di tutti gli appalti pubblici (di cui al DPCM n.193 del 2014). La Dia infatti assicura una rapida istruttoria delle richieste di certificazione antimafia inoltrate dalle prefetture, volte a verificare tempestivamente – senza quindi ritardi nella esecuzione delle opere – l’assetto delle imprese coinvolte e le possibili infiltrazioni mafiose nelle aziende: nel primo semestre 2016 sono stati eseguiti nel complesso oltre 1.000 monitoraggi sulle aziende ed oltre 16.500 accertamenti sulle persone fisiche ad esse collegate. L’attenzione si è concentrata sui grandi lavori relativi ad Expò 2015, al Giubileo della Misericordia e ad una serie di settori particolarmente delicati (ad esempio l’estrazione di materiali inerti), in quanto si tende ad una progressiva estensione dell’azione di monitoraggio, rivolta, oltre che alle imprese impegnate direttamente nella realizzazione delle opere, anche a tutte le attività connesse; in generale, il monitoraggio degli appalti, che include anche gli accessi ai cantieri (nel semestre sono stati sottoposti a controllo 1.750 persone fisiche, 585 imprese e 1.184 mezzi), è assicurato dai Gruppi interforze istituiti a livello provinciale.

La Dia partecipa infine al Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere (CCASGO) che ha promosso un innovativo monitoraggio finanziario di una delle opere ricomprese nel Programma infrastrutture strategiche di cui alla legge-obiettivo), volto ad assicurare il monitoraggio costante di tutte le transazioni finanziarie che intercorrono fra le imprese impegnate nella realizzazione dell’opera.

Per una sintesi dell’ultima relazione della Dia leggi questa scheda.